I princìpi di The Last Of Us

Cosa costruisce la nostra familiarità con un gioco leggendario

Semplicemente giocando a The Last Of Us si incappa in una serie di contrasti fondamentali che definiscono l’esperienza non solo di gioco ma anche da spettatore di questo titolo. Tali confronti portano a una scelta, e ciò porta di conseguenza a costruire una propria intimità con il prodotto Naughty Dog, dando una direzione emotiva ben precisa all’avventura di Joel e Ellie per chi la sta vivendo con loro. Questi princìpi sono:

Breve contro lungo termine

In un momento dell’avventura ci si ritrova al sicuro in una soffitta, con due personaggi amici e con il primo tavolo da costruzione armi davanti a sé. Cosa sceglieremo? Le scelte sono molteplici, ma non tutte realizzabili. Su quale arma destineremo le nostre risorse? Sull’arco, indispensabile quando non bisogna farsi sentire, o sul fucile, dalla potenza di fuoco notevole in situazioni di faccia a faccia?
Siamo appena sfuggiti a un assalto di gruppo da parte degli infetti, a cui abbiamo scaricato addosso tutto l’arsenale che avevamo. Quindi la scelta a breve termine, consci che ricapiterà, sarebbe quella di aumentare la potenza o rapidità del fucile. D’altra parte sappiamo che l’arco ci sarà utile quando incontreremo gli infetti più micidiali, i clickers, che non vedono ma sentono benissimo.
Una scelta del genere è ciò che dovrebbe essere comunicato in tutte le opere che parlano di apocalisse zombie o simili. Sceglierai la soluzione giusta nel breve o nel lungo termine? Quando vuoi essere più pronto alla sopravvivenza?

Bene contro male

Il singolo più grande successo di un prodotto che parla di sopravvivenza è questionare il limite tra bene e male. All’inizio dell’avventura, Joel è il male. Un contrabbandiere che accetta lavori sporchi, che non teme di uccidere a sangue freddo per uno sgarbo subìto o per interesse. La morte di Tess e l’arrivo di Ellie cambiano questa sua percezione della vita, e la sua missione di riportare Ellie sana e salva dai Fireflies ci fa giustamente propendere per lui. Impossibile però, quando nel finale Joel si tiene Ellie tutta per sé al posto che dare all'umanità la possibilità di guarire, non rimanerci di sasso. Le ultime sequenze hanno un taglio cinematografico diverso, sono decisamente le più importanti dal punto di vista narrativo, perché mentre vanno il giocatore si sta chiedendo:

Io cosa avrei fatto?

Bene comune contro egoismo

Joel è quindi cattivo nel finale? No. Ha semplicemente un atteggiamento egoistico. Chi non l’avrebbe? Ha salvato quella mocciosa tremila volte, e altrettante è stato salvato da essa. Ma la vita ci pone spesso davanti a una scelta di questo tipo: bene comune o il mio?
Joel è risoluto, perlomeno prende la scelta in modo cosciente, trucida Marlene,e nega davanti a qualsiasi evidenza che Ellie fosse l’ultima speranza del genere umano. Per quanto riguarda noi, percepiamo che l’egoismo farà sprofondare il Mondo. Ma che Joel ha una nuova figlia.

Speranza contro disperazione

Una nuova speranza per l’umanità, Ellie. Si sacrificherà e salverà il Mondo. Giocando ci si accorge che ce l’hanno tutti con questa ragazza. Tutto il gameplay si basa sul fatto che chiunque, con rare eccezioni, è un pericolo. A Pittsburgh dei randagi se la prendono con noi in gran numero. Sulle montagne ci tendono trappole, ci vogliono mangiare, ci incarcerano più volte. Perché? Perché quello è il volto della disperazione. Per loro non c’è speranza, per loro siamo destinati all’estinzione, per loro Ellie non ha alcuna importanza e tantomeno le sue ragioni. Ognuno bada a sopravvivere, corrotto dal male intorno.
Quando Joel decide di accompagnare Ellie costi quel che costi, fa una scelta di speranza salvo, come detto, rimangiarsi tutto nel finale. Quando però sceglie Ellie invece che la disperazione sta abbracciando la speranza. E si è messo nella condizione di combattere tutta la disperazione di un Mondo in cui ce n’è in ogni angolo.
Per noi questa è una scelta obbligata (non si può giocare coi cattivi) ma attenzione: captare la scelta di Joel immediatamente è propedeutico alla totale immedesimazione nel gioco, che prende gran parte del suo appeal da questo processo.

The Last Of Us è una grande opera per una serie di motivi lunghissima. Ma le scelte che compiamo costruiscono la sua influenza su di noi e, come detto, la nostra intimità con esso, costituendo il nucleo emotivo dell’esperienza. Il mezzo videoludico facilita l’atto della scelta, ma TLOU insegna a tutti coloro che hanno a che fare con mondi post-apocalittici su quale campo si combatte la battaglia. Che non si vince a suon di proiettili ma soprattutto nella testa dello spettatore.

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