Una milanese in sicilia…fa diving

Gironzolando tra i fondali alla scoperta di tesori nascosti

Il motivo per cui decidevo di venire in Sicilia, quasi tre anni fa, era a me chiaro:

scappare dalla città e godere del mare, in tutte le sue sfumature di blu.

E il luogo più lontano da Milano, pur rimanendo in Italia, era proprio quest’isola che avevo visitato solo una volta da ragazzina, durante una vacanza con mia madre e una sua amica.

Loro avevano su per giù la mia età attuale e se la sciallavano in chiacchiere e risate. Io ero in fase adolescenziale, ribelle e taciturna quanto bastava per rendermi antipatica. Tuttavia, la vista del mare siciliano, così blu, profondo e luminoso, aveva impresso su di me una potente attrazione, che mi ha riportato qui, a distanza di quasi trent’anni.

Crescendo, ho visitato i mari più belli al mondo che bagnano le coste africane, asiatiche e del centro-America. Ho girato il Mediterraneo, beneficiato del mare della Liguria, così vicino alla Lombardia, dove risiedevo, e di quello cristallino della Sardegna. Mi sono immersa in acque brulicanti di vita, che mostrano paesaggi sommersi di incredibile bellezza e animali che mai avrei pensato di incontrare: dai piccoli e variopinti nudibranchi ai maestosi squali-balena.

Eppure, da quando ho messo la testa sott’acqua qui in Sicilia, ho scoperto che questo tratto di mare, in cui convergono il Tirreno e il canale di Sicilia, nasconde ancora oggi un patrimonio di tesori archeologici che non esiste altrove.

Terra di conquiste e invasioni dai tempi dei Fenici, le coste trapanesi sono state occupate nella storia dai greci, dai romani, dagli arabi, dai normanni, e da una serie di invasori che l’hanno sedotta e poi abbandonata, e che hanno lasciato, come amanti sprovveduti, i segni del loro passaggio, tanto sulla terraferma, quanto sott’acqua. Non è difficile scorgere le sagome di anfore e vasellame ancora ben conservati, e i recenti ritrovamenti di ceppi di ancora, navi puniche e romane in queste acque sono l’ennesima testimonianza del tesoro archeologico conservato in questo mare.

Dei relitti che risalgono ad epoche recenti, alla seconda guerra mondiale (come il bimotore inglese Wellinghton MK2) o agli anni ’70 e ’80 (come la petroliera Pavlos V o il Kent, la “nave dei corani”) vi parlerò un’altra volta…
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