Grillodrome

Gloria e vita alla nuova carne!

Nella sagra di Attention Whore che hanno cercato di appropriarsi del discorso di fine anno per dimostrare (a sé stessi) di contare qualcosa, è sbagliato mettere il discorso di Beppe Grillo sul piano di quello di tutti gli altri.

Innanzitutto il contro-discorso di Grillo non é un atto politico o, meglio, non è nato così. E’ un format televisivo con cui Tele+ (oggi SKY) cercò di rilanciare il suo personaggio (ancora strettamente comico) nel lontano 1998.

Un atto provocatorio, indubbiamente, ma assolutamente in linea con la dimensione televisiva e mediatica del personaggio, uno sketch.

In secondo luogo, è evidente che questo messaggio di fine anno 2018 non ha un intento comunicativo politico come lo intendiamo oggi. Non è diretto alla gente, non ci mostra che Grillo è “uno di noi”, non ha quasi niente di social. Proprio per questo, proprio perché è stato progettato al di fuori delle logiche sempre più piatte (e becere) dell’attuale epoca è forse più interessante.

La mia personale idea è che Grillo sia oggi un personaggio tragico. Nato comico, ha vissuto sulla sua pelle molto più di tanti altri la contraddizione di fare ridere e, allo stesso tempo, essere preso sul serio. L’origine, per usare un termine pomposo, di tutti i mali è probabilmente lì: Beppe Grillo, inconsapevolmente, un bel giorno, facendo una battuta ha scoperto di poter fare politica.

Da quel momento la sua figura è cresciuta consapevolmente in questa ambiguità: Beppe Grillo costruiva spettacoli che facevano ridere e allo stesso tempo cercavano di esporre una visione della realtà. E questa ambiguità era il suo punto debole: come comico era troppo amaro e come filosofo vedeva degenerare ogni sua idea in farsa.

Per trasformare Grillo da questa specie di chimera in un capo-popolo è servito l’intervento esterno, la manipolazione mediatica di Casaleggio. Ma parliamo di un processo che probabilmente il comico ha subito più che comandare. La sua figura sempre più grottesca è stata sfruttata a fondo fino a far scomparire la persona che c’era dietro assieme alle sue idee. L’uomo Beppe Grillo ha perso contatto col personaggio Beppe Grillo.

L’entrata perfetta, la grande illusione. È tutto. E farò crollare il teatro dagli applausi. Si sono dimenticati il fascino del teatro, hanno abbandonato i copioni quando il mondo è avvizzito sotto il bagliore dei riflettori nucleare. Io restituirò loro il melodramma, il grande Guignol. Vedi, Evey, tutto il mondo è un palcoscenico, e tutto il resto… è Vaudeville.

Oggi la macchina di Casaleggio ha accantonato Beppe Grillo relegandolo a semplice feticcio. Beppe Grillo compare in alcuni precisi momenti come una specie di animale raro, un retaggio antico da mostrare ai bambini. E in questi momenti, secondo me, le sue parole non sono più una sferzante critica nei confronti del mondo, come era all’epoca delle sue battaglie idealiste. Oggi Beppe Grillo inveisce contro i grillini e i grillini non lo capiscono. Come ha detto bene Zoro in una puntata di Propaganda Live, Beppe Grillo non ha più il contatto con il suo pubblico. Questo perché Beppe Grillo lancia insulti verso il suo pubblico e il suo pubblico crede invece che siano complimenti.

E’ in questa chiave, secondo me, che va letto il delirante messaggio di fine anno del 2018. Un messaggio che ha più riferimenti fantascientifici di quelli che potreste credere, un messaggio che probabilmente è piaciuto a Bruce Sterling, che da tempi non sospetti osserva il MoVimento. Ma anche un messaggio che, forse, vale la pena decifrare.

Il discorso comincia così:

Non sono neanche più l’Elevato

Il termine Elevato ha una storia curiosa. Il primo momento in cui Beppe Grillo si è definito tale è nel titolo a questo video (Ottobre 2015). L’inizio del video è piuttosto interessante. Grillo sale su un rialzo e il popolo lo acclama. Lui, rivolto al popolo, sbotta:

Siete appagati di immagini

Sostanzialmente lui è già consapevole che non ha bisogno di dire nulla, è solo un’icona, un’immaginetta votiva. Può anche fare il suo show, ma si è già preso tutti gli applausi di cui aveva bisogno senza aprire bocca.

