NOI PIEMONTE

Popolazione

La regione cresce poco, due anziani ogni ragazzo

In Piemonte, al 31 dicembre 2013 — poco più di un anno fa — erano residenti 4.436.000 abitanti (il 7,3% del totale nazionale), con una crescita dell’1,43% nei dodici mesi precedenti. Una tendenza che pone la nostra regione al 9° posto in Italia. Nell’arco dell’ultimo decennio la popolazione è cresciuta dello 0,4% medio annuo, una percentuale più bassa di quella nazionale (0,6%) e del nord-ovest (0,7%).

Con il 185,7% il Piemonte è al quinto posto come indice di vecchiaia, che misura il rapporto tra ultra-65enni e minori di 15 anni, contro la media nazionale di 154,1%. Vale a dire che per ogni ragazzo ci sono quasi due anziani. La regione più giovane è la Campania dove il rapporto è 109%.

Con il 58,8% il Piemonte è parimenti quinto nella graduatoria della cosiddetta dipendenza, ovvero nel rapporto tra popolazione non attiva (giovani in età scolare e anziani) e attiva, tra i 15 e i 64 anni. La media nazionale è più bassa, del 54,6%, quindi anche in questo caso il Piemonte è messo peggio del resto d’Italia. I dati indicano che ogni due lavoratori c’è una persona che, o perché troppo giovane o perché troppo anziana, non può lavorare.

L’Italia è seconda in Europa, dopo la Svezia, per la speranza di vita. Il Piemonte è solo 11° nella graduatoria regionale, con un’aspettativa che tocca i 79,7 anni per gli uomini e gli 84,6 per le donne.

Infine, nella nostra regione le famiglie composte da una sola persona sono il 34,4% del totale, oltre un terzo, contro il 3,5% di famiglie che hanno cinque o più componenti.

Condizioni delle famiglie

Povertà contenuta ma soddisfazione moderata

In Piemonte il reddito medio famigliare nel 2012 è stato di 31.124 euro (8° posto in Italia, dove la media è di 29.426). Nella nostra regione l’indice che misura la diseguaglianza nella distribuzione dei redditi è fra i più bassi d’Italia, denotando una società meno squilibrata che non, per esempio, nelle regioni del sud. Ciò si ricollega alla misurazione del cosiddetto indice di povertà relativa, che considera le famiglie con un reddito inferiore a una spesa media mensile per persona di 972 euro (nel 2013). Ebbene, il Piemonte è al quinto posto con 5,7 famiglie su cento che presentano tali criticità, mentre in Italia il dato corrispondente è oltre il doppio (12,6). Meglio ancora se si considera l’indice di deprivazione (ovvero presentare almeno tre aspetti problematici su nove indicatori che riguardano spese impreviste, arretrati nei pagamenti, ferie, un pasto adeguato, il riscaldamento, elettrodomestici di base, telefono), per il quale il Piemonte è terzo in Italia, con il 12,2% contro il 23,4% a livello nazionale.

Nel complesso il 47,6% dei piemontesi di dichiara molto o abbastanza soddisfatto della propria condizione economica, uno dei dati più bassi di tutto il nord, ma ancora lievemente superiore alla media nazionale.

Tra i fattori extra-economici che contribuiscono alla percezione del benessere, vi è indubbiamente il rischio criminalità e il senso di insicurezza. In Piemonte il 31,6% delle famiglie percepisce questo pericolo, contro una media italiana del 30%. A Bolzano solo il 9,1% avverte questo problema.

Lavoro

Alta disoccupazione, però fra chi lavora pochi precari

Con un tasso di occupazione del 66,5%, il Piemonte è al 9° posto tra le regioni italiane; significa che, fra le persone in età attiva (20–64 anni) solo 2 su 3 lavorano. La media nazionale è comunque più bassa, 59,8%, e pone l’Italia tra gli ultimi paesi europei. Ancora notevole il divario di genere, anche in Piemonte, fra gli uomini al 73,7% e le donne al 66,5%.

La struttura occupazionale fa sì che il lavoro a tempo determinato sia pari all’11,5% del totale dei dipendenti (al terzo posto dopo Lombardia e Liguria), mentre a livello italiano tale quota si colloca al 13,2%. Anche per il lavoro part-time il dato, 17,2%, è leggermente inferiore alla media nazionale del 17,8%. Entrambi questi elementi confermano una struttura occupazionale ancora abbastanza legata alla manifattura in aziende di media e grande dimensione. Il dato, come ovunque, è molto squilibrato rispetto al genere del lavoratore: infatti, le donne a part-time sono il 29,7% del totale.

La disoccupazione nel 2013, ma probabilmente il dato è peggiorato a seguito della crisi persistente, era del 10,6% (10,2 gli uomini, 11,1 le donne) che fanno del Piemonte la regione del nord con la situazione più preoccupante, l’unica in cui si è superata la soglia delle due cifre percentuali. Un disoccupato su due (il 54,2%) cerca lavoro da oltre un anno.

Altro tasto dolente la disoccupazione giovanile: tra i 15 e i 24 anni coloro che cerano lavoro e non lo trovano, rispetto ai coetanei occupati, sono il 40,2% , un dato allineato a quello nazionale (40%) e senza grande differenza di genere.

Economia e reddito

Primi in ricerca, export e produttività in affanno

Con 24.910 euro di Pil pro-capite il Piemonte si colloca solo al 10° posto in Italia, su una media nazionale di 22.807, ma comunque sensibilmente inferiore a tutte le altre regioni del nord, ad eccezione della Liguria.

La nostra regione si difende in termini di produttività del lavoro, con circa 52mila euro per ogni unità attiva, un dato sostanzialmente allineato alla media nazionale e tuttavia molto più basso ad esempio di quello lombardo, che supera i 60mila euro. L’aspetto forse più preoccupante è che questo indicatore è sceso nell’arco di un decennio, a partire dal 2002, mentre a livello nazionale e nelle regioni guida è cresciuto seppure di poco. Indica una notevole difficoltà del sistema produttivo piemontese a mantenere il passo, e ciò non si può solo ascrivere ai problemi contingenti ma deriva anche da fattori strutturali (investimenti carenti?). Eppure, il Piemonte è ai vertici italiani per la spesa in ricerca e sviluppo, sia che si consideri il totale in rapporto al Pil (1,94%) sia che si tenga conto solo della spesa privata (1,51%). Dati superiori alla media italiana (1,3) ma non ancora paragonabili ad altri competitori europei, come Francia e Germania (rispettivamente al 2,2 e la 2,9% del Pil).

Forte ancora l’impulso dell’export piemontese, che è pari al 10,6% del totale italiano (ma nel 2000 era l’11,4 ), al quarto posto, a una incollatura da Veneto ed Emilia, mentre l’inarrivabile Lombardia è a quota 27%. Nella nostra regione gli operatori coinvolti nell’export sono circa 19mila.

a cura di Domenico Tomatis

“Noi Italia. Cento statistiche per capire il paese in cui viviamo”, giunto alla settima edizione, offre un quadro d’insieme dei diversi aspetti economici, sociali, demografici e ambientali del nostro paese, della sua collocazione nel contesto europeo e delle differenze regionali che lo caratterizzano. Gli indicatori, raccolti dall’Istat in 19 settori per un totale di 121 schede, si possono consultare su Internet in modo interattivo, attraverso innovativi strumenti di visualizzazione grafica; è possibile scaricare i dati in formato open e approfondirne i diversi aspetti.

http://noi-italia.istat.it/