Oggi

Giornata grigia, nebbiosa, nell’aria e nella mente; in auto verso il lavoro pensavo a quanto la meteorologia possa influire pesantemente sui miei umori mattutini e conseguentemente sul concetto di pace nel mondo; alle 8.20 non mi viene in mente altro di più intelligente.

Comunque la mia guida proverbialmente mi conduce in automatico verso il lavoro…. l’ufficio. Apro una parentesi, per un Architetto non esiste il concetto di ufficio ma quello di Studio in senso profondo, luogo dove appunto studiare, sperimentare, progettare, inventare; detto questo la mia automobile mi porta in ufficio appunto.

Prima però il caffè al bar Mario un obbligo un primo passo, un ultima oasi prima del deserto, quello vero. Oltre che luogo per un caffè decente è un momento interessante per scrutare gli avventori del bar alle 8.50 del mattino che possono anche essere interessanti per certi aspetti. Dunque ci sono le signore del quartiere che parlano (male) delle altre signore del quartiere che in quel momento sono assenti, gli operai già conciati da sbatter via che sembrano aver già lavorato otto ore e devono ancora iniziare a faticare, l’anziano che si legge il suo giornale, la ragazza che entra veloce per comprare le sigarette, la nonna che spende i suoi 20 € al gratta e vinci, Mario che con il suo mal di schiena sforna tazzine a raffica, io che mi bevo il caffè e guardo.

Pago, saluto ed esco e con passo semplice mi dirigo verso l’ufficio e si inizia la giornata lavorativa. Seriamente, silenziosamente, ermeticamente.

Il pranzo; un nostro cliente, per il positivo (anche se a lungo atteso) esito di una pratica, ci ha invitato ad un ristorante giappo/cinese, paga lui e l’ufficio operativo è quasi presente al completo. Un bel momento, fuori dalle mura lavorative siamo tutti quasi più simpatici ed il nostro cliente, amabile conversatore, intavola una discussione politico/complottistica di alto livello che dopo un paio di giri di vino raggiunge il suo apice considerando i politici e sopratutto gli elettori del centro destra italiano “utili idioti” beh…..

Pomeriggio lavorativo meglio che la mattina.

Verso casa, in macchina chiamo Michele, un architetto, un amico, una voce amica; si discute di alcune faccende legate ad un progetto che stiamo faticosamente provando a realizzare ed mi sento meglio.

In pochi minuti mi ritrovo davanti alla palestra dove si allenano le mie figliole; c’è come al solito mio padre che seduto a fianco di un altro nonno conversa animatamente non so’ bene su che cosa. Trovo il papà di un compagno di classe di Sofia appassionato di Rugby e commentiamo l’ultima prova della nazionale contro l’Inghilterra al 6 nazioni; l’Italia ha giocato bene ma come al solito ha perso; sarà il caso di uscire da questo torneo? E’ finita la lezione, i ragazzi si cambiano e si esce alla spicciolata salutando i maestri.

In macchina io e Sofia, sulle note di Avaro Soler cantiamo allegramente storpiando vergognosamente il testo in spagnolo, ma chi se ne frega.

A casa! Finalmente, un abbraccio alla moglie e all’altra figliola Matilde, la “grande” è il momento più bello della giornata. Sono stanco, mi fanno male gli occhi, ho fame e adesso, seduti a tavola, si parla delle esperienze della giornata. Dopo cena Sofia deve imparare a scrivere correttamente i giorni in inglese, glie li faccio scrivere una decina di volte e piano piano ci azzecca; ma la sottile differenza tra tuesday, wednesday e thursday è vergognosa!

Decido di accendere il mio portatile, e cado su alcuni siti che spiegano ad utilizzare i blog, a pensarci io un blog ce l’ho ed allora perché non scriverci su qualche cosa? Appunto la mia giornata…. detto fatto.

Ecco l’oggi, che anche adesso non è ancora concluso, che descrivo e che scorre sotto questi tasti raccontandosi per mai più ripetersi. L’oggi, l’adesso, l’attimo che provo a narrare, mai uguale, forse simile, ma assolutamente unico e prezioso anche nella sua semplicità di giorno comune. Una storia , semplice, banale, ma vera e irripetibile…… buonanotte.

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