Pertinace, storia di un grande riformatore

L’unico piemontese riuscito a diventare imperatore di Roma.

di Mario Bocchio

Un libro molto approfondito racconta la storia dell’imperatore Publio Evio Pertinace (126 d.C.-193 d.C.) che regnò neanche novanta giorni dal 1 gennaio del 193 al 28 marzo.

In quell’anno si alternarono ben cinque imperatori in un turbine di vendette, omicidi, e rivolte. Alla fine prevalse Settimio Severo che governò poi abbastanza a lungo e con meriti notevoli, rendendo peraltro omaggio alla memoria di Pertinace.

Il libro, scritto da due storici di valore, Stephen Fox e Massimo Pomponi, pubblicato da De Luca Editori d’ Arte di Roma con il sostegno e la promozione della Fondazione Ferrero di Alba (la patria di Pertinace) e con l’Istituto Nazionale di Archeologia e Storia dell’Arte in Roma, permette di creare parallelismi interessanti con le vicende attuali d’Italia.

Moneta con l’effige di Pertinace

Pertinace prende il potere dopo che il folle Commodo, figlio degenere del saggio Marco Aurelio, viene assassinato nella notte del 1 dicembre dai congiurati guidati da un pretoriano ambizioso. Subito acclamato imperatore già all’alba del giorno dopo, primo dell’anno, Pertinace, figlio di un liberto e proveniente da una gloriosa carriera militare con rapporti molto buoni sia con l’ esercito sia con il Senato, avvia immediatamente un programma di risanamento. Trova le casse dello Stato praticamente vuote rispetto a come le aveva rilevate Commodo pochissimo tempo prima. Decide, così, di procedere a un’opera di pacificazione sociale, di riequilibrio economico, di politica del lavoro e di coinvolgimento delle classi subalterne prostrate da un metodo di governo dissennato e crudele. In tre mesi riesce a rimettere sul giusto binario la pubblica amministrazione ma è continuamente minacciato.

Dopo due tentativi di farlo fuori, il terzo riesce e gli storici antichi che parlano di lui (specie Cassio Dione che lo conobbe personalmente) narrano come egli facesse la morte del magnanimo, avvolto nella toga, novello Giulio Cesare, dopo aver tentato di ridurre alla ragione i ribelli con la forza della sua eletta parola e della conseguente autorevolezza. E c’era quasi riuscito quando uno scriteriato soldato, spazientito, gli conficcò la lancia nel petto. Pertinace dovette interrompere per sempre il suo discorso che gli eruditi ricordano, però, con profonda riconoscenza e rispetto.

Busto di Pertinace a Roma

“L’Italia attraversa una fase molto delicata. Il crescente disagio sociale dovuto alla crisi economica si intreccia con il tentativo di tornare ad una stabilità politica e ad un percorso condiviso di riforme. La recessione ha fatto emergere alcune contraddizioni del nostro apparato politico e sociale. Ma lo spirito riformatore e la lungimiranza politica non sono estranei all’indole italica. La nostra storia, anche la più antica, è disseminata di esempi che vanno in questa direzione e che dimostrano come l’Italia abbia la capacità di uscire dall’empasse politica ed economica. Ripercorrere i momenti migliori della nostra storia, prendendo spunto dagli uomini che hanno avuto il coraggio e la forza di produrre cambiamenti efficaci, può essere un buon viatico per guardare al domani”, tiene a evidenziare Pomponi.

È stato questo lo spirito dell’evento “Il governo delle buone intenzioni”, organizzato all’Ara Pacis a Roma dalla Fondazione Ferrero di Alba per ricordare proprio Pertinace, l’unico piemontese riuscito a diventare imperatore di Roma.

Come ha spiegato l’ambasciatore Francesco Paolo Fulci, vicepresidente di Ferrero International: “Pertinace per me è il simbolo dell’unità della nostra patria ed è il simbolo anche del buon governo che per noi è una necessità sempre più urgente e pressante”.

Che cosa ci rimane di questo imperatore venuto da lontano, un uomo integro, che prese da modello il grande Marco Aurelio? Un principe più che un imperatore, cresciuto ai confini dell’Impero Romano, nella terra di Langa dove sorgeva Alba Pompeia.

Alba, il monumento dedicato a Publio Elvio Pertinace

Publio Elvio Pertinace nacque il 1 agosto del 126 d.C., dal liberto Elvio Successus e da Lollia Acilia. Diventò un insegnante di grammatica ma un’esistenza piatta per un uomo così illuminato era denigrante, e intraprese pertanto la carriera militare dove dimostrò tutto il suo valore e la sua intelligenza. Combattè i Parti, avanzò di grado nella carriera militare, conobbe le terre lontane da Roma, fino alla Britannia e alla Dacia. Nel 175 d.C. divennne console e nel 179 d.C. governatore delle Tre Dacie. Dopo esperienze di comando in Mesia Superiore, Siria e Britannia, approdò al Senato di Roma ma fu costretto ad abbandonare la vita pubblica. Le sue doti di grande uomo furono riconosciute qualche anno dopo quando venne richiamato per sedare la rivolta dell’esercito in Britannia: tornò a Roma con onore. Proclamato proconsole in Africa (188 d.C.-189 d.C.), divenne prefetto a Roma.

La sua grande mente lo premiò ormai anziano: dopo l’assassinio dell’imperatore Commodo, Publio Elvio Pertinace fu dunque - come detto -, proclamato imperatore il 1 gennaio 193 d.C., e divenne l’uomo più potente di Roma con il pieno appoggio del Senato.

Odiava le ingiustizie e gli imbrogli, ma fu tradito da chi lo proclamò imperatore. Non fu un imperatore famoso, forse per la brevità del suo regno, ma seppe dimostrare come Roma, con la disciplina e l’ordine, sarebbe potuta rinascere. Alla sua morte i pretoriani vollero imperatore Didio Giuliano, ma il senato impose Settimio Severo, che scelse Pertinace Pius Pater, ricordandolo come Divus Pertinax e associò il nome di Pertinace al suo.

Nel territorio albese moderno viene ricordato così, come un uomo dalle umili origini, dall’animo integro, legato alla terra ed alle sue radici.

One clap, two clap, three clap, forty?

By clapping more or less, you can signal to us which stories really stand out.