I tramonti che non vedrò mai
Ci ho messo un giorno a metabolizzare la scoperta della NASA di 7 pianeti extrasolari potenzialmente abitati nel sistema di Trappist-1. Sarò fin da subito sincero: questa scoperta epocale mi ha reso oltremodo triste.

Amo l’astronomia, come tutti i bambini anche io ho avuto un periodo in cui sognavo di diventare astronauta e colleziono pubblicazioni di fotografia astrale. Mio padre ha perfino tradotto un libro sulle costellazioni e credo di saper riconoscere tutte quelle principali senza il volgare aiuto delle app sul telefono. Di fronte però alla diretta della NASA di ieri sera ho provato solo un grande senso di tristezza come se tutto il mio entusiasmo, per una notizia che attendevo dalla mattinata, fosse di colpo sparito.
Intendiamoci, forse questa scoperta passerà alla storia come uno degli eventi del nostro secolo. Molto probabilmente porterà a ulteriori sviluppi diventando un’autentica miniera d’oro per gli scienziati. Forse sono solo nato nel millennio sbagliato e i miei pronipoti vi andranno in villeggiatura e si godranno il panorama con un cocktail in mano. Diventerà una meta di pensionati felici di non sentire il peso dei propri anni grazie alla poca gravità.
Io non vedrò mai il sistema di Trappist-1. Nessuno di noi, nessuno di voi che leggete questo lo vedrà. 39 anni luce sono qualche millimetro se comparati alle dimensioni dell’universo. Per la nostra tecnologia -e mi azzardo a dire, anche per quella del futuro- sono un oceano innavigabile. Se mandassimo un segnale e ci fosse poi qualcuno a risponderci impiegheremmo quasi 80 anni per ricevere una risposta. Se anche intorno ai miei 101 anni riceveremo un “Buongiorno anche a voi” non sarà mai abbastanza per la mia curiosità.

Ora però so che esiste. Quando guarderò il cielo di notte penserò forse anche a questo sistema, così vicino e così spaventosamente lontano. Penserò a incontri che non avranno mai luogo, a tramonti indescrivibili che non vedrò mai. Preferivo in fondo l’universo di una volta, piccolo forse, dove è facile sentirsi soli tra miliardi di stelle. Lo preferivo a questo nuovo universo con così tanto da vedere, ma nessuna possibilità di vederlo.