La squadra più sfortunata di Londra

Articolo a cura di Luca Manes

Vi ricordate il docu-reality calcistico Leyton Orient diretto da Simona Ventura che andava in onda su Agon Channel un paio di anni fa? No? Meglio così. Non era esattamente una pietra miliare della televisione. Seguire gli allenamenti e le sedute tattiche dell’omonima squadra e di 11 aspiranti calciatori non risvegliò mai la curiosità del grande pubblico. Anzi.

Il club londinese del Leyton Orient era stato acquistato nel 2014 dall’imprenditore romano Francesco Becchetti, patron, ça va sans dire, anche del canale satellitare con sede in Albania. Travolta da disavventure finanziarie, Agon Channel è sparita dall’etere con la stessa rapidità con cui era arrivata. Nel frattempo i problemi di Becchetti non hanno fatto che aumentare in maniera esponenziale, con tanto di addentellato di guai giudiziari: le autorità albanesi lo hanno accusato di frode fiscale. Ciò nonostante, ha continuato a fare (anche se a distanza…) il presidente della compagine dell’East End della capitale inglese, con sede nello stesso quartiere dove nel 1899 nacque il maestro Alfred Hitchcock. Il Leyton, la compagine professionistica più antica di Londra dopo il Fulham, ha così rischiato un destino non troppo dissimile da quello di Agon Channel.

A un passo dalla promozione nella seconda serie inglese allorché fu venduta dalla vecchia proprietà, la squadra lo scorso maggio è rovinosamente precipitata in quinta categoria, quindi fuori dalla Football League e dal calcio professionistico.

A detta dei tifosi, Becchetti ha comprato giocatori sopravvalutati e cambiato allenatori a ritmi da far invidia all’ex presidente del Palermo Maurizio Zamparini: nove in meno di tre anni, comprese le comparsate degli italiani Liverani e Cavasin. Un assistant-manager è stato pure preso a calci dal presidente, “bastonato” dalla Football League con sei giornate di squalifica.

Dopo oltre un anno d’assenza dal Brisbane Road (ora Matchroom Stadium per motivi di sponsor), all’inizio del 2017 Becchetti era pure tornato in tribuna per incoraggiare la squadra. Troppo tardi, dal momento che la stagione 2016–17 da queste parti sarà ricordata come un calvario punteggiato da sconfitte brucianti, causa undici titolare imbottito di giovanissimi e migliori giocatori venduti per debiti. Le proteste dei tifosi giustamente non sono mancate. Lo scorso novembre, in occasione del match casalingo con il Blackpool i supporter degli O’s hanno inscenato una marcia con i “colleghi” della compagine del Lancashire, anch’essi alle prese con una gestione societaria problematica. Ancora più eclatante il gesto compiuto durante l’ultimo, inutile match della passata campagna contro il Colchester. Mega-invasione di campo a cinque minuti dal fischio finale e oltre un’ora di sospensione, con la gara finita a pomeriggio inoltrato e a spalti completamente deserti.

Già il cursus honorum del povero Leyton non si poteva dire immacolato: nel ricco panorama pallonaro di Londra è il team di minor successo, il classico vaso di coccio in mezzo ai vasi di ferro, compreso l’ingombrantissimo vicino chiamato West Ham, che da sempre ha catalizzato l’amore e la passione dei tifosi working class dell’Est di Londra. Una sola stagione in massima serie, nel lontano 1962–63, e una ormai costante frequentazione delle due divisioni meno elevate della Football League sono la perfetta fotografia delle sfortune del club. A corollario un’inusuale sequela di cambi di nomi, prima solo Orient in onore di una compagnia di trasporti, poi Clapton Orient e infine Leyton Orient, ma anche episodi tragici ed emergenze finanziarie a iosa. Un secolo fa tre dei migliori giocatori morirono nella battaglia della Somme durante la Grande Guerra, tanto che, alla ripresa dei campionati, il futuro Giorgio VI omaggiò la squadra con una visita. Invece all’inizio degli anni Novanta fu il conflitto in Ruanda, in maniera indiretta, ad avere un impatto negativo sulla compagine londinese. L’allora proprietario Tony Wood era un mercante di caffè e il suo business fu travolto dai tragici eventi nel Paese africano. E così anche il Leyton precipitò subito in quarta serie.

Nei tempi più recenti, quelli di Bechetti, la compagine bianco-rossa è stata sull’orlo della bancarotta ben due volte negli ultimi mesi. Per fortuna l’imprenditore italiano ha messo mano al portafoglio ed evitato il salto nelle tenebre. Ma la vera buona notizia per i supporter del Leyton è il recentissimo arrivo di un nuovo proprietario. O meglio, di una cordata capitanata da Nigel Travis, l’amministratore delegato delle Dunkin’ Donuts, definitosi “tifoso degli O’s da sempre”. Vi risparmiamo la scontatissima battuta sulle ciambelle (donuts, per l’appunto), ma auguriamo ai sostenitori del Leyton — che potranno contare su un loro rappresentante all’interno del board — di riuscire a scordare in fretta la stagione disastrosa.

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