In qualche modo questa cosa deve averlo colpito perché poi, a Palermo, nel Settembre del 2016, rivendicherà il titolo di Elevato al posto di quello di “capo politico del MoVimento”.

Se vogliamo cominciare a “decifrare” in qualche modo il linguaggio di Beppe Grillo, sembra che questo termine sia sempre usato in riferimento alla sua posizione rispetto al controllo del MoVimento. Infatti, proprio come Elevato firmerà pochi mesi dopo la lettera con cui avvierà la riforma del MoVimento, facendo il suo primo passo indietro e creando gli organi (più o meno fantoccio) del Direttorio e dei Probiviri.

Ancora oltre, nel Marzo 2018, userà nuovamente il termine alla chiusura della campagna elettorale per smentire (ma in realtà ancora una volta confermare) il fatto di non contare più nulla all’interno della creatura politica che aveva contribuito a creare.

Oggi quindi lui si dichiara ancor oltre questa posizione, in pratica sta dicendo ai grillini (destinatari del messaggio) “Potete ben venire qui a sentire cosa penso, ma sappiate che quello che penso, in realtà non conta più un cazzo”.

Poi, un’altra ammissione all’apparenza curiosa

Non so neanche che anno sia

Beppe Grillo aveva giocato con gli anni poco prima di quell’Imola 2015 che abbiamo già citato.

In questo caso, se vogliamo, abbiamo sbagliato soprattutto noi, detrattori del MoVimento. Ovviamente, vedendo questo filmato come la promozione della manifestazione Italia a 5 Stelle, l’abbiamo subito bollata come propaganda. Se però ci riflettiamo, è una propaganda sfacciata, esagerata, ipertrofica. Come adepti del MoVimento possiamo anche vederla come un messaggio propositivo, ma se pensiamo a Beppe Grillo comico e al modo in cui si pone, secondo me già qui è solo un’amara parodia di un futuro politico. E oggi, 2018, in cui tutti i temi trattati nel filmato sono stati toccati e in qualche modo disattesi o pervertiti, parliamo di una parodia terribilmente ben mirata.

Quindi è vero, Beppe Grillo non sa più in che anno è, nel senso che non sa più cosa pensare delle previsioni sul futuro che lui stesso aveva fatto. Aveva scherzato? Ci credeva davvero? Oggi non ne ha la più pallida idea.

Dopotutto

Io ragiono per secoli

ovvero, il treno per questa generazione è perso, di questo presente non potete farvene più nulla. Infatti

I sogni sono la battaglia che dovremo fare nel prossimo secolo

Nel prossimo, non in questo. In questo ormai, i sogni sono stati già divorati da un’entità esterna.

Cos’è questa entità esterna? E’ l’entità che ha diviso la sua mente dal suo corpo. Ovvero ha diviso il personaggio Beppe Grillo dalla persona Beppe Grillo, tenendo il primo e relegando nell’ombra il secondo.

A questo punto, Beppe Grillo parla di singolarità.

Questa singolarità che mi permette di non soffrire, di non avere più paure, timori, ansie, una meraviglia, una meraviglia statica.

La parola singolarità può sembrare campata in aria, ma non lo è. In futurologia, la singolarità è un concetto piuttosto complesso. In questi tempi, la sua definizione più comune è quella di un’intelligenza artificiale che sia superiore all’intelligenza umana. Tale intelligenza, secondo scenari più o meno apocalittici, potrebbe inglobare la razza umana, sottometterla o comunque intrappolarla. Senza tirare fuori ragionamenti troppo aulici come il basilisco di Roko potete benissimo fare riferimento al semplice Matrix.

Naturalmente Grillo però non sta parlando di Intelligenze Artificiali o concetti fantascientifici. Non è difficile però vedere dietro una metafora del genere il grande impianto informatico mediatico della Casaleggio Associati, gli sciami di bot che infestano i social, i grandi mietitori di dati che manipolano l’informazione per stillare consenso dalla rete. E’ una “macchina intelligente” anche quella, una macchina che controlla il personaggio Beppe Grillo, gli dà favore, così come glielo toglie. Nel momento in cui il blog di Beppe Grillo ha smesso di essere organo ufficiale del partito, le sue visite sono crollate.

