Il primo computer della storia

Indovinate un po? per parlare della storia dei computer ci tocca fare un passo a ritroso nella storia del mondo… Ed in realtà il salto da fare non è nemmeno cosi breve, dobbiamo infatti andare a scomodare l’antica Grecia. Lo so, sembra una pazzia che per parlare di qualcosa di cosi tecnologico come un computer, si debba andare cosi lontano, ma la storia che sto per raccontarvi ha inizio proprio li. I greci furono un popolo da sempre dedito a tutte le arti, ci basti pensare alla filosofia o alle scoperte in campo matematico, fisico o astronomico, che essi raggiunsero. Non starò qui ad enumerarvi ed a descrivervi tutte le scoperte di Pitagora, Archimede e soci, perché sarebbero davvero troppe ed esulerebbero in gran parte dall’argomento che si sta trattando, tuttavia di una di quelle proprio non posso fare a meno di raccontarvi.

La vicenda ha inizio agli inizi del ‘900, In un tratto di mare tra il Peloponneso e Creta, quando un gruppo di pescatori di spugne dovette rifugiarsi, a causa di una tempesta, sull’isoletta rocciosa di Cerigotto (o Anticitera). Una volta terminata la mareggiata, i pescatori decisero di proseguire la pesca e si immersero al largo dell’isola. Alla profondità di circa 43 metri, scoprirono il relitto di una nave, naufragata agli inizi del I° secolo a.C. ed adibita al trasporto di oggetti di prestigio, tra cui statue in bronzo e marmo. Furono recuperati diversi reperti dei quali uno, in particolare, attirò l’attenzione dell’archeologo chiamato ad esaminarli.

Un reperto che, a prima vista, sembrava un semplice blocco di pietra ma possedeva un ingranaggio, inglobato all’interno e visibile solo in piccola parte. Grazie ad esami più approfonditi si scoprì che si trattava di un sofisticato meccanismo, fortemente corroso ed incrostato, composto da tre parti principali e da decine di altri piccoli meccanismi. Accurate analisi del reperto ne fecero risalire, con certezza, la costruzione al 150–100 a.C.

La macchina di Anticitera originale, cosi come è stata ritrovata sul fondale

La macchina, dalle dimensioni di 30 cm per 15 e con lo spessore di 7,5 cm, era costruita in rame e montata in una cornice di legno. Si trattava di un sofisticato meccanismo di orologeria ed era ricoperta da oltre durmila caratteri di scrittura, dei quali circa il 95% è stato decifrato (il testo completo dell’iscrizione non è ancora stato pubblicato). Come potrete ben immaginare, le ipotesi sul suo funzionamento furono moltissime e non prive di polemiche, soprattutto da parte di chi sosteneva che il meccanismo fosse troppo complesso per appartenere al relitto.

Il mistero intorno allo strumento, cominciò a svelarsi solo nel 1951, quando lo storico della scienza inglese Derek de Solla Price iniziò uno studio che durò circa 30 anni, grazie al quale scoprì che si trattava di un planetario, mosso da ruote dentate, che serviva per calcolare il sorgere del sole, le fasi lunari, i movimenti dei cinque pianeti allora conosciuti (quelli visibili ad occhio nudo), gli equinozi, i solstizi, i mesi, i giorni della settimana e, secondo un recente studio, le date dei giochi olimpici. Insomma, si trattava di un vero e proprio computer, per l’esattezza, il primo computer meccanico della storia o almeno (e qui mi sembra doveroso sottolinearlo), è il primo di cui siamo venuti in possesso.

Dal punto di vista costruttivo il meccanismo era costruito attorno ad un asse centrale. Quando l’asse girava, entrava in funzione un sistema di alberi e di ingranaggi che faceva muovere delle probabili lancette a diverse velocità, intorno ad una serie di quadranti. Price riuscì a ricostruire la macchina solo parzialmente in quanto mancavano alcuni ingranaggi. Negli anni scorsi un gruppo di ricercatori britannici, greci e statunitensi, l’”Antikythera Mechanism Research Project”, ha potuto approfondire ulteriormente l’analisi del meccanismo, anche grazie al ritrovamento di nuovi frammenti riportati alla luce da successive ricerche ed all’applicazione di moderni metodi di studio, dalla tomografia computerizzata alla rielaborazione digitale, ad alta risoluzione, della superficie.

