A cat on the rubbleAlessandro Giangiuliolicenza CC BY

Il civic hacking è, anche, un modo per rispondere a situazioni di emergenza. Ce ne siamo accorti scrivendo la newsletter: nell’archivio della newsletter di #CivicHackingIT ci sono ben 18 corrispondenze per il termine emergenza.

Io e ErikaMarconato abbiamo ragionato in modo strutturato sul legame tra emergenze e civic hacking soprattutto grazie a due eventi collegati a due diverse edizioni del Festival della Partecipazione:

  1. 2019: “Trasparenza, open data e comunicazione nel ciclo del rischio”: una tavola rotonda a cui abbiamo partecipato Erika ed io il 23 novembre 2019 all’Aquila, invitati da ActionAid all’interno della campagna #Sicuriperdavvero;


Sometimes Open Needs a Push — by Alan Levine, Public Domain

Sometimes open needs a push: è il sottotitolo originale della foto della copertina di questo post (la foto è rilasciata in pubblico dominio), che è anche uno dei messaggi di questo approfondimento.

Sono stati mesi davvero particolari quelli appena passati: da appassionato di Open Government — e di civic hacking -, ho vissuto diverse fasi emotive nel vedere come l’Italia sta affrontando l’emergenza. Avevo (ed ho tuttora) un profondo senso di frustrazione nel vedere non applicate le prassi del governo aperto, da quasi nessuna delle nostre istituzioni.
Così, ho pensato di approfondire la natura del’applicazione pratica dell’Open Government in Italia. Volevo…


Oltre ad essere stati al WordCamp Verona il 12 ottobre scorso, lo scorso mese non ci siamo fatti mancare proprio nulla e sabato 19 siamo stati ospiti al Festival 2019 di Informatici Senza Frontiere che si teneva a Rovereto. Partecipavamo ad un panel dal titolo “Storie di civic hacking” assieme ad Eusebia Parrotto. L’abbiamo immaginato fin da subito come un’introduzione al civic hacking, immaginando un pubblico che non ne sapesse niente. Eusebia l’avevamo suggerita fin dalle prime fasi in cui si stava delineando il programma del festival, perché ha un punto di vista molto originale su cosa significa essere una…


By Lewis Carroll — pdf from gasl.org, Public Domain, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=1491642

Questa è la seconda parte della presentazione che abbiamo fatto ErikaMarconato ed io per il talk portato al WordCamp Verona 2019: se non hai ancora letto il pezzo di Erika sulla prima parte, dovresti farlo, altrimenti si rischia di non capire molto :-)

Cito l’ultima parte dove Erika mi introduce, così rientriamo in pieno nell’atmosfera:

Adesso che vi ho spaventati con una cosa tecnica, vi lascio a Matteo che vi porterà un po’ più a fondo nella tana del Bianconiglio, raccontandoci di WordPress come strumento di identità territoriale, come strumento per mettere insieme cose diverse e come strumento per creare…


RoadplantCC BY 2.0

Sfrutto questo post per approfondire alcuni elementi della sessione che ho tenuto qualche settimana fa a SOD19 (visto che anche Erika ha condiviso i suoi materiali). Avevo cominciato a riflettere su queste cose con il post chedati.(g0v).it — come gestire la domanda di Open Data nel 2019? che, da qui in poi, darò per scontato sia stato letto.

Cosa è emerso in lista SOD in merito alla domanda di dati prima del mio intervento

Ho condiviso in mailing-list il post su chedati.(g0v).it qualche giorno prima del raduno ed è emerso uno spunto di riflessione che vale la pena riprendere. Sto parlando del requestathon. Alfredo Serafini mi ha ricordato che una delle proposte di hackathon per SOD19…


Yin and YangCC BY NC 2.0

Questo blogpost raccoglie alcuni spunti che mi sono serviti come base per preparare la mia sessione a SOD19, il raduno della comunità di Spaghetti Open Data che si terrà i primi di giugno. Nel programma ci sono il titolo (Come organizzare e rappresentare la domanda di Open Data) e la descrizione:

Oggi le iniziative Open Data sono costruite tutte relativamente intorno all’offerta. Non è facile aggregare il lato domanda (anche per colpa della frammentazione della società civile). Considerando anche l’esistenza del FOIA, la domanda di apertura di dati non sembra decollare o manifestarsi in modo rilevante. …


Luca SerazziCC BY

Lo scorso novembre avevo immaginato alcuni buoni spunti per uscire dal trogolo degli Open Data, uno di questi era relativo all’open-washing:

riconoscere l’open-washing quando ce lo troviamo davanti e pretendere che il processo cambi. Lo so, più facile a dirsi che a farsi, ma se non lo facciamo l’unica narrazione esistente saranno i comunicati stampa e le pubbliche relazioni infarcite di specchietti per le allodole (è una pratica abbastanza diffusa, non è una questione di colore politico, ma di semplice ricerca del consenso).

Continuando il ragionamento, vedo due direzioni in cui muoversi:

  1. aumentare in generale la consapevolezza sul tema, stimolando…


Darkday — CC BY

Siamo nel pantano, anzi nel trogolo. Se nel post precedente ho evidenziato le possibili direzioni per uscirne, adesso è tempo di guardare dove abbiamo i piedi. Prima di tutto, una precisazione sul trogolo: ne abbiamo parlato nel numero della newsletter di #CivicHackingIT sugli Open Data nel mondo, ma forse è il caso di renderlo ancora più esplicito l’argomento. Abbiamo citato questo tweet che mostra il famoso grafico che spiega il ‘Gartner Hype Cycle’ e dove si evidenzia il trogolo:

Ci sono tre zone del pantano che emergeranno in questa riflessione: una coinvolge la la Pubblica Amministrazione, la seconda riguarda…


Rafael Vianna CroffiCC BY

Questa è la prima parte di una serie di riflessioni che sto facendo in questo periodo sull’Open Data in Italia (grazie anche al confronto con Erika e altri attivisti). Volutamente, ho preferito partire con l’analisi delle potenzialità che vedo e concentrarmi di più sugli aspetti positivi. La seconda parte (che pubblicherò a breve) sarà molto più critica e, forse, più interessante per chi di dati aperti si occupa da un po’.

Non ricordo esattamente quando, ma qualche anno fa impostai alcuni Google Alert per tenere d’occhio le notizie che parlavano di Open Data in Italia: la quantità di alert settimanali…


Dettaglio di una foto scattata dal team di mySociety, via Flickr — licenza CC BY 2.0

Dopo aver condiviso alcuni spunti su Code for America, vorrei riflettere su un paio di elementi che ho approfondito in merito a mySociety, un’esperienza inglese di civic hacking che viene citata spesso anche qui in Italia. Per capirci, se hai sentito parlare di “FixMyStreet” oppure di “TheyWorkForYou”, conosci almeno un paio di servizi sviluppati da mySociety.

Prima di focalizzare alcuni aspetti di questa organizzazione, se ti interessa conoscerne la storia e hai poco tempo, nel loro sito ufficiale c’è una timeline davvero comoda e ben fatta.

Tutto inizia nel 2003

Siamo nella primavera del 2003 quando James Crabtree pubblica un articolo dal titolo Civic…

Matteo Brunati

Web addicted, Community Manager at @SpazioDati. Member of Spaghetti Open Data, IWA Italy, OK Italy. FSFE Fellow. Working on #CivicHackingIT

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