Scusa l’insistenza, ma voglio tornare sulla questione con più calma, perché probabilmente sono stato troppo sintetico e poco chiaro nel mio commento, limitandomi quasi solo al link del post di Mila.
Devo dire che rileggendo il tuo pezzo — e anche quello molto interessante su Industria 4.0 e formazione tecnica — mi accorgo che, a dispetto di quello che mi sembra sia la tua reazione a quanto dice Mila, siete piuttosto d’accordo sull'essenziale: entrambi siete giustamente preoccupati dell’analfabetismo funzionale e del basso numero di laureati in Italia. Mila, che si occupa di scuola più che di università, tende ad evidenziare la problematica della formazione di base (da 0 anni…), tu che ti occupi più di università sei, naturalmente, più sensibile a quel che accade dopo.
In fondo, ci sono solo due punti veri di disaccordo, uno secondo me di pochissimo conto e sul quale ti invito a riflettere meglio, e il secondo che meriterebbe una discussione molto molto complessa:
- la famosa sperimentazione del liceo breve: Mila ricorda che gli anni diventano 4 ma il tempo scuola resta il medesimo o anche di più: le critiche del tipo “risparmio” o del tipo “messaggio politico sbagliato” mi sembrano quindi infondate. Tuttavia, ovviamente, restano del tutto legittime e forse anche giuste quelle del tipo “tempo di maturazione dei giovani” e “confronto internazionale sulla durata degli studi”. Ma queste ultime non mi sembrano critiche così fondamentali e, comunque, relativamente opinabili. Quel che mette bene in evidenza Mila è quanto molti — credo ce l’avesse sopratutto con i commenti dei soliti tuttologi sui quotidiani, non certo con te — si “fissano” su dettagli visibili (una limitata sperimentazione) e non si accorgono di vere travi come la differenza di tempo scuola di base fra nord e su Italia.
- la tua critica alla riforma “permanente” (ogni ministro cambia qualcosa…) contrapposta all'idea di sperimentazione e trasformazione permanente di Mila. Capisco che sia deprimente seguire cambiamenti legislativi a volte farraginosi e, certamente, il persistente centralismo del nostro sistema dell’istruzione non agevola. Tuttavia resto convinto che il sistema dell’istruzione, che è ormai la cosa più importante di ogni Stato, debba continuamente evolvere in un mondo (lo scrivi tu stesso) che cambia tanto in fretta che non si riesce a stargli dietro. Ci sono due modi di farlo (non necessariamente alternativi): sperimentando e retroagendo in modo intelligente alle sperimentazioni, oppure avviando grandi riforme di sistema, sicuramente più rischiose. Mi piace ricordare che quello che siamo, perfino io e te come persone visto che abbiamo più o meno la stessa età, deriva in buona parte da quella grandissima riforma di sistema che è stata la scuola media unica, di cui noi due siamo in qualche modo figli…
La finisco qui (e grazie per la pazienza). Leggo con estremo interesse quel che scrivi, come leggo con interesse quel che scrive Mila, che ritengo una delle menti più lucide fra quelle che, lavorando alla Presidenza del Consiglio e al Ministero, tentano di mettere mano in modo positivo alla macchina dell’istruzione. Spero che persone come voi riescano ad ascoltarsi e comprendersi (e anche discutere in modo acceso, ovviamente).
PS: perché il tuo obiettivo non è convincere? A me piace leggere, riflettere, e magari cambiare opinione — farmi convincere, appunto…
