Stato italiano, se continui a non vaccinarmi m’iscrivo ai No Green Pass

Lo spirito guida di questo periodo

In questo post non leggerete formulette come «governo dei migliori», «era meglio Conte» e altre amenità da ossessi del tweet, ma non credo di sentirmi completamente disposto a biasimare chi le chiamerà in causa.

Antefatti. Ho 32 anni, e per una somma di fattori (sono in affitto, faccio spesso visita ai miei genitori, eccetera) pur vivendo e lavorando a Milano non ho mai spostato la mia residenza dalla città in cui sono nato: Alessandria, in Piemonte.

Ho fatto la prima dose del vaccino anti-Covid il 4 giugno, presso l’hub milanese della Fabbrica del Vapore, e la seconda il 9 luglio, nella stessa sede. In entrambi i casi l’organizzazione della campagna vaccinale mi aveva fatto un’impressione ottima: servizio di prenotazione rapido, registrazione all’hub rapidissima, code assenti, tutto a meraviglia. Bene — non riuscivo a non pensare fra me e me — la campagna vaccinale italiana ha davvero messo il turbo.

Intanto il governo nazionale, togli Giuseppe Conte e metti Mario Draghi, inanellava un nuovo bizantinismo legislativo dietro l’altro, polemizzava sul Green Pass, poi sul Super Green Pass, poi sulla Dad, poi sullo smart working; era finita la seconda ondata e iniziava la terza, e poi sarebbe terminata la terza per lasciare spazio alla quarta; la comunicazione istituzionale diventava frammentata, poi contraddittoria, quindi direttamente inesistente. Io però nel frattempo, pensando fra a me e me, continuavo a dirmi: beh, per fortuna ci sono i vaccini.

Arriviamo a dicembre del 2021, quando divento eligible per la terza dose. È il 10 dicembre, sono sul sito di Regione Lombardia per la prenotazione del booster, sicuro che mi ci vorrà un attimo. Ma un attimo non ci vorrà, perché dopo aver inserito i miei dati comparirà un sinistro messaggio di errore:

Il sinistro messaggio di errore

Inutile dirvi che non v’era alcuna altra prenotazione esistente. Ma poco male: una svista può capitare anche alla campagna vaccinale migliore del mondo, no? Chiamo il numero del call center regionale lombardo, risponde una ragazza, chiede il mio numero di tessera sanitaria e la data della seconda dose. Poi dice:

Ah, ma certo, dev’essere un errore del sistema, non saprei dirle cosa l’ha causato. Lei rimanga in attesa, le arriverà un sms sul suo numero di cellulare con la data dell’appuntamento tra massimo cinque o sei giorni.

Rinfrancato dal chiarimento, mi metto in attesa e non penso nemmeno alla preoccupante variante Omicron, che giorno dopo giorno nel mentre registra migliaia, e poi decine di migliaia di nuovi contagi giornalieri. Passano nove giorni, e Regione Lombardia non si è fatta viva. Allora richiamo io, e stavolta risponde un signore che dalla voce mi sembra più maturo d’età. Si fa dare i dati che gli servono, poi mi spiega che posso prenotare, ma solo a Magenta (hinterland milanese) perché oggi «stanno aggiornando i sistemi». Pazienza, succede. «Riprovi domani».

Riprovo l’indomani, è ormai il 21 dicembre, ci si prepara alle vacanze di Natale. Altro giro, altro signore, che stavolta ha una voce roca, con cui mi dice: «Il sistema non permette di prenotare».

Come, scusi?

«Sì, lei mi ha detto che è residente in Piemonte, giusto?».

Giusto.

«Ecco: il sistema di prenotazione legge la sua tessera sanitaria come idonea per una prima dose».

Capisco: e cosa posso fare?

«Non saprei dirle».

Benissimo: valico il confine lombardo-piemontese, e dopo i giorni di chiusura dei centri e quelli di pranzi coi parenti mi reco al principale hub di Alessandria. È il 27 dicembre. Spiego la situazione all’accettazione, ma incontro scuotimenti di capo: «Se non fa parte di una categoria come insegnanti e militari ora non può prenotarsi, e in ogni caso anche per noi sarebbe una “prima dose”, se ha fatto le prime due a Milano: peraltro ci servirebbe il suo certificato vaccinale, il Green Pass non basta».

Iniziavo a provare un certo fastidio, nonché una certa — come si dice? — sfiducia nelle istituzioni. Ma magari sono io.

Senonché nei giorni fra Natale e Capodanno ho letteralmente perso il conto di quante giornate io e il pover’uomo di mio padre abbiamo accumulato per cercare di farmi uscire dallo strano limbo in cui ero precipitato: telefonate al call center di Regione Lombardia (risposte varie, con un paio di «vada direttamente a un hub di Milano e si metta in coda». Intanto i contagi in Lombardia schizzavano alle stelle), telefonate al call center di Regione Piemonte (mai riuscito a prendere la linea), telefonate a cliniche-hub che avevano appena smesso di accettare chi non era prenotato e a burberi farmacisti. E persino un secondo tentativo all’hub di Alessandria, con fare ormai già disperato e implorante. Questa volta la scannerizzazione della tessera sanitaria da parte dell’addetto piemontese rivela quanto segue:

«Lei ha fatto solo la prima dose, corretto?»

