Grande Guerra, un momento delle operazioni belliche sull’Isonzo

Guerra 15–18, Pertini e la medaglia negata

di Marco Travaglini

Durante l’Undicesima battaglia dell’Isonzo, combattuta tra il 17 e il 31 agosto del ’17 sul fronte delle operazioni italiano, si mise in luce anche un giovane studente, simpatizzante socialista e convinto neutralista: Sandro Pertini.

Il tenente Alessandro Pertini

Il giovane, nato a Stella, in provincia di Savona, il 25 settembre 1896, venne chiamato alle armi a metà del 1916. Destinato in un primo momento al 25° Rgt Artiglieria, 1^ Compagnia automobilisti, di stanza presso il Comando della I° Armata in Trentino, partecipò — controvoglia, per le sue idee — al corso accellerato per allievi ufficiali presso Padova, da dove uscì col grado di aspirante. Nell’estate del 1917 , poco più che ventenne, il sottotenente dei mitraglieri “Fiat” Alessandro Pertini raggiunse il 227° Rgt Fanteria sul fronte isontino. Il capo di Stato maggiore italiano, il pallanzese Luigi Cadorna, aveva concentrato tre quarti delle sue truppe sull’Isonzo: 600 battaglioni (52 divisioni) con 5.200 pezzi d’artiglieria. L’attacco venne sferrato su un fronte che si estendeva da Tolmino (nella valle superiore dell’Isonzo) fino alle coste dell’Adriatico. Ma fu sull’altipiano della Bainsizza che il combattimento divenne aspro e sanguinoso, fino a conquistare quel territorio e il Monte Santo.

Pertini in divisa da giovane ufficiale

Un’esperienza indimenticabile che il futuro Presidente della Repubblica ricordava così: “…ho vissuto la vita orrenda della trincea fra il fango, fra i pidocchi. Sparavamo agli austriaci, che erano giovani soldati, giovani ufficiali come noi”. Temendo sommosse o diserzioni, i comandi italiani tenevano sotto controllo — reprimendoli con durezza e ferocia — gli aneliti socialisti. Anche Pertini, simpatizzante del partito fondato da Turati e frequentatore dei circoli operai genovesi, era segnalato e spiato. Durante i durissimi scontri di quel terribile agosto sulla Dorsale dei monti Descla- Jelenik , il sottotenente Pertini si distinse per una serie di atti di eroismo e venne proposto per la medaglia d’argento al valore militare per aver guidato, in quella battaglia, un assalto sullo Jelenik, espugnando con pochi uomini delle postazioni austro-ungariche difese da mitragliatrici.

Il suo comandante di Reggimento lo propose per una Medaglia d’Argento al Valor Militare, con questa la motivazione:“Durante tre giorni di violentissime azioni offensive, senza concedersi sosta alcuna, animato da elevatissimo senso del dovere, con superlativa audacia e sprezzo del pericolo, avanzava primo fra tutti verso le munitissime difese nemiche, vi trascinava i pochi suoi uomini e debellava una dietro l’altra le mitragliatrici avversarie numerosissime e protette in caverne. Contribuiva così efficacemente alla conquista di ben difesa posizione nemica catturando numerosi prigionieri e bottino importante. Bellissima figura di eroismo ed audacia. Descla- M. Cavallo- Jelenik, 21, 22, 23 agosto 1917”. Ma la medaglia non arrivò a destinazione. Forse l’incartamento si perse durante la rovinosa ritirata di Caporetto. O forse, come scrisse lo stesso Pertini, non venne assegnata per motivi politici (“Sono stato proposto per la medaglia d’argento. Non me la diedero perché mi ero opposto all’intervento”).

Sandro Pertini in un’immagine giovanile

Quel che è certo è che, per dovere, il tenente Pertini combattè in prima linea, sul medio Isonzo e poi sul fronte del Pasubio per tutto il resto della guerra. Ne scrisse, in seguito: “Ricordo quei massacri. Per prendere una collina, mandavano all’assalto i battaglioni inquadrati, ufficiali in testa con la sciabola sguainata. La sciabola brillava alla luce del sole e quegli ufficiali diventavano sagome per un tragico tiro al bersaglio. Ma in luogo di adottare una più intelligente tattica di assalto, fu deciso di brunire le sciabole”. Alla fine della “grande guerra”, congedato col grado di capitano, Pertini riprese gli studi, laureandosi in Giurisprudenza, e nel 1919 si tesserò al Partito Socialista. Da quanto è emerso in seguito è certo che, qualche anno più tardi, nella seconda metà degli anni ’20, il distretto militare di Savona riuscì a ricostruire l’intera vicenda, ma — essendo l’ex-eroe del monte Jelenik perseguitato dal regime per la sua attività antifascista — la notizia venne volutamente occultata e omessa.

Sandro Pertini è stato Presidente della Repubblica dal 1978 al 1985

Fino a quando –molti decenni dopo — dai polverosi archivi del distretto ricomparve l’incartamento “dimenticato”. Pertini, all’epoca era stato eletto settimo Presidente della Repubblica Italiana e, per sua stessa richiesta, la medaglia gli venne consegnata solo nel 1985 , allo scadere del suo mandato.