Il Piemonte sulle punte

IL BALLETTO VANTA UNA GRANDE TRADIZIONE NELLA NOSTRA REGIONE DAI SAVOIA A OGGI

di Alessandro Bruno

Nel XVII secolo, quando artisti italiani codificavano in Francia l’arte del balletto, alla corte dei Savoia si trovava Filippo d’Agliè che, forte dei suoi vasti e profondi interessi culturali, si dedicava alla danza. Così la nostra regione divenne uno dei primi posti al mondo dove vennero create coreografie e balletti come intendiamo oggi. L’eccellenza del Piemonte nella danza non è molto conosciuta ma è fondata sull’opera di importanti personaggi.

Il più grande critico ed esperto di danza italiano è Alberto Testa, nato a Torino il 23 dicembre del 1922, trasferitosi più di cinquant’anni fa a Roma. Un personaggio che ha percorso tutto il mondo della danza: prima interprete, poi coreografo, quindi docente e critico, autore di libri, pubblicazioni e articoli su “La Repubblica”.

Gli inizi non furono affatto facili per Testa: “Che un ragazzo frequentasse una scuola di danza nella Torino d’anteguerra era considerato quanto meno strano. Mio padre, che era un militare rigoroso, non mi ha mai voluto veder danzare, mia madre, francese, invece mi spronava e mi aiutava. Fu lei che mi accompagnò al Politeama Chiarella di via Principe Tommaso, creato nel 1908 da una dinastia di impresari genovesi trapiantati a Torino per rivaleggiare col Regio e il Carignano. Al Politeama, poi distrutto dai bombardamenti, si esibì la grande innovatri-ce della danza con la sua compagnia privata di ballerini russi, Anna Pavlova”.

“Studiai danza con Graziano, il figlio del grande Enrico Cecchetti, che fu tra l’altro maestro privato proprio della Pavlova e considerato il maestro di danza più famoso del secolo scorso, che formò un gruppo veramente valido di professionisti che venivano utilizzati anche dal Regio, allora senza sede per l’incendio”.

Testa si perfezionò poi con un altro grande personaggio della danza torinese, Susanna Egri. Di origine ungherese, inizia a formarsi all’Opera di Budapest e, dopo essersi perfezionata in Francia e negli Stati Uniti, si trasferisce in Italia a seguito del padre e debutta all’Excelsior di Milano. Una vicenda romanzesca: il padre di Susanna era Ernst Erbstein il leggendario tecnico del Grande Torino, la mitica squadra di calcio del presidente Ferruccio Novo che aveva contribuito a salvare Ernst e la sua famiglia, di origine ebrea, durante il secondo conflitto mondiale dalla furia antiebraica. Il padre morì con i granata nella tragedia di Superga nel 1949 e la figlia, che fondò la scuola anche per vivere dopo la tragedia, da oltre sessant’anni è una delle migliori insegnanti di danza italiane.

Testa divenne poi un grande coreografo con importantissimi allestimenti per opere liriche e con la creazione di memorabili scene danzanti di grandi film dei più importanti autori cinematografici come Luchino Visconti e, soprattutto, Franco Zeffirelli.

“Venni chiamato a Roma da Jia Ruskaja che da tempo insisteva con il Ministero. Mi voleva perché desiderava che a parlare della storia della danza fosse un personaggio che l’avesse fatta, l’avesse sofferta. Così l’11 novembre 1963, con la mia valigetta, lasciai Torino per Roma. Ora, dopo 52 anni, grato a Roma di tutto quello che mi ha dato, rimango torinese e torno dalla mia famiglia”.

Testa rimprovera a Torino “di aver mancato l’occasione di creare un corpo di ballo come a Milano, Roma o Na-poli” quando il tentativo che si stava facendo negli anni ’80 e ’90 sembrava promettente.

Anche senza il corpo di ballo del Teatro Regio, “il Piemonte è una terra importante per la danza”. A dircelo è Alessandro Pontremoli, titolare dal 1997 della cattedra di Storia della danza del Dams di Torino. In Italia ce ne sono solo altre tre a Bologna, Roma e Salerno.

“A Torino soprattutto dal dopoguerra — spiega Pontremoli — vi è un sistema di scuole diffuse sul territorio notevolissimo. Già l’Italia si distingue per la facilità con la quale si può creare una scuola di danza e, infatti, è il territorio in Europa che ne ha il maggior numero. Il grande Roberto Bolle ha iniziato in una piccola scuola di provincia piemontese. A Torino poi, con Susanna Egri e Loredana Furno, vi è l’esempio di scuole di danza private e con compagnie private che hanno permesso la formazione di tanti artisti di valore. Queste realtà hanno goduto di finanziamenti dal Ministero, ma hanno promosso la diffusione della migliore danza”.

Con una convenzione fra la Regione Piemonte e la Facoltà di Scienze della formazione dell’Università degli Studi di Torino nel 2003 nacque il Centro regionale universitario per la danza (Crud) fondato per promuovere il rapporto tra danza praticata sul territorio e ricerca storica e teorica. E fu proprio chiamato Pontremoli a dirigerlo.

Il Centro è intitolato a Bella Hutter, e proprio lo scorso dicembre sua nipote Erika Hutter, l’erede della scuola di danza fondata dalla nonna, la pionieristica “madre russa” della danza libera e moderna italiana, è morta dopo una fulminante e inesorabile malattia. Proprio quando si apprestava a festeggiare i novant’anni della scuola. Una istituzione fondata da Bela Markman Hutter e sua sorella Raja Markman con l’aiuto della loro protettrice, Ce-sarina Gurgo Salice, moglie del mecenate Riccardo Gualino. Una scuola attenta alla consapevolezza del cor-po e all’espressione della personalità più che al virtuosismo, frequentata dalle figlie delle grandi famiglie piemontesi.

