L’antifascismo contro il patriottismo costituzionale

Lelio Basso (antifascista, costituente e patriota)

Esiste un antifascismo autentico, quello che effettivamente si oppose al regime fascista. Al di là delle controversie storiche sul periodo bellico e post-bellico, è ormai assodato ed è incontestabile che la nostra carta costituzionale fu il prodotto geniale di quell’opposizione e di uno sforzo giuridico, politico e culturale straordinario e forse persino irripetibile.

Dunque, la questione emerge chiara: che ci fanno i cosiddetti “antifascisti” nella parte del campo neoliberista, quella dove domina l’eurismo ordoliberista, scoria ideologica del capitale finanziario internazionale, e dunque dalla parte di quella ideologia il cui scopo è la sterilizzazione delle democrazie nate proprio dalla determinata opposizione ai regimi totalitari nazifascisti?

Non lo so. L’impressione è che oggi chi, in nome dell’antifascismo, si scaglia (semplicisticamente) contro il “patriottismo costituzionale”, non solo non ha capito la battaglia di chi chiede il ripristino integrale della Costituzione del 1948 (notoriamente antifascista e vilipesa dai trattati europei), ma addirittura non ha letto i grandi pensatori antifascisti del passato come Rosa Luxemburg e Lelio Basso; persone che avevano ben in mente cosa fosse il neoliberismo, il progetto sadico di federazione europea e infine le implicazioni che questo progetto — qualora fosse stato attuato — avrebbe comportato per la nostra democrazia popolare.

Asserire pertanto che chi difende la sovranità nazionale contro il mostro europeista non solo sia un populista ma addirittura un “fascista”, è negare la lotta antifascista che ha portato alla nascita della nostra carta costituzionale. E’ negare alla carta fondamentale quella posizione privilegiata che le spetta nel nostro ordinamento. Perché pochi sanno che grazie al vincolo esterno, rafforzato dai trattati europei e da un sistema internazionale improntato alla speculazione finanziaria, la nostra carta è stata degradata proprio nella parte che rappresenta il suo cuore pulsante: quella che impegna lo Stato a neutralizzare le diseguaglianze economiche e sociali, attuando tutte quelle politiche finalizzate al raggiungimento del pieno impiego. I vincoli di bilancio, del resto, servono proprio allo scopo: neutralizzare la Costituzione nella sua parte socio-economica; ridimensionare il valore del lavoro nell’architettura costituzionale e ricondurlo sotto il pieno controllo del capitale (finanziario).

Nell’antifascismo odierno manca questa consapevolezza determinante, ed è un vuoto culturale davvero grave, prodotto proprio dalla propaganda neoliberista che si è insinuata nella nostra società in tutti i suoi gangli, imponendo i suoi valori mercantilistici. L’antifascismo, quello vero, non può essere antisovranista, non può essere a favore del capitale finanziario internazionale, non può stare dalla parte delle élite detentrici del capitale e di chi, ingannevolmente, non solo ti fa credere che lo Stato non abbia confini e non debba difenderli, ma addirittura suggerisce (benevolmente) che lo Stato è come una famiglia e che le nuove generazioni non devono pagare gli “sperperi” dei genitori, con la conseguenza (quasi ineluttabile) che per evitarlo, sia necessario tagliare la sanità e l’istruzione, privatizzando e rendendo degno di rendita da capitale anche la salute e l’istruzione dei cittadini.

Tutto questo non è nelle corde della Costituzione antifascista. E’ necessario che tutti noi ne prendiamo piena coscienza. Perché prima ne prendiamo coscienza, e prima riusciremo a cambiare il paradigma venefico che domina le nostre vite, trascinandoci nel baratro.