Good bye London, it has been a pleasure!

Camminavo per strada l’altro giorno per andare a lavoro, avvolto come sempre nei miei pensieri: con la testa tra le nuvole come mi hanno sempre detto i miei genitori.

Ad un certo punto sento qualcuno accelerare il passo velocemente dietro di me, quasi come stesse correndo.

Mi tocca sulla spalla. 
Mi giro infastidito e mi sento dire: ‘hey man, you lost that’.

Mi restituisce la Oyster. Lo guardo, non ho tempo di ringraziare che è già ripartito a passo spedito.

Ecco, in questa scena c’è tutto quello che mi occorre per descrivere Londra, quello che mi ha dato, quello che mi spaventa, quello che e che non mi mancherà.

Ho raccontato la scena a Giulia (la mia coinquilina), ragioniamo insieme sul fatto e valutiamo come e se questi atteggiamenti siano costruiti, perché loro, gli inglesi, quasi si sentono in dovere di farlo.

È forse vero, forse no. Ma ciò non cambia l’effetto di questi accaduti: un senso civico ineguagliabile! Proprio quello che noi non abbiamo.

Senso civico questo sconosciuto.

Si, questa è una cosa che mi mancherà

La parte che non capisco è che queste sono le stesse persone che nonostante i tuoi 40kg di valige ti urtano sulle scale della metro. Ti chiedono scusa, ma percepisci chiaramente il fastidio che a loro stai arrecando.

A denti stretti ti manderanno a fanculo.

In Italia non ti avrebbero urtato, o proprio male che andava, il vaffanculo te lo prendevi in faccia.

Anche questo è facilmente spiegabile, ed anche questo è riconducibile a due aspetti: uno negativo, uno positivo.

Sono stato urtato perché probabilmente , l’inglese (o Londoner) di turno, stava aspettando da almeno 30 secondi che facessi un po’ di spazio. 
Un tempo infinito. L’aspetto negativo.
Non puoi far perdere 30 secondi qui. Loro devono continuare la loro giornata, la loro routine, accada quello che accada.

Sono spaventosi in questo.

Leggevo un libro tempo fa. Parlava dell’intenzione dei tedeschi di scatenare paura nei cittadini, durante la seconda guerra mondiale, bombardando Londra, con l’intento di bloccare in parte la produzione industriale.

Risultato? Esattamente l’opposto.

Il fatto di non essere stati uccisi da un bombardamento dava loro la consapevolezza di poter sfuggire ad un prossimo. 
Positività, continuare a fare quello che era giusto fare. L’aspetto positivo.

Esattamente come blocchiamo Roma perché una busta in strada abbandonata ci fa pensare a un attentato terroristico. Ridicolo!!

Questo è un altro atteggiamento che mi mancherà.

Ma lasciatemi approfondire l’accezione negativa di questo. Alienazione.

Alienazione da lavoro, come diceva un articolo che ho letto recentemente parlando di “tube-work-tube lifestyle”.

Alienazione dagli orari: seppur tutto in orario e funzionale, hai sempre quella sensazione che devi correre, che devi andare, che devi continuare, a testa bassa senza prenderti 5 secondi di pausa, 5 secondi per te: saresti travolto!!

Non sono ipocrita, esiste il tempo per il relax, ovvio! Ma non pensate di poterlo fare durante la routine Monday to Friday, specialmente se sei in una strada principale o nei pressi di una tube in zone centrali.

Questo non mi mancherà.


Sono partito con un bagaglio di speranze, di paure, di ansie e di eccitazione.

A distanza di due anni, posso dire con tranquillità che è stata fin qui la scelta migliore della mia vita. Tra vari libri che ho letto, pensieri personali sparsi tra le mie note, sono sicuro di poter affermare questo:

La differenza tra un viaggio e un esperienza di vita, è che il primo apre la mente, il secondo le dà forma!

Già, ero convinto di parecchie cose prima di partire.

  • Ero convinto di poter migliorare l’inglese e tornare con un inglese impeccabile.
  • Ero convinto di poter accrescere il mio livello tecnico nel mio lavoro.
  • Ero convinto che questo sarebbe stato “il passo” della mia carriera lavorativa.

Ho raccolto, a mio stupore, qualcosa di diverso, qualcosa che forse custodirò gelosamente dentro di me, non permettendo a nessuno di intaccare le mie convinzioni.

Ho capito che la forma conta solo da noi. Un inglese impeccabile non è essenziale, quello che conta sono i contenuti. Come quella volta a lavoro (e lavoro in una grande azienda inglese), quando sollevai al mio “manager” un problema di un algoritmo che stavamo eseguendo.

Mi disse: “Oh, ok! Let me figuring it out”.

Dopo un ora mi disse: “Daniele, let’s talking about that with Mr. X and Mr. Y”. Dove Mr X e Mr X in questione erano due “super manager” dei piani superiori! Io, con il mio inglese maccheronico, con il mio stile tutt’altro che da camicia e cravatta, mi sono ritrovato a parlare dopo due ore con 5 di questi tizi sui 40 anni, cercando di spiegare loro che non avevano capito nulla!

Io, 27 anni, straniero che non conosce la lingua! Diciamocelo chiaramente, da noi non sarebbe mai successo!

Ho capito che nel lavoro non si cresce solo tecnicamente e verticalmente, ma si cresce in maniera orizzontale su mille altri fattori. Ho capito che chi impone il suo pensiero, chi ha una posizione forte su qualcosa, molto spesso è un debole che non è in grado di metter in discussione i suoi principi, non ha la forza di cambiare di se stesso! Potrebbe essere un rigido bigotto.

Ho capito che esiste un mondo fuori dal lavoro! Il lavoro è un mezzo! Ovvio ci deve piacere, ovvio dobbiamo avere degli obiettivi. Ma mi sto convincendo giorno dopo giorno che la carriera, forse, è una meschina bugia o una storia utopistica che la nostra società ci impone.

Per non parlare dei soldi. Ammetto, avevo fame di soldi e carriera. Mi sono accontentato della consapevolezza di poter avere entrambi!

Purtroppo quando non nasci “esoso” sei convinto che soldi e carriera è quello che ti manca nella vita. Sono felice di aver scoperto che contano poco e nulla.

Torno a Roma, con un bagaglio pieno di diverse, piccole cose. Torno profondamente cambiato nell’animo. Torno un po più rigido, forse con ancora meno emotività. Ma torno sereno, consapevole, forse (finalmente) più maturo.

Torno con delle speranze. Vorrei veder cambiare la mia città. Vorrei vederla civilizzata. Vorrei vedere la generazione più giovane di me e la mia generazione con la fame, quella vera, con i sogni! Vorrei fare un paragone di come si vive a Roma centro rispetto a Londra. Non sono uno stolto, probabilmente rimarrò deluso. Ma sono felice di avere questa leggerezza (e fortuna) che mi spinge e mi da l’opportunità di poter fare quello che voglio con la mia vita (non è forse questa la definizione di libertà?)

Torno con nel cuore molte, stupende, persone che ho conosciuto qui. Non per fare un torno a nessuno, ma in particolare ringrazio Giulia , Alessio e Giulianone. Non a caso sono state le persone che ho salutato con tanto dispiacere. Sono sicuro di aver trovato delle persone speciali, che mi porterò dietro tutta la vita. Ringrazio tutti gli amici di italiani digitali, persone stupende, piene di animo e voglia di fare (e ce ne fossero così).

Nel frattempo, “London has been a pleasure”. L’uso di “has been” non è causale, sono sicuro che non è una parentesi chiusa!