Viaggio tra le meraviglie del faraone

IL MUSEO EGIZIO, FRESCO DI RESTYLING, È UN INSIEME UNICO DI COLLEZIONI, ALLE QUALI SI AGGIUNGONO I REPERTI ACQUISITI DALLA MISSIONE ARCHEOLOGICA ITALIANA IN EGITTO TRA IL 1900 E IL 1935

di Daniela Roselli

Manca pochissimo per poter ammirare il nuovo Museo Egizio. La creazione di uno spazio espositivo, interamente rinnovato e finalizzato alla piena valorizzazione di un patrimonio museale straordinario, ha guidato i lavori, iniziati nell’estate del 2009.

Pur non avendo un carattere “italiano” l’Egizio è una delle attrattive principali di Torino: dopo quello del Cairo è, infatti, l’unico museo ad essere completamente dedicato all’arte e alla cultura egizie. Un secondo posto di tutto rispetto, che attira fin dalla sua fondazione, nel 1824, turisti e appassionati ma anche importanti studiosi di fama internazionale.

Il percorso offerto ai visitatori non risponde solo alle logiche di tutelare e conservare al meglio un patrimonio culturale di eccezionale livello, ma è anche un segno della capacità di rinnovarsi e mantenere alta l’attrazione turistica, mescolando sapientemente l’antico con il moderno.

La realizzazione di una struttura in grado di rispondere agli standard internazionali più attuali, sempre più aperta e all’avanguardia, con particolare attenzione ad accesso, accoglienza, fruibilità e servizi offerti è stata il concetto alla base delle profonde trasformazioni messe in atto. I lavori di rifunzionalizzazione hanno disegnato uno spazio dove i reperti trovano più ampio respiro, soprattutto perché si è passati da 4.500 metri quadrati di esposizione a una superficie quasi raddoppiata.

Si parte dal Piano Ipogeo che cambia destinazione, diventando l’area destinata ai servizi di accoglienza. Il vero e proprio percorso museale inizia, invece, risalendo al secondo piano dove, fino a qualche mese fa, era ospitata la Galleria Sabauda. Condotti attraverso un sistema di scale mobili, collocate in un’ideale “risalita del Nilo” ideata da Dante Ferretti, il pubblico potrà concludere la visita al piano terra: una emozionante passeggiata di tre piani nell’affascinante mistero delle antichità egizie.

La nuova sezione dedicata allo Statuario comprende, inoltre, due sale: una dedicata — per dirla con le parole del celebre ricercatore Jean François Champollion — alla “magnifica assemblea di dei e sovrani”, l’altra arricchita da ventuno statue di Sekhmet, la divinità con la testa di leonessa e uno spazio dove si spiegano quarantaquattro papiri, oltre a una Galleria dei Sarcofagi con trentacinque pezzi interamente restaurati.

Passa da Torino la strada per Menfi e Tebe

Il Museo è costituito da un insieme unico di collezioni, alle quali si aggiungono i reperti acquisiti dalla Missione archeologica italiana in Egitto tra il 1900 e il 1935.

Il primo oggetto giunto a Torino è la Mensa Isiaca, una tavola d’altare realizzata probabilmente a Roma nel I secolo d.C. per un tempio di Iside e acquistata da Carlo Emanuele I di Savoia nel 1630.

Nel 1720 Vittorio Amedeo II fonda, nella capitale sabauda, il Museo della Regia Università, cui dona alcune collezioni di antichità provenienti dal Piemonte. Successivamente Carlo Emanuele III incarica Vitaliano Donati, professore di botanica, di compiere un viaggio in Oriente e di acquistare in Egitto alcuni oggetti antichi: mummie e manoscritti. Il Regio Museo delle Antichità egizie è, quindi, formalmente fondato nel 1824, con l’acquisizione di una collezione di circa 5.200 oggetti tra papiri, statue, sarcofagi, mummie, amuleti e bronzi.

L’ultima acquisizione importante è il tempietto di Ellesija, donato all’Italia dalla Repubblica araba d’Egitto nel 1970, per il significativo supporto tecnico e scientifico fornito durante la campagna di recupero di monumenti nubiani, minacciati dalla costruzione dell’imponente diga di Assuan.