Questa macchina, questi intrighi della Casaleggio:

mi permettono di vivere in questo bozzolo universale.

Esposto all’universo, ma chiuso dentro in trappola.

E’ curiosa anche la locuzione

ricorsi attuativi

(o attuattivi, refuso curioso, con un sacco di ricorrenze, in internet)

Facile relegarla alla semplice farneticazione, ma se vogliamo, come stiamo cercando, dare credito a un costrutto, si può vedere qui dentro due termini strettamente politici, che fanno riferimento all’attività parlamentare. Quella stessa attività parlamentare che imbriglia il MoVimento attualmente e contro cui il MoVimento sta ferocemente combattendo.

A questo punto Grillo può anche essere esplicito. E’ ovvio che la prima parte del discorso l’ha completamente sconnesso dalla realtà, nessuno darà più credito alle sue parole. Può quindi parlare fuori di metafora.

Non so che cosa sto dicendo
Sto riflettendo che tipo di individuo devo essere e sarò nel prossimo secolo, ho questi frammenti di umanità che mi pervadono le sinapsi, questa mente che ormai non so come viaggia.

A questo punto il passaggio che, in tanto caos, è riuscito comunque a suscitare più polemiche, ovvero quel

Rimanete umani, siate umani

Nell’Italia del razzismo, dell’esclusione, della chiusura dei porti e di tutte le altre schifezze che il MoVimento ha avallato, quando non promosso, suona semplicemente ipocrita che il personaggio Beppe Grillo esorti a rimanere umani. C’è chi l’ha considerata un’appropriazione di cattivo gusto della frase di Vittorio Arrigoni.

Ma la persona Beppe Grillo cosa pensa? Dopotutto, quando ricordò la morte di Arrigoni nel blog nel 2011 nessuno ebbe da ridire. Curiosamente, se provate a fare un po’ di ricerche correlando i nomi di Grillo e Arrigoni, scoprirete che a un certo punto si contendevano il primato tra i blog più letti d’Italia. Se vogliamo credere in un Grillo idealista, un Grillo che cercava di fare politica senza capire che non poteva farlo dal pulpito di un comico, possiamo quasi credere che lui vedesse in quel periodo il realizzarsi di un sogno mediatico, ovvero quello di un paese che, sulla rete, si informava partendo da modelli positivi, considerando come modelli positivi il suo stesso e quello proprio di Arrigoni.

Oggi quell’internet è perduto (in verità anche perché era un internet falsato, che rappresentava ahimé meno accuratamente di oggi la media della popolazione nazionale) così come la persona Beppe Grillo è persa all’ombra del suo personaggio. In questo senso, si può leggere l’esortazione come l’estremo grido di aiuto.

Grillo cosa vuole che facciano i Grillini per il nuovo anno? Il capitano della rivoluzione che ha guidato in battaglia le torme di guerrieri che hanno ribaltato l’Italia cosa propone oggi ai suoi soldati, in cui di certo non si è spenta la sete di sangue.

Auguri a te e famiglia, cliccate questo

Sostanzialmente, Grillo chiede il silenzio, vuole che si esauriscano le infinite tempeste di parole che lui stesso ha fomentato, vuole che i leoni da tastiera si ritirino e il loro sbraitare contro tutto e tutti si riduca al più banale degli auguri, divenga innocuo, inoffensivo, accomodante. Volete ancora denunciare le malefatte del PD? Volete prendervela con la Boldrini? Volete dare fuoco ai giornali? No, per pietà, smettetela e limitatevi a fare gli auguri, tornate a essere i vecchietti del buongiornissimo kaffé, smettetela di fingervi eroi. Tornate a dormire. Insomma:

In alto i cuori, se li avete ancora

Come tutte le narrazioni, questa che ho messo insieme io potrà apparirvi forzata e quindi falsa. C’è l’eventualità che sia solo nella mia testa. Però vi invito a chiedervi se effettivamente sia possibile che sotto le sconnesse parole di Grillo non vi sia proprio nulla e si possa liquidare così rapidamente ciò che ha detto.