il metodo è fascista
“Qua c’è la certificazione che un organo dello Stato indaga un altro organo dello Stato. Con la piccolissima differenza che questo organo dello Stato è stato eletto da voi, altri non sono stati eletti da nessuno e non rispondono a nessuno”. (Matteo Salvini)
Io non credo, egregio Ministro, che lei ignori che ogni organo dello Stato è sottoposto alla legge. Lo è lei quando agisce per controllare i confini, per fermare gli sbarchi, per rimpatriare gli immigrati. Lo sono gli altri organi quando formulano un’accusa al suo operato.
Io credo invece che lei stia, consapevolmente, alimentando l’odio contro la democrazia, facendosene scudo in modo cinico e malvagio. Perchè è vero che lei è stato eletto dai cittadini, ma quel voto non l’ha nominata ministro e non la pone al di sopra della legge. Non le consente di porsi al di fuori di essa e del suo rispetto.
Anche a lei, egregio Ministro, pensava Gramsci quando scriveva che “Il fascismo si è presentato come l’anti-partito, … ha dato modo, con la sua promessa di impunità, a una moltitudine incomposta di coprire con una vernice di idealità politiche vaghe e nebulose lo straripare selvaggio delle passioni, degli odi, dei desideri. Il fascismo è divenuto così un fatto di costume, si è identificato con la psicologia barbarica e antisociale di alcuni strati del popolo italiano …”.
Perchè il fascismo non è terminato con la sua sconfitta. Il fascismo non è un determinato periodo storico. Perchè “il fascismo non è il contrario del comunismo, ma della democrazia. … Il fascismo non è un’ideologia, ma un metodo …”.
Quel metodo che lei ha utilizzato per farsi carico di una istanza giusta, il bisogno di sicurezza, e trasformarla, anche grazie ad una sapiente propaganda e ad un uso spregiudicato delle nuove tecnologie, alternando verità e bugie, miscelando bonomia e aggressività, nell‘arma con cui oggi pensa di poter cancellare la separazione dei poteri e limitare l’autonomia dei giudici, di poter scavalcare il Parlamento e vivere il suo incarico come una investitura. L’esatto contrario di quello cui si era impegnato il giorno della sua nomina: “Giuro di essere fedele alla Repubblica, di osservarne lealmente la Costituzione e le leggi e di esercitare le mie funzioni nell’interesse esclusivo della Nazione”. L’esatto contrario di quell’adempiere con dignità e onore alla funzione pubblica che le è stata affidata.
Ma lei, signor ministro, non è l’unico colpevole.
Con lei c’è chi era pronto a chiedere l’impeachment per il Presidente della Repubblica e oggi china la testa e chiude gli occhi davanti alla sua ribalderia. C’è chi dice che tra lei e Minniti non vi sono differenze, e svilisce il valore della democrazia e la saldezza delle istituzioni in una ottusa e sterile polemica politica. C’è chi non sa vedere che dietro l’odio che lei alimenta, non c’è la scontro tra buonisti e patrioti, ma quel “metodo fascista” che vuole portare la società allo scontro civile e la democrazia all’impotenza.
Egregio ministro, da giovane lei diceva prima i lombardi, poi ha detto prima i padani e, oggi, dice prima gli italiani. Ma lei disprezza ognuno di questi, li ritiene pavidi, cinici e opportunisti, sa che l’hanno premiata solo perché ha indicato loro un nemico contro cui sfogarsi e, da cinico e opportunista, sa che dovrà inventarne sempre uno nuovo fino .
Quello che succede oggi dimostra che dopo la Liberazione non era scontato che saremmo diventati migliori. Abbiamo imparato a convivere perché le istituzioni ci hanno obbligato a farlo impedendo “lo straripare selvaggio delle passioni, degli odi, dei desideri” ma non abbiamo imparato, almeno non tutti, il valore di quella imposizione che sta scritta nella Costituzione.
Per questo il 30 settembre a Roma non andrò a manifestare contro l’Italia dell’odio e della paura che lei ha costruito. Andrò per difendere la democrazia da quel “metodo fascista” che lei sta usando contro il suo stesso Paese e contro i suoi stessi concittadini.
E lo farò innanzitutto per me. Per quelli a cui voglio bene. Ma lo farò anche per chi non riscuote la mia stima. Per chi non crede che siamo in pericolo. Per chi non riesce a vedere il problema. E anche per chi, come lei, crede che il problema sia la soluzione. Perché se lei ha potuto sviluppare pensieri cattivi e sentimenti di odio è proprio grazie alla sconfitta di quel “metodo fascista”.
Ma oggi, ci perdonerà, il suo sputare nel piatto [democratico] che l’ha nutrita deve essere fermato. Resistendo.
Grazie a Michela Murgia per avere ispirato questa riflessione.