Melograno
Cinzia Orlando
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la bellissima meditazione sul melograno,mi fa sentire vina e curiosa,seguo con attenzione i momenti e sento quasi di essere sulla la mano di Cinzia sul coltello,delicata con leggera forza,mi insinuo con lei e vado alla scoperta e vedo la pellicola sovrastante che protegge il suo tesoro,ce lo fa intravedere e gustare..ne sento il preludio del gusto di quei chicchi color rubino già nella mia bocca.

Ora la mia mente vaga e torno ad un esercizio che,allora non sapevo fosse mindifulness,facevo da bambina.

Io sono stata sempre molto curiosa ed avevo grande passione per le mandorle verdi. Cosa unisce curiosità a mandorle verdi ora ve lo racconto.

La mamma le comprava ed io pregustavo il piacere di toccare l’involucro verde e brillante quasi di velluto,lo carezzavo dolcemente ad una ad una. Ne avevo un bel mucchietto davanti; poi prendevo lo schiaccia noci ed una ad una le aprivo con dosata forza,notavo che dal solco che si creava ,mostravano il loro intero più verde e lucente, una line sottile attaccata al guscio di color chiaro,il guscio liscio all’ interno appariva picchiettato come da punture di spilli quando si intravedeva l’esterno.

Nel cuore una mandorla protetta dalla sua pelle gialla,a volte ce ne erano due attaccate come gemelle eterozigote,ognuna nel suo di involucro.

Le sgusciavo tutte ad una ad una e le depositavo delicatamente in un contenitore; restavano così i gusci, da una parte, riposti dentro il pacco di carta straccia,quello che da noi si chiama “coppo”; e dall’ altra, le mie mandorle ancora con la loro “placenta/pellicola” attaccata.

In quel momento cominciava il lavoro più delicato: ad una una venivano delicatissimamente e gentilmente separate dalla loro pellicola protettiva ed a poco a poco si vedeva il bianco brillante e lucente della mandorla, sino ad essere tutta spogliata, e con cura ad una ad una depositate in un altro contenitore.

Eravamo alla conclusione della fase numero tre,quando restavano solo le mandorle, ormai svelate. In questa fase non era raro trovare qualche frutto ancora incompleto e quindi dentro la pellicola gialla si poteva gustare una dolce gelatina,promessa di una mandorla non completata.

La fase numero quattro mi vedeva munita di coltello a lama sottile e tagliere.

Le mandorle facevano bella mostra di se ed io le rimiravo,bellissime ed invitanti,ma ancora la mia attesa diventava più sottile. Iniziavo,calibrando bene la forza del poso, a tagliare le mandorle a pezzettini,ne troppo grossi ne troppo piccoli……l’attesa era quasi finita.

Entrava in scena il cucchiaino da thè, quello era il momento di finalmente poter gustare le mie mandorle,le portavo alla bocca e già le labbra toccavano i pezzetti irregolari che entrando nella bocca facevano sentire la consistenza sotto i denti,il gusto si diffondeva su tutto il palato e pian piano deglutendo, li sentivo attraversare la gola e forse anche allora, pensavo il loro percorso sin dentro lo stomaco.

Questo il mio rito delle mandorle. Da allora ogni anno lo ripeto con le stesso piacere dell’attesa e del gusto

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