Nelle sale del Museo delle Antichità sono oggi esposti circa 6.500 oggetti, più di 26mila reperti sono depositati nei magazzini, in alcuni casi per necessità conservative, in altri perché rivestono un interesse unicamente scientifico, i cui studi sono regolarmente pubblicati. n

www.museoegizio.it

Grande successo di pubblico

I visitatori nel 2014 sono aumentati del 5% rispetto al 2013

Le visite nel 2014 sfiorano risultati record come quelli dei 150 anni dell’Unità d’Italia nel 2011 e dell’ostensione della Sindone nel 2010

2014: 567.688 visite

2013: 540.293

2012: 495.664

2011: (anno celebrazioni Unità d’Italia) 577.042

2010: (anno ostensione Sindone) 576.199

I numeri del cantiere

• 1.080 giorni di lavoro

• 110 maestranze operanti in cantiere

• 6.992 metri cubi di terra rimossa

• 2.185 metri cubi di calcestruzzo

• 254.027 chili di armature in ferro

• 160.000 metri di cavi elettrici

• 1.820 metri quadri di superfici vetrate

• 12.500 metri quadri di pittura muraria

Tecnologie avanzate per un museo da primato

Intervista a Evelina Christillin, presidente della Fondazione Museo delle Antichità egizie di Torino

Presidente, quali sono le tre caratteristiche che descrivono meglio il nuovo allestimento?

Tecnologia, archeologia e ricerca. Partendo dall’ultimo, direi che la ricerca è la mission che l’Egizio deve mantenere: siamo nati quasi duecento anni fa, grazie proprio alla ricerca e alla curiosità. La famiglia Savoia acquistò, infatti, alcune collezioni che oggi rappresentano il primo blocco di reperti arrivati all’Egizio nel 1824. L’operazione è frutto non solo di studio e mecenatismo, ma soprattutto di una conoscenza di storia e cultura legate all’arte egizia, che ha portato una terra così lontana a suscitare l’interesse dei regnanti in Piemonte.

Il desiderio di innovare e costruire è continuato, a Torino, con l’opera dell’archeologo Ernesto Schiaparelli, tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento. Oltre a essere uno dei più grandi studiosi che ha condotto scavi in Egitto, il ricercatore ha scoperto un patrimonio eccezionale, dalla tomba di Kha a quella di Nefertari. Ricerca, studio appassionato e archeologia hanno permesso, insomma, al Museo di diventare uno dei centri principali di storia egizia in Europa e nel mondo.

Mi piace infine abbinare al concetto di archeologia quello di tecnologia. La nostra istituzione è oggi dotata di tecnologie avanzatissime, sia in termini di vetrine espositive tridimensionali sia per l’apparato a disposizione dei visitatori.

Il protocollo d’intesa siglato con il Consiglio nazionale delle Ricerche ha permesso, per esempio, di ricomporre virtualmente, attraverso l’ausilio di appositi tablet, non solo la tomba di Kha, con i relativi oggetti e i reperti custoditi, ma anche di creare una vera e propria ricostruzione, grazie a filmati e documenti d’archivio, della storia della tomba, dal momento in cui Schiaparelli l’ha scoperta nel 1906.

Nuovi spazi, diversa concezione espositiva e interazione con il pubblico: quali sono i cambiamenti principali sui quali avete operato?

Un Museo completamente rinnovato: si passa da 4.500 metri quadrati a uno spazio quasi raddoppiato. Un restauro rivoluzionario, tanto che, nel corso dei lavori, abbiamo scoperto, all’interno di alcune sale storiche e sotto cinque strati di pittura, straordinari affreschi murari oggi pienamente visibili nelle sale del primo piano, appartenenti al vecchio Museo di Scienze naturali. Un bel regalo che offriamo al pubblico, insieme al progetto nilotico realizzato da Dante Ferretti: un’installazione unica che accompagna, lungo le scale, la visita del Museo dall’alto verso il basso, un po’ come accade percorrendo il Nilo.

Quali sono i pezzi forti delle collezioni che i visitatori potranno ammirare?

Abbiamo le collezioni più importanti al mondo per quanto riguarda tre categorie principali: i tessuti, restituiti alla loro antica bellezza dal Centro del Restauro di Venaria; la collezione di sarcofagi, legata al progetto di restauro realizzato con il reparto Antichità egizie e del Vicino Oriente dei Musei Vaticani; i papiri, esposti nella loro lunghezza integrale, dal più lungo, circa 23 metri, al più piccolo.

In particolare il Vatican Coffin Project, per la prima volta, applica sui sarcofagi dell’antico Egitto protocolli d’indagine già sperimentati per il restauro di capolavori pittorici fra cui, per esempio, opere di Caravaggio e Raffaello. I sarcofagi, mai esposti prima, possono oggi essere ammirati nella nuova Galleria, realizzata con il sostegno dell’associazione senza fini di lucro Gli Scarabei, nata nel 2007 per sostenere le attività del Museo.

Dopo l’inaugurazione in che modo proseguiranno i progetti del Museo?

Il 1° aprile è un punto di partenza e non di arrivo. È nostro compito diffondere costantemente la conoscenza del Museo nel mondo, con mostre e prestiti temporanei di opere in numerose istituzioni culturali internazionali, con le quali già collaboriamo. L’attività dell’Egizio mira inoltre a crescere nei settori di ricerca e innovazione scientifica, per scoprire e regalare ai propri ospiti sempre qualcosa in più del ricco patrimonio che lega i popoli dell’antico Egitto alle nostre radici storiche e culturali.

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