La cura del dettaglio

Fin dove si spinge la nostra attenzione? Quanto siamo ricettivi? Quali filtri applichiamo? E quanta consapevolezza abbiamo di ciò che stiamo guardando?

Ho sempre dato grande cura al dettaglio, credo che il dettaglio faccia la differenza. L’insieme è interessante, ma se desidero andare a fondo delle cose, delle persone, non posso trascurare i dettagli. E’ dai dettagli che nascono le idee, le storie, che riemergono aneddoti, che fuoriescono manie.

Ogni persona può, ad uno sguardo attento, prendere le forme di un’opera da studiare, da analizzare con cura. Un attore questo lo sa, è dai piccoli gesti che si costruisce un personaggio. Sono le ripetizioni, le manie, le movenze; come cammina, come si esprime, quali parole usa maggiormente, cosa lo fa sorridere, cosa innervosire, qual è l’argomento che lo spegne e quale quello che lo accende emotivamente?

Certo è quasi impossibile mostrare tutto questo interesse per il genere umano, molti pensano che tali attenzioni vadano dedicate solo alle persone care o a chi desiderano come loro alleato. Eppure trovo assai utile praticare questo esercizio, perché esso è in grado di accendere un interesse diverso verso ciò che ci circonda. Che sia umano, che sia materia, che sia vegetazione.

Tuttavia uomini e donne distratti si aggirano per la via, chinati su oggetti tecnologici carichi di eccessiva attenzione. Guardare lo smartphone è diventato come accendere una sigaretta; si fa per ammazzare il tempo, alla fermata dell’autobus, in treno, al bar mentre si attende qualcuno, come se oggi le persone provassero un pudore a guardarsi semplicemente intorno, così, senza ragione, vagare un po’, curiosi, alla scoperta di semplici dettagli.

Che cosa accade intorno a noi? Quanto siamo consapevoli del flusso di persone che ci sfiora in città? Esistono? O abbiamo imparato a far esistere solo chi dichiara la propria presenza su device tecnologici?

Mi torna alla mente una parola con un suono dolce: contemplazione.

Quanta contemplazione concediamo alle nostre giornate?

E quanta distrazione ci regaliamo? Quante immagini inglobiamo al secondo senza esserne consapevoli? E quante ne ricordiamo prima di andare a dormire?

Non è solo un lavoro da scrittori questo, né da attori in attesa del provino.

La contemplazione è uno strumento per tutti gli esseri viventi. Un’occasione da cogliere.