L’elenco di scuole e grandi festival sul nostro territorio è notevolissimo, possiamo ricordare la Fondazione Teatro Nuovo che aveva una compagnia ed ha ancora quello che fu il primo liceo coreutico d’Italia.

A Torino si è arrivati ad avere una scuola e un festival di danza Afro (contaminazione tra danza contemporanea occidentale e quella vernacolare africana) tra i più grandi d’Europa, gestito da Katina Genero.

Importante Torino Danza, promosso da Gigi Cristoforetti, Interplay con Natalia Casorati (figlia del pittore), La Piattaforma, diretta da Maria Chiara Raviola, creata per i giovanissimi e che ha lanciato Ambra Senatore, il grande Vignale Danza che dovrebbe tornare nel 2015 nella sua sede naturale e il festival di Acqui Terme, sotto l’egida della Furno.

“Dopo gli esperimenti di community dance, danza legata alla gestualità quotidiana, prodotti al Teatro Astra con il Crue, pensiamo con l’Università di vincere un nuovo bando Cultura Europa come nel quadriennio precedente e proseguire il lavoro di ricerca”, conclude Pontremoli. Oltre alla citata Ambra Senatore, ancora giovane raffinata coreografa e performer osannata da anni in tutta Europa, dobbiamo ricordare tra i prodotti del nostro territorio almeno il trentaseienne Federico Bonelli, danzatore internazionale emergente nato da una famiglia originaria di Casale Monferrato e il trentunenne Daniele Ninarello particolarmente attivo in Olanda e che ha già lavorato con coreografi di tutto il mondo.

Talento e bellezza conquistano il mondo

Intervista a Roberto Bolle

Roberto Bolle è uno di quei personaggi che ti riconciliano con l’idea che hai del tuo paese.

“È per me un grande onore ricevere questo prestigioso riconoscimento. Uno stimolo per portare avanti con rinnovato entusiasmo il mio ruolo di ambasciatore dell’arte e della cultura italiana nel mondo” ha dichiarato quando ha ricevuto l’Ordine al merito della Repubblica italiana, massima onorificenza italiana, conferita dal Presidente della Repubblica.

Nato a Casale Monferrato nel 1975 non ha mai dimenticato le sue origini italiane, di cui è giustamente fiero e, soprattutto, straordinario ambasciatore. Piemontese, ha vissuto sino all’adolescenza a Trino Vercellese.

Chissà se i suoi primi insegnanti di danza, che videro in lui sbocciare il talento quando lo indirizzarono alla Scala di Milano, dodicenne, pensavano che Roberto potesse svolgere una carriera artistica così straordinaria. A quindici anni, notato a Milano dal mitico Rudolf Nureyev, forse colpì il sommo artista russo perché dimostrava già di aver ricevuto un po’ tutto da madre natura: un talento e una fisicità tali che lo hanno portato ad avere una presenza scenica che insieme all’eccellenza tecnica ne fanno il danzatore più richiesto al mondo.

La sua straordinaria carriera artistica è nella piena maturità, quale bilancio e quali prospettive per il futuro?

Il bilancio non può che essere entusiasmante. Nella mia carriera ho avuto la fortuna di andare oltre i miei stessi progetti e sogni. Quello che mi rende maggiormente felice e fiero è di aver, nel mio piccolo, tracciato un sentiero, spianato la strada a tanti giovani, aver portato nuova linfa alla danza, averla portata ad un pubblico più vasto conquistando nuovi appassionati a questa arte splendida che possiede tutta la mia vita. Sono parimenti fiero di essere stato riconosciuto come ambasciatore della cultura e dell’arte italiana nel mondo. Nel futuro mi piacerebbe dirigere una compagnia per continuare a lavorare con i giovani e mettere a frutto con loro la mia lunga esperienza maturata in tutto il mondo per riportare il nostro paese nei grandi circuiti internazionali.

Cosa vuol dire per lei essere italiano e, in particolare, piemontese?

È un grande orgoglio. A dispetto delle condizioni gravissime in cui versa il nostro paese, l’Italia in campo artistico e culturale è ancora vista con rispetto e ammirazione. Dovremmo sempre tenerlo presente e valorizzare quei campi che ancora ci rendono grandi a livello internazionale.

Quale futuro per la danza italiana e quale ruolo può avere il Piemonte, cosa si sente di dire ai giovani che volessero intraprendere questa forma d’arte? Cosa si aspetta dalle istituzioni per promuovere la danza?

Ai giovani non posso che dire che se la passione li chiama alla danza, devono seguirla, ma che la strada è lunga e faticosa ed è fondamentale iniziarla con una buona scuola perché se il talento innato è necessario, se non viene coltivato fin dall’inizio rischia di venire sprecato. Il futuro della danza è in pericolo come tutto il patrimonio artistico e culturale italiano. Decenni di mala gestione e incuria hanno gettato quello che poteva essere un settore fiorente e redditizio in uno stato di degrado di difficile recupero. Io mi aspetto dalle istituzioni, da anni ormai, un intervento deciso, lungimirante, strutturato per ribaltare la situazione. La guida e il sostegno dello Stato sono indispensabili, ma vista la crisi economica, bisogna affiancare un sistema moderno di incentivazione e defiscalizzazione degli investimenti privati, prendendo parziale ispirazione dal modello anglosassone. L’arte e la cultura italiana sono ancora altamente considerate all’estero e dobbiamo imparare a difenderle, valorizzarle e farle diventare fonti di ricchezza.

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