Smettere di essere meschini è possibile

  1. Invece di mettere costantemente in dubbio le persone che vi raccontano una cosa molto brutta che può essere successa loro, mettete in dubbio voi stessi.
  2. Invece di mettervi a fare le pulci nelle differenze che possono esserci tra “molestia” “stupro” “catcalling” e fare la classifica tra chi ha più o meno diritto a sentirsi violato, vediamo di capire e di piantarselo bene nella testa come un chiodo inamovibile, che arrivano tutte dalla medesima matrice. Capito questo decidete se volete essere complici del carnefice o alleati della vittima.
  3. C’è un momento preciso in cui le zone di grigio tra chi perpetra violenza (verbale, psicologica, fisica di qualsiasi genere) e chi subisce diventano bianche o nere. Non è più possibile stare nel mezzo. Se stai nel mezzo stai col carnefice.
  4. No vuol dire no. Anche se fino a un secondo prima è sembrato un sì. Voi idea non la cambiate mai? No vuol dire no.
  5. Quando vi raccontate che voi avreste fatto meglio, che voi avreste detto no, che voi sareste riusciti a salvarvi, i casi sono due. Non vi siete mai trovati in una posizione di minoranza fisica o di rapporto di forza e non avete la minima idea di cosa stiate parlando. Se vi ci siete trovati e avete reagito invece di condannare chi non ne è stato capace dovreste mettervi nei suoi panni e provare la vergogna e la paura che ha sentito, centuplicata. E magari provare a capire che in quel momento anche voi — mentre non state provando empatia — state facendo i prepotenti del cazzo andando a ingrossare ulteriormente le fila di un’infinita catena di arroganza che va spezzata con urgenza.
  6. Maschi, cari maschi stupiti di tutte i racconti di brutte esperienze che si stanno leggendo ovunque in questi giorni, fate una cosa. Chiedete alle vostre madri, fidanzate, figlie, colleghe, sorelle, alle donne soprattutto a quelle che vi stanno antipatiche, che non capite, che giudicate, che ritenete lontanissime dal vostro modo di essere se hanno mai subito molestie o sono mai state infastidite da comportamenti sopraffacenti. Ascoltate, fate parlare, tacete per una volta e ascoltate *davvero*. Fermatevi e riflettete sulla portata della faccenda: ci sono categorie di persone che devono costantemente combattere contro la prepotenza ogni santo giorno. La prepotenza è figlia della cultura della sopraffazione la cui natura subdola è capace di insinuarsi in situazioni che possono sembrare innocue. Faccio un esempio banalissimo: si capisce praticamente tutto di una persona da come tratta camerieri, baby sitter, sottoposti. E qui ci agganciamo a un altro tema: il potere. Ci vuole un secondo a farlo diventare pre-potere. Ci siamo cascati tutti almeno una volta nella vita. Cosa fa la differenza? Analizzare i propri comportamenti ed essere perfettamente consapevoli che spesso il tuo potere è la paura di qualcun altro che ti subisce e non sa come gestirti. E rispetto a questo tema bisogna fare esercizio di onestà intellettuale e non giudizio. Come hanno fatto invece Aspesi, Lucarelli e altre che non mi vengono in mente ora (sono tante, sono troppe le donne che hanno introiettato antipatia per le proprie simili, anziché comprensione). O altre ancora che hanno usato la loro voce per raccontare dell’IO IO IO, senza dare nessun apporto a un coro di voci soppresse (ora non più grazie a #quellavoltache #metoo) che mai come in un nessun altro momento storico, devono essere ascoltate. Care Natalia, care Selvaggia: avete un potere e lo avete usato nel peggiore dei modi ovvero rendendo plausibili tutte le zone grigie che esistono tra vittima e carnefice. Ma non c’è nessun problema, vi sarete già auto assolte come è nella natura di chi invece di farsi delle domande, ha tutte le risposte.
  7. Per quanto mi riguarda è un bene che misogini, stronzi, stronze, persone sgradevoli, commenti inqualificabili, prese di posizione ottuse, giudizi inaccettabili vengano a galla in qualsiasi modo e contesto. Portano alla luce il sottobosco di grettezza dal quale è doveroso allontanarsi e prendere distanze siderali, consentono di poter trattare queste persone come meritano di essere trattate. C’è un punto, in questi temi, in cui l’unica cosa da fare è prendere il bastone e darlo sui pensieri brutti, sulla meschinità. Senza scusarsi nemmeno un secondo. Sei contro gli omosessuali? Vuoi gli immigranti tutti morti? Sei convinto/a che chi porti la minigonna, chi è ubriachello/a se la sia andata a cercare? Perché mi devo mettere a spiegare a te che non hai nessuna voglia di capire e manco ti rendi conto di cosa stai dicendo, che il tuo modo di pensare è orribile? Vi risulta che quando qualcuno vi aggredisce chieda scusa mentre lo fa? Perché noi che dobbiamo difenderci da questi modi talebani di pensare e di conseguenza di vivere, dovremmo chiedere scusa, cogliere sempre le attenuanti? Basta.
  8. Spostare l’attenzione sulla vittima — soprattutto se femmina — anziché concentrarsi sul carnefice, coprendola di dubbi, domande e dita puntate non si discosta molto dal concetto di “stai attenta a come ti vesti e a come ti comporti”. Avete mai sentito dire questa cosa a un maschio? Per quale motivo non si insegna a non avere attenzioni negative? A gestire pulsioni negative? Più è oggettificata una persona e più sarà difficile togliere l’idea che sia proprietà, cosa, altro.
  9. Alla luce di come si è comportata certa stampa italiana verso Asia Argento, chi non ha la forza che ha avuto lei non può farcela a reggere l’ondata di fango con cui la si vorrebbe far tacere togliendole la voce, sminuendola, riducendola a un oggetto inanimato (vedi punto 8). Un po’ come quello che denuncia chi ruba e poi viene isolato, come quello che si ribella al pizzo e viene lasciato solo. La risposta al “perché non è stato detto prima” la potete trovare anche nelle denunce di molestie per i casi gravissimi di pedofilia di Boston ad esempio. Anche quelli dovrebbero essere condannati dall’opinione pubblica per aver parlato troppo tardi? Su dai che ce la fate ad arrivarci che è una cazzata colossale l’argomento “è tardi”.
  10. Vi do una notizia sconvolgente: non essere meschini è possibile. Lo sapete sempre quando lo siete. Se non lo sapete, allora non è più un problema che la ragione e il buon senso possono risolvere.

Altre letture da fare sull’argomento:

Giulia Blasi

Gaia Giordani

Barbara Sgarzi

Arianna Ciccone

Irene Graziosi

Tamu McPherson

Omar Schillaci

Marina Pierri

Claudia Torrisi

UPDATE: Aggiungo un’ultima cosa: trovo le battute, le vignette e questo “cavalca l’onda per stupire” a tutti i costi del tutto fuori luogo.
La stigmatizzazione del fenomeno di cui si parla in questi giorni mi pare l’evoluzione — autorizzata peraltro da alcuni media — del “te la stai prendendo troppo”.
Come detesto il politically correct, detesto questo genere di sarcasmo. 
Non siamo ancora pronti per far diventare ironia queste cose perché non c’è stata ancora una vera presa di coscienza e conseguente elaborazione collettiva del problema.

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