Associazione Boscobello

Premessa
Questa è una storia inventata, ricca di dettagli solo per non annoiarvi, ma assolutamente inventata. E’ quello che potremmo chiamare uno “scenario” ed è utile soltanto come esercizio mentale. Non cercateci dentro niente di vero, ma abbiate cura di valutare che sia verosimile, perché quello, ai fini dell’esercizio, sarà fondamentale.
Alla fine della storia ci si porrà una domanda, l’esperimento è tutto lì e già qui potete fare una scelta: potete andare direttamente giù a leggerla e a decidere qualche per voi è la risposta giusta, oppure potete prima aspettare che vi venga raccontato tutto. Non c’è un comportamento giusto e uno sbagliato, quindi fate come volete.
La storia
In una provincia italiana non meglio specificata c’è un piccolo bosco che, per quanto non famoso è onore e vanto dei locali. Pepito Catrame, consigliere della regione, ha però deciso di distruggerlo per poterci costruire una superstrada a sei corsie. La superstrada non serve a niente, ma ha già in mente di affidare l’appalto all’ingegnere Turaccioli, suo compagno di merende. Dall’operazione, naturalmente, usciranno cospicue prebende sia per lui che per l’ingegnere.
L’idea di distruggere il bosco, però, indigna grandemente i coniugi Baldigiovani, che abitano nel comune di Trefratte, sul limitare del bosco. Si presentano quindi in regione denunciando l’inutilità del progetto, ma si schiantano contro un muro di gomma. Decidono però di non arrendersi e fondano quindi un comitato grazie a cui riescono a radunare una sessantina di persone. Il giorno che la prima ruspa si presenta a sradicare alberi del bosco, il comitato schiera tali persone a difesa dello spazio verde. Nell’imbarazzo generale i lavori si fermano.
I Baldigiovani sanno perfettamente che la burocrazia asservita ai tipi come Catrame è paziente e inesorabile, quindi la loro lotta è solo all’inizio. Un comitato, a lungo termine, potrebbe non essere sufficiente e così fondano l’associazione Boscobello, si dotano di un ufficio stampa e aprono un contocorrente su cui la gente può fare donazioni alla causa.
Il successo dell’associazione è immediato e clamoroso, anche grazie all’impegno che i Baldigiovani mettono nella causa. Le donazioni sono numerose e il destino del piccolo bosco ha notevole risonanza mediatica. I Baldigiovani si trovano a doversi espandere per gestire quello che sta crescendo intorno a loro, lasciano quindi entrambi il lavoro per dedicarsi completamente all’associazione, assumono tre persone e affittano degli uffici in cui insediarsi. Il loro marchio comincia a essere ambito da numerose iniziative locali e cominciano a prestarsi anche per opere di consulenza in campo ecologico.
Fortunatamente, tra i progetti a cui partecipano e le donazioni, i Baldigiovani riescono a ricavare dall’associazione Boscobello uno stipendio onorevole ciascuno, correttamente commisurato al loro grande impegno.
La lotta contro Catrame e Turaccioli si fa sempre più aspra finché un giorno la magistratura non solleva nei confronti dei due alcuni dubbi riguardanti un vecchio progetto in cui hanno collaborato in modo molto simile a quanto stanno facendo appunto in quel momento. Un progetto finito proprio male per questo e quel motivo.
E’ il trionfo dell’associazione Boscobello! Il bosco è salvo. La ruspa fermata in quel giorno ormai lontano non riaccenderà mai i suoi motori e arrugginirà all’ombra degli alberi, a imperituro monito a chi cerca di deturpare il paesaggio.
La storia, però, non finisce qui, perché l’Associazione Boscobello in realtà continua a esistere.
L’associazione conta ormai i Baldigiovani come amministratori unici, dodici dipendenti, una sede di proprietà. Alcuni investimenti in progetti di agricoltura bio della zona, la sponsorizzazione della squadra di pallavolo locale e un posto ad honorem nel consorzio dei produttori di olio della zona. Nonostante questa lodevole espansione, però, il suo bilancio è ancora basato per il 60% sulle donazioni della gente.
Ma perché donare, se il bosco è ormai salvo?
Col passare del tempo le donazioni continuano a calare. Questo porta l’associazione Boscobello a diminuire il suo personale, mantenere un profilo più basso rispetto alla comunità e tagliare molte delle iniziative a cui partecipa. Potrebbe venire da dire che l’associazione dovrebbe sparire, ma nella pratica questo non può accadere. Ormai intorno all’associazione girano diversi interessi e, per esempio, se scomparisse i Baldigiovani si ritroverebbero disoccupati, visto che hanno lasciato il lavoro e di certo potrebbero avere problemi a trovarne un altro dopo l’attività svolta.
A questo punto, il miracolo.
L’assessore al trasporto Mipermetta del comune di Quagliaroccia nota che il traffico della zona potrebbe avere giovamento da una bretella due corsie, un progetto di soli 14 chilometri che costeggia il nostro piccolo bosco. E’ un progetto piccolo e utile, che non fa reali danni.
L’Associazione Boscobello, però, è cosciente che ha bisogno di fare qualcosa che gli dia ritorno d’immagine e ha bisogno di un motivo per chiedere nuovamente donazioni. Per l’associazione da questo dipende la sua stessa esistenza, per le persone che lavorano all’associazione si tratta di quello o rimanere a piedi. Con prontezza di spirito viene emesso un comunicato in cui si condanna il progetto e si promette battaglia.
L’opinione pubblica, contando sulla storia dell’Associazione Boscobello, comincia a parlar male dell’idea della provinciale, molti vedono in Mipermetta un nuovo personaggio ambiguo come Catrame, profetizzano, crimini e nefandezze che solo l’Associazione può ostacolare. Appare importante ricominciare a donare, appare utile sentire il parere dell’associazione su molti argomenti, l’opinione pubblica torna a pendere dalle labbra dei Baldigiovani.
La domanda
La domanda è semplice: se un grigio assessore vi dice che serve una provinciale mentre una associazione ambientalista di specchiata fama vi dice che il progetto danneggerà l’ambiente, voi a chi date ragione?
Tradirò quanto vi ho promesso e vi porrò un secondo quesito: in che condizioni un’associazione ambientalista potrebbe appoggiare un progetto di edilizia che coinvolge in qualche misura il paesaggio?
La conclusione
La conclusione dell’esercizio non c’è. Se ci fosse sarebbe troppo bello. Lo scenario è lì e potete manipolarlo come volete. E’ lì anche la domanda ed è qualcosa che, mi sa, vi siete chiesti non molto spesso. Già chiedervela qualche volta di più, per oggi, potrebbe bastare.