Macron ha fatto una settimana di vacanza in meno, dunque il trucco è giustificato

Il presidente francese tenta di diventare il nuovo leader dell’Europa

Daniele Bellasio
Aug 25, 2017 · 3 min read

Ho un vago ma preciso ricordo. Vago sull’autore della citazione, ma preciso sul contenuto della stessa. Mi pare infatti fosse Giulio Andreotti, sette volte presidente del Consiglio italiano, a dire:

“Perché ho guidato così tanti governi? Perché mi sono svegliato sempre un’ora prima di tutti gli altri”.

Alzarsi alle 6 di mattina era — per la furba ironia andreottiana— era la ragione del suo successo, in questo caso politico. La citazione mi è tornata in mente osservando Emmanuel Macron. Non perché Macron sia andreottiano — anche se c’è molto di vero nella definizione di “machiavellico” utilizzata da Bernardo Valli in una recente lunga analisi dei primi cento giorni del presidente francese sulla Repubblica — ma perché l’inquilino dell’Eliseo è tornato dalle ferie una settimana prima degli altri leader europei. O almeno ha dato questa impressione con l’obiettivo di continuare a costruire una ben delineata immagine di sé da nuovo leader dell’Europa più o meno unita.

Paolo Gentiloni, presidente del Consiglio italiano, ed Emmanuel Macron, presidente francese

Dunque, tornato una settimana prima — magari sono tornati anche altri, ma lui si è notato — si è fatto innanzitutto un giro nell’Europa dell’Est per trovare una soluzione al problema, problema almeno dal punto di vista francese, della concorrenza “sleale”, sleale almeno dal punto di vista francese, in fatto di costo del lavoro e di stipendi tra paesi europei e altri paesi europei.

E il giro lo ha fatto mentre a Parigi il suo governo guidato dal premier Edouard Philippe metteva a punto, un po’ “concertando” e un po’ no, la riforma del lavoro su cui la presidenza Macron si gioca molto più del ritorno autunnale alla realtà politica, forse addirittura la presidenza stessa.

Esagerato? Un po’. Ma questo tema è il vero banco di prova per l’Eliseo e soprattutto di questi tempi.

Però la leadership che Macron vuole costruire per sé è quella di chi vuole e sa rimettere en marche l’Europa, oltre che la Francia. Su questa idea di sé e della Francia ha costruito una campagna elettorale, ora vuole costruirci anche buona parte del suo mandato. Così, subito dopo il viaggio nell’Est Europa e risolta la questione dello status non di first lady per l’amata Brigitte, ha convocato per lunedì a Parigi un vertice con Italia, Spagna e Germania (più Ciad, Niger e Libia) sul tema tanto caro ai paesi del Sud Europa: l’immigrazione. Vedremo se sarà poco più di una photo opportunity o qualcosa di concreto e serio. Ma intanto Macron è di nuovo al centro dell’azione e dell’attenzione, è in campo, con quella settimana di anticipo sull’agenda europea che si fa notare.

François Hollande

Anche il suo predecessore, peraltro, François Hollande, era stato eletto e poi accolto con questo crisma di tosta responsabilità anche sul piano europeo, nel difficile e sempre attuale tentativo di controbilanciare il peso tedesco nelle scelte continentali. A Hollande andò male prima in Europa e poi anche in Francia, prima sulla ricostruzione dello spirito comunitario e poi sulla riforma dell’economia in generale e del lavoro in particolare. Ed è curioso che ora Macron, scelto da Hollande prima come consigliere all’Eliseo e poi come ministro dell’Economia per fare anche la riforma del lavoro, si ritrovi più a ripartire dallo stesso Hollande, o almeno dalle medesime ambizioni.

Basterà essere tornato dalle ferie una settimana prima? Basterà rinunciare al riposto ed essere super attivo? La cosa peraltro, evidentemente, costa fatica e fatica che lascia il segno, se è vero quello che ha scritto il settimanale Le Point, cioè che in tre mesi Macron ha spese 26 mila euro per trucco e parrucco. Anche qui, in fondo, è il linea con Hollande che spendeva 10 mila al mese.

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Daniele Bellasio

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Papà, giornalista, direttore della Comunicazione dell’Università Cattolica del Sacro Cuore

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