Ho sceso, dandoti il braccio
Uno dei poeti che più amo è Eugenio Montale.
Già dai tempi della scuola, l’ho sentito molto vicino a me, al mio pensiero.
Non so dire se la sua poetica, scarna ed essenziale, mi abbia influenzato o meno, certo che anch'io non posso dire di essere poeta loquace.
I suoi versi, spesso pessimistici alla prima lettura, sono uno sguardo sincero e reale sulla vita, sul dolore, sull'amore.
Come egli stesso diceva: “L’argomento della mia poesia (…) è la condizione umana in sé considerata: non questo o quello avvenimento storico. Ciò non significa estraniarsi da quanto avviene nel mondo; significa solo coscienza, e volontà, di non scambiare l’essenziale col transitorio (…). Avendo sentito fin dalla nascita una totale disarmonia con la realtà che mi circondava, la materia della mia ispirazione non poteva essere che quella disarmonia.”
Ci sono sue liriche che resteranno per sempre a regalare forti emozioni, per la lucidità con cui analizzano la sofferenza di chi è alla ricerca di un senso alla propria vita.
E altre che, allo stesso modo, riempiono il cuore d’amore.
Una di queste, la mia poesia preferita in assoluto, che trovo spesso sul web — a significare quanto sia amata ancora oggi — e che non mi soffermo a rileggere spesso, perché piango ogni volta in cui arrivo all'ultimo verso, è “Ho sceso, dandoti il braccio”.
Ho sceso dandoti il braccio, almeno un milione di scale
e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
Il mio dura tuttora, né più mi occorrono
le coincidenze, le prenotazioni,
le trappole, gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che si vede.
Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
non già perché con quattr’occhi forse si vede di più.
Con te le ho scese perché sapevo che di noi due
le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
erano le tue.
Poesia dedicata alla moglie scomparsa, è una profonda dichiarazione d’amore.
Lei, che aveva problemi di vista e doveva essere accompagnata e sostenuta, era in realtà il vero sostegno della coppia, mentre ora per il Poeta c’è solo il vuoto ad ogni gradino fatto senza di lei.
La vita vissuta insieme, per quanto lunga, è stata comunque troppo breve e tutto il resto non ha più alcuna importanza.
La seconda strofa è la più intensa, è l’ode alla donna amata ed è metafora della vita insieme.
Il cammino percorso uno accanto all'altra non è stato fatto solo perché in due la vita si affronta meglio.
Per il Poeta, la donna che aveva a fianco era una guida, la sua guida, e a lei si è affidato.
Non credo ci sia altro da aggiungere a questa meravigliosa lirica.
La Poesia è sempre emozione per i cuori che hanno voglia di lasciarsi emozionare.
© Daniela Giorgini