«No, due dosi»

«Qui ne vedo solo una» [mostra schermo computer]

«Quindi la Lombardia non ha trasmesso la seconda al Piemonte?»

«È possibile»

«E che posso fare?»

«Qui io non posso prenotarle niente»

Un farmacista dell’alessandrino — uno delle telefonate alla ricerca del vaccino perduto — invece avrebbe potuto prenotarmi una (terza? Seconda? Ventesima? Chissà) dose per il 14 gennaio, come gli ho sentito dire dopo aver inserito i dati nel sistema, ma immaginandomi già tornato a Milano per quella data avevo declinato l’offerta.

Arriva il 2022, carico delle sue speranze di Anno Nuovo, e io ritorno a Milano. Sapendo che negli hub della città — Palazzo delle Scintille e Fabbrica del Vapore in primis — le code di non prenotati sono diventate chilometriche, e talvolta si viene anche rimandati a casa, decido di optare per i centri vaccinali minori più vicini. Si trovano a Sesto San Giovanni: non avendo l’automobile, ci vado in metropolitana in una fresca mattinata di gennaio, un giorno feriale.

Ho nel mirino un hub, che tuttavia si rivela in convenzione privata, e riceve «solo su appuntamento», come mi viene detto all’ingresso. Mi reco allora a un altro, attraversando rampe e incroci, in zona Carroponte: ha il cancello spalancato, ma sembra il saloon di una città fantasma. Dopo un paio di minuti buoni passa un vecchietto, gli chiedo se l’hub vaccinale era qui: «Sì», mi dice, «io il vaccino l’ho fatto qui, ma ora non vedo nessuno, boh. Mi sa che fai meglio a prenotarti».

Eh già, mi sa che faccio meglio a prenotarmi.

Ma non mi perdo d’animo: c’è pur sempre il grande hub dell’HangarBicocca, no? No: è chiuso definitivamente, e stavolta sono anche piuttosto fesso, perché non penso di chiederlo a Google e attraverso a piedi Milano Nord per trovarmi di fronte a uno scarno avviso di cessata attività anti-Covid.

Ultimo tentativo: l’hub dell’esercito di piazza Novelli, a due passi da piazza Ascoli, in una zona molto popolata e semi-centrale. Ci vado con quell’amaro in bocca di quando capisci qual è l’andazzo, ma ci vado. Trovo questo cartello:

Ora: è passato quasi un mese da quando ho pensato «è ora di fare la terza dose: ci vorrà un attimo», e io inizio a sentirmi un cretino. Cretino per aver pensato che le cose fossero semplici e lisce, ma anche per aver creduto che il presidente del Consiglio della Repubblica italiana fosse serio quando parlava di un «vantaggio» dell’Italia sulla progressione esponenziale della variante Omicron.

Ho trent’anni e non sono un soggetto fragile, e per fortuna: perché nelle ultime settimane ho preso treni, metropolitane e autobus, sono stato per ore in coda con le persone assiepate fuori dagli hub e ho visto alcuni amici, mentre a Milano i contagiati sono ormai una percentuale inevitabile della popolazione: soltanto ieri se ne sono aggiunti 17mila al bollettino. Intanto io la terza dose di vaccino non ce l’ho, perché non me l’hanno fatta fare, nonostante ci abbia provato in ogni modo: dovetti sedermi dalla parte dei No Green Pass, perché tutti gli altri posti risultavano disponibili solo su prenotazione.

Caro generale Francesco Paolo Figliuolo, cari assessori Letizia Maria Brichetto Arnaboldi Moratti e Luigi Genesio Icardi, care istituzioni: seriamente, cosa altro devo fare per farmi vaccinare, in piena quarta ondata, con più di 200mila italiani che vengono contagiati ogni giorno? Ditemelo voi: sono disponibile a venire a farmi iniettare una dose anche in Molise, a questo punto, ma c’è bisogno che situazioni come questa non si verifichino mai, perché (nel mio caso forse no, ma in altri sì) significa mettere a rischio l’incolumità delle persone. Grazie mille, eh.

UPDATE DELL’8/1/2022: Sono finalmente riuscito a vaccinarmi, presentandomi all’hub Palazzo delle Scintille nella mattinata di oggi. Non c’era fila, è stato tutto rapido e indolore. Se può essere utile per chi ha letto fin qui: se sei nella mia stessa situazione, armati di pazienza e vai all’hub centrale più vicino a te.

Journalist, editor, writer. Culture, politics, sports, stories.

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