L’oasi della normalità: la personalità e il luogo del dovere.

Da un po’ di tempo, mi trovo su un’isola affollata. Non è un luogo di vacanza, anzi… è terra di sacrificio.

Per alcuni è una conquista, tira un’aria pesante, afosa, torrida, la gente si deterge la fronte e va dritta e spedita per una strada senza approdi, pur sapendo che ogni sforzo potrebbe anche non determinare nulla, oltre a qualche danno psichico di nevrosi o destini depressivi.

Eppure, quest’isola è zeppa di persone che sentono di essere felici solo per il fatto di poggiare i piedi su questa terra, sono felici di sentirsi normali, poiché agli occhi di tutti e è normale avere un numero identificativo ed è normale sacrificare se stessi per il vantaggio di qualcun altro, correggere o addirittura cassare la propria faccia, il proprio modo di essere.

Si è pronti a pagare qualsiasi prezzo per la conquista della normalità, quella raccontata, agognata, patinata, la normalità dà risonanza all’effimero, agli status per i quali la gente è disposta a dedicare la propria vita.

Ma dove sono tutti? siete davanti ai miei occhi ma non vi vedo, parlate ma non dite, vi sento ma non c’è nulla da ascoltare, il nulla assoluto.

Cosa fai nella vita per mantenerti vivo?

Devi dire la verità però, non fare esercizio di luoghi comuni…

Dove le tieni le tue passioni? dove nascondi le tue priorità? ne hai ancora? senti ancora trasporto per qualcosa? In cosa sei ancora curioso? …

Ultima domanda: ti riconosci nelle cose che fai?

Se le tue risposte aderiscono alla vita che fai, allora sei al massimo del tuo potenziale, altrimenti… o decidi di rimanere castrato o fai in modo di realizzare ciò che somiglia a te.

Fintanto che non sarà percorsa da ognuno la strada che porta a sviluppare il meglio di sé, quest’isola sarà affollata di niente, di gente che svolge mestieri che non esistono, perché il compromesso rende nulla qualsiasi opera.

Perché dico questo? Beh se nella vita dovrai fare il mediatore di mestiere allora la trattativa è il tuo forte, pertanto non dovrai giustificare alcunché, perché la finalità è proprio quella del compromesso, ma se non sei nato per trattare o non lo fai per vivere, il compromesso compromette, storpia…

Ricorda che sei tu che riempi il tempo, tu sei il pilota, anche quando la tua vita ti sembra totalmente dipendente da fattori esterni, sei tu che ti porgi a favore della dipendenza.

Esprimere se stessi, vuol dire vivere la propria vita.

Quello che vogliamo davvero essere è quello che siamo, altrimenti faremmo di tutto per essere altro.

Domina la paura di cambiare, domina qualsiasi tipo di paura ma non creandoti dei palliativi, o delle maschere, semplicemente affronta, sii te stesso nella tempesta come nel deserto, nella felicità e nell’entusiasmo come nei momenti di solitudine e sbandamento, fai di tutto per riconoscerti in ogni situazione.

Sii consapevole della tua vita, fai della tua vita un esercizio di consapevolezza.

Amati per quello che sei e non per quello che il mondo vorrebbe che tu fossi.