Writer, Poet, Copywriter & Semantic Behavioral Architect. Inspired to inspire. Top Writer of the Year 2018 — Quora Italia.

Tutti gli incontri cambiano la vita, ma alcuni lo fanno più di altri.

Ravenna, qualche settimana fa.

“Solitudine e storia” di Pascal ci sembrava un’ottima idea, quando l’ha visto. Cosa ne pensi? Fra le braccia teneva già diversi libri e un po’ di stanchezza, a strati, un sandwich di carta e dai andiamo. Di Pascal conoscevo solo qualche aforisma che non mi dispiaceva affatto.

La librerella è una rella posizionata in soggiorno sulla quale trovano posto beni stagionali di prima necessità. Qui è in versione invernale: maglioni coccolosi, sciarpine e, ovviamente, libri.

Trento, qualche settimana più tardi.

Il lunedì è sempre un giorno importante per la librerella. Sostituisco i libri della settimana precedente e dispongo la varietà per quella successiva. Si trova in una posizione tattica, vicina alla porta d’entrata. In caso di ripensamenti, posso sostituire il libro del giorno con un altro. Le parole si indossano, le parole arredano. Le mie sono lì, all’entrata o all’uscita a seconda della prospettiva. …


https://unsplash.com/@philberndt

You’ve got the distance
attached to your soles
— wipe it off
while you’re standing on my doormat.

Enter my home,
my phantom limbs
are growing again.

Give me your soul,
you can just put it right in there
between the couch and my independence.

It seems yesterday
but
it’s been months
and now it’s mouths.

© Creativivian 2020


what an afternoon gave me: a vintage book, die-cuts, and butterflies — footage by @Creativivian

Prayers climb upwards
as paper butterflies
glide across the moment.

Butter flying in the air
and my arteries,
clogged by the wait,
remind me we’re both stuck
somewhere.

This pond is an ocean
for non-believers

impostor syndrome approaching existence
from behind

in this ankle-deep mud
I may drown
in this false green
I may drown
upset beneath that stillness

nervously devouring
die cuts and bleeds that were meant
to define space
and the border
between life and life

so blank in moments
shoulder to shoulder
— this isn’t courage

I’m looking at the window
your steps reaching my ears
we’ll order pizza
and pretend we’re alive.

© Creativivian 2020


Lonely carpet,
mismatching your own existence,
remind me of falling leaves
and those who fail to leave.

Tell me about my steps
and the echo of my guts

(they call it love)

while I clean my dusty void.

There are some pictures
inside the fire pit
smoking without burning.

Such a wrong place
to exist.

© Creativivian 2020


Before embracing scars, it’s vital to let wounds heal.

It starts with pain, sorrow, tears. You find yourself howling at the walls and soon after you start to notice new cracks. They’re uneven, running down from the ceiling as if they’re trying to escape from the cage of coldness. Are walls feeling the same? Is everything falling apart? Then comes the sense of universal loneliness and that brings a burden of end-of-life thoughts: there’s no sense in this, there’s no sense in that. Two options. You can bury yourself into the crackling box of your abdication or you can wear a mask, hoping that people will accept your play and even, maybe, clap their hands. Here it goes: inanimated objects seem to have a soul to be shared, while humans are becoming more and more blurred, out-of-focus, in a bokeh dance you didn’t ask for. What about a third option? What about looking pain straight into its devouring eyes whilst medicating our wounds? What about learning to ask for help? It’s hard but it’s possible. …


Sul ponte di Einstein-Rosen.

L’ultima cosa che ti ho detto è stata: ti amo.

Avevo il fianco destro girato verso di te, che avevi il fianco destro rivolto alla finestra. Mi sono sentita strana compiendo una rotazione innaturale, cercando di uscire da quello in cui stavo entrando. Mi sono attaccata allo stipite della porta con le unghie: ne sono sicura perché ricordo il modo in cui scivolavano senza l’attrito dei polpastrelli. Mi sono girata e, sorridendo troppo, ti ho detto: ti amo. Tu mi hai risposto, seria: ti amo anch’io, anche se sei stronza.

Prima, quando eravamo sole, ho pensato di sabotare il piano al quale avevo aderito mio malgrado. Non è stupida, lo sa. Ma no, non se ne rende conto: è consapevole di essere grave ma non così tanto, è sedata. Bah, pensavo, sedati sarete voi— lei è la persona più vigile che io abbia mai conosciuto, anche adesso. Non saranno i sedativi a sedarla. Non come credete. Che arrogante sono stata. Riesco a essere ingiusta anche quando sono muta, bel primato. Ecco, ho pensato che io e te ci meritassimo di parlare di Morte, di dircelo come non ci siamo mai negate niente. Invece dopo aver parlato amabilmente di una mastoplastica post-degenza ritenuta necessaria dalla giuria di occhi gonfi riunita al tuo capezzale, dopo aver fatto una battuta infelice sul tuo naso, cosa che ti ha fatto aggrottare le sopracciglia (sopra le ciglia, come in alto, così in basso) in una smorfia di finto rimprovero e aver magnificato la tua proverbiale bagna cauda che, scherzi a parte, davvero non te l’ho mai fatta? No. Davvero? Sicura, no (ma anche chissenefrega?) …


I forgot
what you forgot
to be.

Time is stealing us,
time is robbing us.


Courtesy of Mahkeo, Unsplash.

There so much air
inflating our thoughts
sometimes it needs to come out,
energy of thunders,
love farts.

We gulp down sorrow,
chamomile at night, and
we eat duties so hard to digest
— no wonder
love burps.

Black holes in black socks
gobbling up intimacy
in such
bizarre alignments
we must laugh at ourselves.

Toes peeping from
their worn-out cave,
doors ajar
and vast fields of
steam and longing.

Superb energy outlet,
home of all laughters
hanging from the ceiling,
love farts.

Dedicated to Francesca*

*not because she is a pro farter, but because of emotionally intoxicating gases she needs to free herself from.

La versione italiana si trova qui

© 2019; Creativivian. All Rights Reserved


Courtesy of Mahkeo, Unsplash.

C’è così tanta aria
a gonfiare i nostri pensieri
che qualche volta ha bisogno di venire fuori,
energia di tuoni,
l’amore scorreggia.

Mandiamo giù il dolore,
camomilla di notte, e
mangiamo doveri così difficili da digerire
— non c’è da stupirsi se
l’amore rutta.

Buchi neri in calzini neri
inghiottono l’intimità
in allineamenti
così bizzarri
che dobbiamo ridere di noi stessi.

Gli alluci sbirciano
dalla loro caverna logora,
porte socchiuse
e campi vasti di
aspirazioni aspirate.

Superba fonte di energia,
casa di tutte le risate
appese al soffitto,
l’amore scorreggia.

Dedicata a Francesca*

*non perché sia una scorreggiona, ma in virtù di tutti i gas tossici a livello emotivo dai quali deve liberarsi.

English version here

© 2019; Creativivian. All Rights Reserved


Transcendence Prompt

Pic by courtesy of Kenny Luo via unsplash

I saw dust dancing around my fingers
suspended gold,
absence mirroring absence.

I listened to dust dancing around my fingers
mute and talkative,
spoons full of ancient wars
now replaced by silence.

I sliced time and space into
thick coordinates,
to be here
and somewhere else,
to dip my feet into the mud of now
and somewhen else.

I am something different
than the sum of my arts.

Creativivian 2019

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