Le peripezie del Telo

DAGLI ONORI PER LA “RELIQUIA DINASTICA” ALLA ROBUSTA DEVO-ZIONE POPOLARE

di Gian Maria Zaccone, Direttore scientifico del Museo della Sindone di Torino

Ricostruire la storia della Sindone è possibile solo a partire dal XIV secolo, quando compare in Francia, a Lirey, nelle mani del cavaliere Geoffroy de Charny. L’apparizione di un oggetto tanto insolito e affascinante suscita interesse nelle genti, attratte dalla drammaticità di quell’immagine, che richiama la vicenda evangelica della passione del Signore, ma anche sospetto e cautela. Nel 1453 a Ginevra l’ultima discendente di Geoffroy de Charny, Marguerite, nonostante le proteste dei canonici di Lirey, cede la Sindone alla famiglia Savoia. La dinastia vede nella Sindone la “reliquia dinastica” che legittima il proprio ruolo e la circonda di attenzioni e di onori. La cappella del castello di Chambéry diventa luogo di conservazione del lenzuolo, iniziano le pubbliche ostensioni e nel 1506 la Santa Sede ne concede il culto pubblico.

Le attenzioni e gli onori non preservano però il Telo dai pericoli: nel 1532 un incendio che danneggia seriamente la Sainte-Chapelle rischia di distruggere la Sindone. Con il trasferimento del centro amministrativo e politico dello Stato a Torino, anche la Sindone raggiunge la nuova capitale nel 1578. E inizia di qui il nuovo ruolo. Il culto e la conoscenza vengono promossi in ogni modo per esigenze dinastiche e pastorali, nel rinnovato clima della riforma cattolica, grazie anche all’intervento di personalità del calibro dell’arcivescovo di Milano Carlo Borromeo. L’epoca barocca è quella di maggior splendore, ricca di ostensioni e di letteratura, e la Sindone diviene oggetto privilegiato di catechesi, pietà e devozione. Qualche crepa inizia a palesarsi nella seconda metà del Settecento, quando in alcune élite fa breccia un certo razionalismo e iniziano a serpeggiare critiche e dubbi su queste forme di devozione.

Nell’Ottocento, dopo il periodo della Restaurazione, anche la dinastia inizia a staccarsi dalla Sindone, per motivi non solo politici. A fronte della robusta devozione popolare, la Chiesa non solo non abbandona la Sindone ma s’appropria definitivamente della sua gestione. Con la scoperta del comportamento singolare dell’immagine svelato dalla fotografia di Secondo Pia del 1898, si apre la stagione del dibattito scientifico. Il problema della cosiddetta autenticità, intesa come dimostrazione della reale appartenenza del lenzuolo al corredo funerario di Gesù, arriva a condizionare le modalità e la stessa opportunità di celebrare le ostensioni, a fronte di un dibattito molto spesso non sereno che ha seriamente rischiato di compromettere il profondo messaggio che quell’immagine trasmette.

L’intervento del beato Paolo VI in occasione dell’ostensione televisiva del 1973 e dei successivi pontefici ha consentito di ricondurre da parte della Chiesa il discorso ai fondamentali, ponendo le basi di una pastorale della Sindone che, con il contributo degli arcivescovi della città e dei componenti della Commissione diocesana della Sindone, ha proficuamente connotato le ultime ostensioni e la preparazione di quella attuale.