Avete fatto una sassaiola.
Vincenzo Latronico
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Amici miei, parliamo di borse (o di come rispondere a un bullo, Vincenzo Latronico)

Violetta Bellocchio ha scritto un pezzo su Internazionale che reputo – e ho definito en passant – brutto e fuorviante. Succede, è parte del gioco, così come è parte del gioco dirlo in pubblico (dire che l’articolo è insensato, non l’autrice: va specificato?) o sottolinearlo con la propria ironia (ironia sull’articolo, non sull’autrice: se l’autore si fosse chiamato Andrea o Massimo – cito i nomi di due miei grandi e, nei miei post, presentissimi riferimenti del mondo dei quotidiani – sarebbe stato uguale). Ho, dunque, fatto due battutedue – sull’articolo sul mio profilo Facebook, in un momento in cui il testo in questione era oggetto di critiche (pessime e sessiste come quelle di Roberto Recchioni, innocue come quelle di tanti amici e contatti) da ore. Vincenzo Latronico parla di «sassaiole» misogine e afferma senza timori lisergici che io avrei così aizzato il linciaggio di un’autrice in quanto donna, servendosi, scrive, della nostra «amicizia» per discorrere di cultura maschilista e offrire spunti encomiabili che nulla hanno a che fare con me e con ciò che ho espresso. (A lui però, vien da pensare fuor d’«amicizia», saranno di certo serviti.) Noto soltanto a uso e consumo dei naviganti che, in riferimento alla sua coraggiosa epistola:

  • Non ho alcun gruppo WhatsApp condiviso con Vincenzo Latronico;
  • Siamo buoni conoscenti;
  • Non si intende quindi il motivo per cui avrebbe dovuto sentirsi legittimato a «prendersi la libertà di essere diretto» con me, che non partecipo a «spedizioni punitive» da quando i bambini tedeschi ci rubarono quel pallone in Toscana nel 1994;
  • Non ho alcuna «brigata di castigatori social» né persone disposte a insultare chicchessia al mio comando: ho amici e pochi follower; di sicuro, peraltro, non ho l’influenza e gli estimatori di una scrittrice che pubblica da anni con Mondadori. Vincenzo mio: Violetta Bellocchio non è Gramellini, ma nemmeno io ho metà della fama di Violetta Bellocchio, e questo tu lo sai ma eviti accuratamente di specificarlo (così come di specificare il punto seguente). Detto ciò, non so «agitare» nemmeno me stesso, figuriamoci persone che con tutta probabilità mi ignorano;
  • Al di là di tutto, siccome è giusto e corretto legare le belle riflessioni e gli alti proclami femministi del mio amico Vincenzo a ciò di cui effettivamente mi sono macchiato, ecco lo scottante corpo del reato che mi riguarda, nella sua interezza:
  • Al mio pseudo-amico Vincenzo, giustamente e di certo sinceramente dedito a fare nomi e spezzare le ipocrisie che foraggiano la piaga del maschilismo del mondo della cultura, suggerisco di non invitare più nessuna persona di sesso femminile a, cito fedelmente, «parlare di borse», nemmeno in tono ironico, perché altrimenti dovremmo iniziare a scambiarci lettere pubbliche su Medium da oggi alla fine della nostra amicizia epistolare (poi magari quella volta gli era scappato, ma sul sessismo è meglio essere intransigenti);
  • Sono con lui pienamente d’accordo sul fatto che il bullismo è una piaga infame, e che i bulletti sono generalmente sciocchi e approfittatori. Resta solo da definirli come si conviene.

Edit del 17 luglio 2016: Qui, sul mio blog, ho scritto un’altra riflessione, diciamo più a mente fredda, sulla vicenda. Il mio «amico» Vincenzo ha provato a fare il campione di sensibilità sulla pelle altrui, ma purtroppo per lui non gli è riuscito bene.