Il problema della datazione resta aperto

di Bruno Barberis, Direttore del Centro internazionale di Sindonologia

Gli studi scientifici sulla Sindone hanno inizio nel 1898, quando Secondo Pia la fotografa per la prima volta, e si sviluppano in vari settori.

L’immagine ha caratteristiche simili a quelle di un negativo fotografico.

La lettura “topografica” dell’immagine, effettuata dai medici legali, mette in evidenza numerose ferite e lesioni che hanno consentito di provare che si tratta dell’immagine lasciata dal cadavere di un uomo dapprima flagellato e poi crocifisso.

Gli studi effettuati su campioni prelevati nel 1978 consentono di dimostrare che le macchie di colore rosso visibili sulla Sindone sono realmente macchie di sangue umano di gruppo AB.

I prelievi di microtracce effettuati nel 1973 e nel 1978 permettono di rinvenire granuli di polline provenienti da piante che crescono solo in Palestina e in Anatolia, dimostrando la probabile permanenza della Sindone in tali regioni.

Nel 1977 negli Stati Uniti e nel 1978 in Italia l’immagine della Sindone viene sottoposta a elaborazione elettronica e si scopre che essa possiede caratteristiche tridimensionali e che sulla palpebra destra sono visibili tracce lasciate da un oggetto identificabile molto probabilmente con una moneta romana coniata nella prima metà del I secolo d.C.

È stato accertato che sul lenzuolo sono assenti pigmenti e coloranti, che l’immagine corporea è dovuta a un’ossidazione-disidratazione della cellulosa delle fibre superficiali del tessuto, che è assente al di sotto delle macchie ematiche (e dunque si è formata successivamente a esse) e che è estremamente superficiale (solo qualche centesimo di millimetro). Numerosi sono stati i tentativi sperimentali di riprodurre (a partire da un cadavere o attraverso metodi artificiali) un’immagine simile a quella sindonica, ma finora si sono dimostrati tutti carenti o perché non correlati da verifiche sperimentali serie o perché tali verifiche hanno evidenziato sulle immagini ottenute caratteristiche fisico-chimiche molto diverse da quelle possedute dall’immagine sindonica.

La datazione di un campione di tessuto effettuata nel 1988 con il metodo del radiocarbonio (C14) fornisce una data compresa tra il 1260 e il 1390 d.C. Questo risultato è tuttora oggetto di un ampio dibattito tra gli studiosi circa l’attendibilità dell’uso del metodo del radiocarbonio per datare un oggetto con caratteristiche storiche e chimico-fisiche così peculiari come la Sindone. La datazione medioevale contrasta con vari risultati ottenuti in altri campi di ricerca e inoltre non è facile accertare se nel corso dei secoli non si sia aggiunto nuovo C14 a quello del telo. È stato provato che contaminazioni di tipo biologico, chimico e tessile sono in grado di alterare considerevolmente l’età radiocarbonica di un tessuto. Pertanto, al momento attuale, il problema della datazione del tessuto sindonico risulta aperto e non ancora risolto.

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