“Votate il male minore”. Perché scegliere la Clinton secondo Noam Chomsky, in 8 punti

E’ come quando si avvicina l’esame e sai di non essere pronto. O almeno non pronto abbastanza. Ormai è tardi per rimediare, il tuo unico modo di correre ai ripari è parlarne con gli altri davanti all’aula in preda ad una logorrea nevrotica nella quale cerchi di ricordare i passaggi, convincere tutti e te stesso che alla fine le cose le sai, un modo di uscirne lo troverai… se regge la vescica.
Lo stesso stanno facendo alcuni americani, quelli che hanno sottovalutato Trump e allo stesso tempo snobbato la Clinton. Forse speravano in una sorte migliore per Sanders o magari già pregustavano una chiamata alle armi verso il voto di protesta: “Il partito proibizionista è una sobria alternativa!”
Poi è arrivata la sera in cui Melania è salita sul palco della RNC di bianco vestita. Birra alla mano davanti alla tv si sono scambiati qualche strizzatina d’occhio e buffetti sul gomito, prima di andare a dormire hanno ringraziato il cielo in segreto per i chirurghi estetici sussurrando “blessed be thy botox” e si sono messi a letto. La mattina dopo hanno letto i sondaggi, rendendosi conto di non essere gli unici ad aver apprezzato il discorso di Michelle Obama in bocca ad un’ ex top model. “Holy shit, Trump-olini potrebbe vincere!”, hanno detto.
E allora sono cominciati a uscire gli editoriali impauriti con titoli tipo “Siete sicuri di volere 4 anni di dittatura?”, “Cosa significherebbe avere Trump con il dito appoggiato sul bottone del nucleare”(con accanto pubblicità di bunker prefabbricati) e “Alla fine Hillary è una brava ragazza, se le togliete la mail”. Sul Guardian, Nyt, Washington Post, Vox… ne ho letti diversi. Uno mi è piaciuto in particolare, dal blog di Michael Moore sull’Huffington Post , che vi consiglio di leggere: 5 reasons why Trump will win (è stato tradotto anche in italiano)

Oggi, a qualche giorno di distanza e a 3 mesi esatti dall’8 Novembre, nonostante le gaffe, le sparate, e il fatto che la Clinton dopo la convention Dem abbia ripreso un po’ di forza, il tycoon fa comunque paura.
Non vi nascondo che il mio cuore ha avuto un sobbalzo quando ho visto che il padre della grammatica generativa aveva scritto gli “8 motivi per cui votare il male minore”. Sarà perché la citazione universitaria all’inizio di questo post riguarda soprattutto i miei esami di linguistica, sarà perché Noam Chomsky è il nome anarchico e anticonformista dal quale non ti aspetteresti mai una presa di posizione, seppur indiretta, in favore della Clinton. Poi c’è il fatto che nessuno tra l’Inkiesta, il Post, l’Huffington o l’Internazionale, ha ancora tradotto questo articolo del 15 giugno.
E allora l’ho fatto io.
1) Il voto non deve essere visto come una forma di espressione personale o giudizio morale in rappresaglia verso i principali candidati dei partiti che non riescono a riflettere i nostri valori o verso un sistema corrotto che limita le scelte tra quelle accettabili per le élite aziendali.
2) La conseguenza esclusiva dell’atto di votare nel 2016 sarà (se in uno Stato in bilico) di aumentare o diminuire la probabilità di vittoria di uno dei principali candidati dei partiti di maggioranza.
3) Uno di questi candidati, Trump, nega l’esistenza del riscaldamento globale, fa appelli per un maggiore utilizzo di combustibili fossili, lo smantellamento delle normative ambientali e si rifiuta di aiutare l’India e altri paesi in via di sviluppo come richiesto nel trattato di Parigi, una combinazione che potrebbe, in quattro anni, portarci ad un punto catastrofico di non ritorno. Trump ha anche promesso di espellere 11 milioni di immigrati messicani, sacrificati per difendere i sostenitori che hanno aggredito i manifestanti afroamericani ai suoi comizi, ha dichiarato la sua “apertura ad usare armi nucleari”, sostiene il divieto ai musulmani di entrare negli Stati Uniti e si rivolge alla “ polizia in questo paese come assolutamente maltrattata e incompresa” pur avendo “fatto un lavoro incredibile nel mantenere la legge e l’ordine”. Trump ha anche promesso di aumentare le spese militari e allo stesso tempo tagliare le tasse ai ricchi, il che significa distruggere tutto ciò che resta degli ammortizzatori sociali, nonostante i falsi proclama.
4) L’impatto negativo che queste ed altre politiche e atteggiamenti estremistici simili imporranno sulle già emarginate ed oppresse popolazioni ha un’alta probabilità di essere significativamente maggiore di quello che sarà il risultato con la Clinton alla presidenza.

5) Il punto 4 dovrebbe costituire una base sufficiente per votare Clinton, laddove il voto è potenzialmente significativo, ovvero negli Stati in bilico.
6) Tuttavia, la sinistra dovrebbe anche riconoscere che se in base alla sua incapacità di sostenere la Clinton, Trump vincesse, dovrà ripetutamente affrontare l’accusa (fondata), di non aver avuto a cuore coloro che di sicuro saranno più penalizzati dall’amministrazione Trump.
7) Questa accusa verrebbe spesso ricordata dai rappresentanti delle istituzioni che la utilizzerebbero in malafede come giustificazione per le battaglie perse con l’egemonia aziendale, sia nel Partito Democratico che al di fuori. Questi garantirebbero la circolazione delle accuse nei grandi canali mediatici con il risultato che molti di coloro che vorrebbero sostenere le sfide della sinistra troverebbero una buona ragione per mantenere i loro legami con l’establishment politico, piuttosto che romperli, come invece dovrebbero fare.
8) Conclusione: respingendo la logica elettorale del “male minore” e facendo così aumentare il rischio potenziale di un sconfitta per la Clinton, la sinistra minerà ciò che dovrebbe essere alla base di ciò che dice di voler raggiungere.