DIREZIONE PD: LE MIE CONCLUSIONI

Riguardo alla direzione nazionale del PD, del congresso, delle lotte tra leader, ammetto subito: mi hanno già scassato il cazzo. Potrei chiudere qui l’articolo (metagiornalismo sboccato), ma procediamo, che ho ancora tanto da dire.

Renzi e minoranza: Renzi ha capito, almeno secondo me. Sta facendo i conti con una sconfitta cocente. Mette da parte l’arroganza, incalza la minoranza. Congresso prima o poi, non importa. Apre la porta, ma non rimane a guardare. Si sta già muovendo. Coglie la necessità dei circoli, dei militanti e del paese di essere ascoltato. E lo fa a partire dal giorno dopo. Come ha lasciato la carica di Capo di Governo, si paventa la possibilità che lasci temporaneamente la segreteria in mano ad Orfini. Non mi sta simpatico; chi mi conosce lo sa benissimo. Ma bisogna ammettere con lucidità quando le cose cambiano: “l’uomo solo al comando”, il “renzismo” - termine orrendo e usato a sproposito, soprattutto dalla minoranza, per demonizzare e distruggere più che per ricostruire - sono retoriche che adesso non hanno valore. Ed infatti l’arroganza tipica di Renzi ora la rivedo nella minoranza. Anche di questi, di ogni singolo esponente di spicco, non ho un parere positivo. Anche solo il termine “scissione” utilizzato come deterrente, è vergognoso. Voglio essere chiaro: se la scissione si realizzasse, mio malgrado, al di là di quello che hanno intenzione di creare, seppur con la propositività di chi vuole ripartire, non rappresenteranno tutta la Sinistra. Il PD non sarà scevro di componenti, ideali e proposte di Sinistra. Si confonderanno tra le varie micro-forze di centrosinistra, che probabilmente si spaccheranno, si modificheranno, certamente cambieranno sempre a seconda della forza principale di riferimento dell’area: in questo caso, e spero a lungo, il riferimento è il PD.

Emiliano: amo quest’uomo. Mi ci rivedo spesso, soprattutto fisicamente. Sin da subito - e non me ne vergogno - ho pensato che potesse essere una risposta adatta, una svolta a Sinistra di cui abbiamo bisogno. Ma ora si confonde tra personalità che non gli si addicono. Accanto a Speranza, D’Alema ed Enrico Rossi - pur considerando quest'ultimo una personalità straordinaria come lo stesso Emiliano - perde tutte le sue caratteristiche uniche. Si adatta anche al linguaggio: in un'intervista a SkyTG24 demonizza ogni scelta dell’attuale segreteria perché “renziana”, ma nel merito si fa trovare impreparato. Ripeto ciò che ho già detto: Renzi non mi sta simpatico; ma il passaggio da Renzi a Emiliano sarebbe traumatico! Renzi ci ha abituati ad un tipo di comunicazione, ad una conoscenza della cosa pubblica sopraffine. Magari la linea di Governo andrebbe ridiscussa, ma la sua preparazione è fuori da ogni dubbio. Se Emiliano si pone solo come alternativa - per altro nella minoranza - a quello che ha incominciato a definire “renzismo”, mi duole dirlo ma nel merito preferisco quest'ultimo! Se Emiliano, com'è nel suo stile, si fosse mosso senza cadere nel trappolone delle correnti, se avesse lavorato con il suo carisma per il PD a prescindere da chi lo guidasse, adesso non starei pensando che lo voglia distruggere.

Orlando: sarò molto breve: concretamente - com'è lui, concreto appunto - è quello che più di tutti mi ha convinto. Dall’intervento in direzione si evince la volontà di ridiscutere linea di governo e organizzazione del partito, resistendo ad ogni spinta alla scissione. Dà un colpo ben assestato a Renzi e minoranza, costituendosi davvero come terza via; alternativa a Renzi e alla minoranza. Se dovesse scendere in campo, se le cose dovessero rimanere tali, sosterrei la sua candidatura. Senza remore, certo della mia scelta.

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