Concordo con tutto ciò che scrivi, caro insopportabile! Anch’io, da cittadina e addetta alla comunicazione in un Centro di servizio per il volontariato, trovo la situazione «comunicazione (digitale)» della Protezione civile nazionale davvero imbarazzante.
Ad ogni emergenza è la stessa storia: il Dipartimento nazionale fa le conferenze stampa per telegiornali e quotidiani e lascia che enti locali, associazioni, istituzioni comunichino ai cittadini come meglio credono e possono. Così sui social comincia a correre di tutto di più, mentre gruppi di cittadini, più o meno esperti e avvertiti, provano – spesso da soli e dal basso – a produrre un flusso informativo utile a tutti. Solo nel migliore dei casi il flusso informativo sui social è in qualche modo governato da enti locali, istituzioni e associazioni ma anche in questi casi, secondo me, non basta.
Tu scrivi che non ti interessa indagare il perché di questa situazione, a me invece piacerebbe molto sapere perché! Anzi, un’idea c’è l’ho visto che in almeno un paio di occasioni ho sentito personalmente dire da responsabili della comunicazione del Dipartimento nazionale che non si può ‘centralizzare’ la comunicazione di un sistema che è invece territoriale e decentrato. A me sembra un argomento senza senso, soprattutto oggi e con i mezzi di cui disponiamo.
Comunque, come saprai bene, da tempo si parla di «SocialProciv» e non mancano i gruppi di lavoro sia a livello nazionale che territoriale sulla comunicazione social in emergenza. Chissà se e quando si verrà a capo di qualcosa e si riuscirà finalmente a cambiare. Certo è che quanto scrivi non solo sarebbe il minimo indispensabile per un moderno sistema di protezione civile ma non credo possa essere più procrastinato.
Scusa lo sfogo ma leggerti mi ha fatto riemergere pensieri (e mal di pancia) che custodivo da tempo nella mia testa. Grazie della pazienza e per aver scritto questo post.
Ps. Poi un giorno dovremmo anche discutere di comunicazione in emergenza e disabilità perché una moderna protezione civile dovrebbe saper proteggere e comunicare anche e soprattutto con le persone con disabilità. In questi giorni sto monitorando l’account Twitter di «Abili a proteggere» che tace da ferragosto…