LUCIO BATTISTI: il nostro canto libero!

Lui, il genio. Anche in quella insolita scelta di uscire dalle scene in un mondo in cui si sgomita e ci sia affanna per apparire. Coraggioso nel proporre testi che parlano d’amore nell’epoca dei cantautori impegnati. Ma soprattutto folle nel costruire pagine musicali assolutamente avanguardistiche. Basta ascoltare gli album «Il nostro caro angelo» e «Anima latina» (parliamo degli anni settanta) per realizzare quanto Lucio sia stato sempre maledettamente «avanti».
Lui, l’artista libero. Svincolato da leggi di mercato, dalle logiche editoriali delle varie epoche che ha attraversato. Il periodo Panella ne è testimonianza e conferma.
Lucio ha anticipato e dettato mode, ha edificato palazzi in cui molti artisti successivamente hanno alloggiato.
Acquistare un nuovo album di Battisti equivaleva alla possibilità di scoprire quale nuovo mondo fosse riuscito ad esplorare, in quale inedita dimensione musicale fosse stato capace di entrare.
Lui, il pifferaio magico. Riusciva ogni volta, nonostante le bizzarre evoluzioni e intuizioni, a trascinare pubblico e critica.
E allora tutti innamorati pazzi delle sue canzoni, che a chiamarle canzoni oggi sembra quasi offensivo. Chiamamole opere. Nessun artista è riuscito a collezionate tanti number one in classifica.
Ed è per questo che ci manca.
Con lui è finita la sperimentazione, la scrittura geniale, la creazione libera, la musica destinata all’ immortalità .
Con lui è morta l’arte di rimanere artisti. Dentro e oltre il tempo!
