Ogni luogo è il mio luogo

Quando il viaggio è uno stato mentale

Ogni luogo è il mio luogo. Viaggiare, fermarsi, il movimento in sé è uno stato mentale. Possiamo viaggiare continuamente, restando fermi su ricordi, addii, rimpianti e vecchie fotografie o possiamo stare fermi agendo da curiosi, lucidi, recettivi, affamati di tutto ciò che sa accenderci. Possiamo viaggiare sentendo, provando sulla pelle i luoghi che via via visitiamo o possiamo stare fermi, fissi su un momento della nostra vita che non sentiamo più.
Molti credono erroneamente che chi viaggia ha sete di conoscere, non sempre. Quante volte abbiamo osservato persone in viaggio che fotografano e scappano, che cercano luoghi che somigliano a quelli frequentati nella vita di tutti i giorni, che non provano neanche a pronunciare una parola straniera, che vedono solo differenze e nessuna similitudine e che poi al ritorno ostentano superiorità verso i posti visitati? Tipo “Non cucinano bene come da noi!”, “Come si vestono male.”, “Bello sì, ma mai come a casa tua.”, “Si lavano poco.”, “Per qualche giorno va bene, ma viverci, no, no.”.
E quanti di noi hanno conosciuto persone che non si sono mosse mai dalla loro città o paesino che sia e che quando raccontano storie, aneddoti o vicende altrui mostrano così tanta curiosità e apertura che riescono a farti volteggiare con la fantasia, mentre sei fermo sulla tua sedia?
Il viaggio è dare voce alla propria immaginazione, è occasione per guardare altri punti di vista, niente altro.
Per me ogni luogo è il mio luogo.
In ogni luogo, i miei sensi sentono e vibrano al ritmo delle giornate, alcune volte sono io a suggerire loro un battito, altre volte sono loro a sconvolgere il mio. Ammetto che la vita sa affascinarmi sempre, anche quando stravolge i piani, soprattutto quando riesce a stupirmi. I sogni nutriranno sempre ciò che accade e faccio accadere, così come ciò che accade, e faccio accadere, sfamerà i miei sogni.

Brano tratto da FINGO