Londra. Novembre 2014

C’è anche, ed è vero, chi qui cresce palme sulle terrazze del Barbican, in una accecante meraviglia di modernità realizzata. E tutto intorno, quel quartiere di edifici silenziosi, tra strade strette, luci livide, marmi, barriere e discrezione finanziaria, che si propaga nei secoli con continuità misteriosa. Ma soltanto poche ore prima (e invariabilmente accadrà dopo il tramonto), è sufficiente un inatteso ritardo dall’aeroporto, che posticipi il tuo arrivo in città, dalla tarda sera fino alla notte fonda — per scoprire di fronte a te, in quelle stesse strade, soltanto di poco più a ovest, la medesima città ricca: ma ora spogliata e disabitata. Ogni passante si fa allora incerto e angosciato, e ogni nuovo incontro sul marciapiede, anticipato nella sagoma oscura di chi ti raggiungerà, ti lascia con una domanda. Questa volta sarò io la sua minaccia, o lui la mia?

Puoi scrutare chi proviene dalla direzione opposta, e in ombre e dettagli ottenere rassicurazioni, o al contrario avvertimenti di terrore: porta uno zaino, parla al telefono, sono due donne, cammina di fretta, barcolla. Fino al più terribile degli incubi. Quell’uomo dal volto sfregiato zoppica, grida, si avvicina, e l’autobus è ripartito troppo in fretta. E la strada è ora di nuovo deserta.

Mentre alle tre e mezza di notte l’autobus passa il fiume, e la piazza di Trafalgar, e lo Strand, e le Royal Courts of Justice, e la cattedrale, e di nuovo si immerge nella City, c’è ovunque intorno calma stupore ma non dolcezza, mentre si punteggia di figure segrete il tuo notturno capitalista. Ancora troppo presto perché nei caffè qualcuno si accinga a scaldare i forni, o qualche luce d’appartamento si accenda verso la mattina, si aggira ovunque muto e lento, tra i fagotti di chi dorme senza un indirizzo, o dal suo giaciglio accanto all’ingresso del Waldorf Hotel si è da poco svegliato e ora cammina per scansare le ore più fredde del giorno, l’esercito degli addetti alla pulizia della città privata. Molto prima dell’alba, molto prima che chiunque possa persino sospettare della loro esistenza, questi uomini hanno il compito di riportare la ricchezza alla sua perfezione fisica. Si spolverano porte, maniglie, vetrine, targhe d’oro.

Soltanto in apparenza, nello spazio della notte di Londra si ribalta qualche gerarchia. Per qualche ora al giorno, come un incidente che si lasci correre, la miseria riesce ad appropriarsi della vista di quelle facciate austere e regali, e di luoghi nati per escludere. Ma quanto davvero può valere, la conquista di un deserto urbano a circuito chiuso? Nei larghi e vuoti saloni d’ingresso ai grattacieli, ci sono uomini la cui giornata è iniziata molte ore prima, su strade lontanissime e sconosciute, in stanze povere e male illuminate. Adesso lavorano al buio, senza parlare con nessuno. Lucidano colossali opere d’arte che nessuno ha mai guardato. Puliscono lunghi divani in pelle che nessuno ha mai usato. Tavoli giganti e bianchi. Pulsanti d’ascensori d’argento. Acquari.

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