Il viaggio in treno
Alfonso Fuggetta
304

Anche i viaggi in auto, per chi le aveva, erano un’altra cosa rispetto ad ora. I miei viaggi per le vacanze da bambino, dai 6 anni in poi (il 63 dei due Giovanni e pace un po’ alla buona come direbbe il Guccini), erano al contrario dei tuoi: da sud (Roma, la capitale in cui ci eravamo trasferiti per via del lavoro di sindacalista di papà) a Reggio Emilia, sulla recente autostrada del sole con la nuovissima 850 grigio topo, la prima auto comprata da papà, a quarant’anni. Un viaggio lunghissimo anche quello, certo meno di una notte ma almeno sette ore ci volevano, e d’estate non c’era l’aria condizionata sulle vecchie scatolette Fiat. Però ricordo che mio fratello ed io passavamo il tempo a riconoscere le auto che ci superavano, guardandole dal finestrino di dietro, facendoci quella cultura da Quattroruote che mi avrebbe portato a riempire infiniti album a quadretti con le mie infinite serie di automobili inventate, disegnate di profilo, davanti, gli interni, come un vero progetto….

Poi, l’estate in bici fra Bibbiano, San Polo, Montecchio, liberi di girare tra i paesini delle prime colline reggiane, senza controlli, senza paure…