Alla fine del 2008 la ricostruzione completa dell’antico computer fu terminata, e venne curata da Michael Wright, un ingegnere del Museo delle Scienze di Londra. E’ una copia esatta dell’originale, con le stesse dimensioni e gli stessi materiali. Sul pannello frontale ci sono due quadranti sovrapposti che riportano lo zodiaco e i giorni dell’anno; delle lancette indicano la posizione del sole, della luna e dei cinque pianeti. Il quadrante superiore rappresenta il “Ciclo Metonico”, cioè il ciclo dei 19 anni. In questo modo è possibile mantenere un calendario sincronizzato sia con il corso del sole che con quello della luna.

Vista laterale del modello ricostruito, Museo archeologico nazionale di Atene

Quello inferiore invece è stato diviso invece in ben 223 parti e fa riferimento al cosiddetto “Ciclo di Saros”, usato per prevedere le eclissi. Tanto per dare un’idea, il Ciclo di Saros è un periodo di 18,03 anni (223 mesi sinodici) al termine del quale si ripetono le stesse eclissi lunari e solari. Durante un Saros avvengono 29 eclissi di Luna e 41 eclissi di Sole.

L’aspetto assolutamente straordinario della macchina di Anticitera è che una tale precisione meccanica la ritroviamo solo in meccanismi creati intorno al 1050 d.C. con la realizzazione dei primi calendari meccanici.

Il “Meccanismo di Anticitera”, pur rimanendo ancorato alla sua origine nel periodo ellenico, ha precorso i tempi di almeno duemilacinquecento anni, collocandosi “idealmente”, ma a pieno titolo, nella storia moderna.

A questo punto, abbiamo compiuto un incredibile passo avanti nella storia e siamo giunti ad esplorare epoche che ci risultano più vicine e più facilmente “navigabili”, ma vi preannuncio che anche qui le cose non saranno tutte limpide e chiare, anzi, forse proprio per il fatto che avremo a disposizione moltissime fonti di informazione, alcune anche molto discordanti tra loro, dovremo fare un bel po’ di fatica per trovare delle notizie esatte .

La storia è un osso duro e vende a caro prezzo le informazioni.

Ci siamo allora, l’era moderna sta per sfornare i primi nomi di coloro che si sono cimentati nella costruzione dei computer e dei loro antenati. Poteva secondo voi mancare da questa narrazione quel genio di Galileo Galilei? Nossignore, eccolo anche lui a cimentarsi con quello che venne chiamato “Compasso geometrico et militare”, era il 1597 quando sfornò una sorta di regolo calcolatore composto da due aste graduate ed incernierate con cui era possibile eseguire radici quadrate e cubiche e molte altre operazioni. Gli impieghi del regolo si estesero anche alla topografia, all’agrimensura ed alla balistica; egli stesso creò un manuale in italiano (non in latino) che venne stampato in un centinaio di semplari.

Compasso geometrico et militare di Galileo Galilei

Una curiosità legata al regolo calcolatore è che fu anche oggetto di un tentativo di plagio che però (fortunatamente per Galileo), venne sventato dalle autorità.

Un altro tassello importante della nostra vicenda fu quello introdotto da John Napier, noto come Giovanni Nepero, un matematico, astronomo e fisico scozzese, che nel 1614 ideò un congegno chiamato i “bastoncini o ossi di Nepero” che erano in grado di ridurre la moltiplicazione e la divisione a semplici procedure di manipolazione, con elaborazione semi-meccanizzata;

Bastoncini o ossi di Nepero 1614

essi rimasero in uso per circa un secolo, permettevano di moltiplicare o dividere un numero qualunque per un numero di una sola cifra. Nepero fu importante nel mondo accademico anche per l’invenzione dei logaritmi.

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