Ho scritto un breve pezzo su Elvira Banotti per parlare di come stiamo sui social network, è andato in giro, ha raccolto reazioni, in un caso mi ha addirittura reso un sacerdote del «mansplaining». Ed è di quest’ultimo che vale la pena parlare

Elvira Banotti nel 1969, quando inchiodò Montanelli alle sue responsabilità.

L’altro giorno, l’11 marzo, sono arrivato in redazione con un paio di idee che mi avevano accompagnato per buona parte del weekend: la prima, che aver cosparso di vernice rosa la statua di Indro Montanelli a Porta Venezia era un gesto non solo innocuo, ma anche efficace per comunicare alcune fondamentali finalità dell’8 marzo; la seconda era che Elvira Banotti, la giornalista, scrittrice e storica femminista, per come la conoscevo io si prestava ad articolare un discorso interessante su quel che siamo, e cosa diventiamo arrabbiandoci sui social network. …


Com’è che si arriva a credere che l’uomo non sia mai stato sulla luna? Uno studio spiega come funziona il cervello dei cospirazionisti.

Vi siete mai chiesti perché c’è così tanta gente che mette in dubbio fatti comprovati? Oppure che è fermamente convinta di bizzarre teorie prive di fondamento? Da dove spuntano quelli che «le scie chimiche», «i dinosauri non sono mai esistiti» e «Lady D. è stata uccisa dal Mossad»? La risposta potete trovarla in un recente studio di uno psicologo australiano.

Stephan Lewandowsky, della University of Western Australia, e i suoi collaboratori hanno diffuso su Psychological Science — una delle pubblicazioni più autorevoli nel campo della psicologia — una ricerca volta a indagare le dinamiche che portano a dubitare dell’autorevolezza della…


“Lo stroncatore” è il Tumblr che raccoglie dal web recensioni “atipiche” dei classici letterari. Il suo creatore ci racconta cosa ha capito di chi considera Infinite Jest «un gigantesco ammasso di chiacchiere».

Il signore degli anelli? «Una noia infinita, prolisso, con trovate da telenovela e vagamente (ma non tanto) “no-global”». Se questo è un uomo? «Troppo scontato». Fahrenheit 451? «1 (sic) stella mi sembra anche troppo». “Lo stroncatore” è un Tumblr che da qualche tempo cataloga giudizi come i precedenti, lasciati nelle sezioni recensioni dei siti web da lettori delusi dalla loro esperienza coi classici più celebri; li posta nudi e crudi, senza commento. E quindi i libri di Vonnegut «sembrano scritti da un matto», Tolstòj è «un fastidioso e presuntuoso professore», Il piacere dannunziano più prosaicamente «carta da culo». Ho scritto…


Darius Kazemi, «un John Cage sovversivo che crea bot» seguito da pensatori e poeti, fa dei codici che regolano la rete (e non solo) strumenti tecnologici, culturali e artistici a un tempo. Qui spiega che il futuro di Her è in realtà il nostro presente.

Dicono che Darius Kazemi, uno sviluppatore di videogiochi, è un pioniere. Che Darius Kazemi è un teorico delle nuove tecnologie, un vate della poesia contemporanea, un esperto di coding, un protégé di designer e filosofi. Di recente il Boston Globe l’ha definito «l’uomo che vede attraverso Internet». Apparentemente, però, Darius Kazemi è innanzitutto una persona come le altre, che rifiuta il mito del genio-e-sregolatezza. Ha 30 anni, abita a Somerville, a 10 minuti da Boston, e fino alla settimana scorsa faceva il programmatore in un’azienda tech locale. …

Davide Piacenza

Journalist, editor @wireditalia. Culture, politics, sports, stories.

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