Gli smartphone hanno distrutto una generazione,
ma la Bellezza può salvarli
Lanciato un grido di allarme dagli USA ,da Jean Twenge, docente in psicologia Università di San Diego, nel suo libro “IGen” sulla generazione iGen, giovani nati tra il 1995 e il 2012 e cresciuti con cellulari e smartphone.

I teenagers Usa sono più depressi e meno inseriti a scuola o al lavoro, sono una generazione solitaria e dislocata, passano meno tempo con gli amici ( -40% ), meno tempo nello studio e nello sport.
La pista di pattinaggio, il campo da pallacanestro, la piscina cittadina, sono stati sostituiti da spazi virtuali accessibili tramite app e il web (su Snapchat, Instagram, Facebook).
Amano i telefonini più di quanto vivano le persone reali, preferiscono la texting ( scrittura messaggini ) alla conversazione effettiva, emoj (faccine) comprese.
Tutto bene allora ? No, infatti la depressione e l’insonnia crescono,così come i suicidi e il bullismo aggressivo.
L’arrivo dello smartphone ha radicalmente cambiato ogni aspetto delle vite degli alescenti,non più un’adolescenza analogica ma digitale, cambiato inoltre la natura delle loro interazioni sociali e della loro “salute mentale”.
Dipendenti dal wifi e always on, sono sempre attaccati ai loro smartphone anche di notte magari sotto il cuscino nel letto, spesso soffrono di insonnia hanno diminuito le loro ore di riposo mediamente da 9 a 7 ore.
Più “casalinghi” e “divanati”,hanno più tempo libero,sono più in famiglia ma estraniati con i loro smartphone.
In aumento anche i fenomeni di bullismo e la violenza digitale via social.
In Italia le cose non sono poi così tanto diverse, lo smartphone è come un “biberon elettronico” che cura l’horror vacui informazioniale, e il frenetico multitasking (fanno più cose contemporaneamente), che regala un po’di emozioni risvegliando dalla noia una generazione di giovani fomofobici (paura di essere esclusi dai social) patiti di selfie spesso estremi in cui si rischia addirittura la cosa più preziosa , la propria vita.
Cosa fare ?

Traconiane terapie di divieti o sequestro della “pantegana digitale” (così Sergio Saviane aveva definito con acume sprezzante i primi cellulari, non sapendo ancora cosa sarebbe diventati ) risultano inutili se non controproducenti meglio usare intelligenti strategie che trasformino il biberon in un caleidoscopio di bellezza.
Si documentare,fotografare il bello che esite intorno a loro così che lo schermo si accenda questa volta di colori immagini di opere d’arte o bellezze architettonicche mai viste prima magari da una visuale prospettica diversa,una sfida per la Scuola.
Impegnarli in piccoli lavori di reportage audiovisivi con i nuovi mezzi tecnologici, noi lo abbiamo fatto con i minidroni volanti nell’esperienza dronibyart portando molti studenti a documentare mostre d’arte,ville,musei.
Ecco allora che può succedere qualcosa di strano, un display freddo presente vita,calore animato dalla Bellezza che porta luce nelle annoiate vite dei giovani entusiasmandoli in insoliti cacciatori di Bellezza.
