Eliminare il bottone Home è una cattiva idea

Ma ci abitueremo.

Con l’arrivo del nuovo Samsung S8 è ufficiale, il bottone Home dei nostri smartphone è destinato a sparire per sempre, lasciando il posto a uno schermo che avvolge tutto il dispositivo, un monolite in vetro che concede lo spazio solo a una sottile banda superiore per ospitare la fotocamera frontale e lo speaker, e quella inferiore che raccoglie l’elettronica necessaria al funzionamento dello schermo. Ancora per poco, pare.

Il teaser di Samsung S8

Non è una novità assoluta nel mondo Android, già dalla versione 4 del sistema operativo è prevista la Soft Navigation Bar, ma quel che cambia con il nuovo S8 è il paradigma visivo, una superficie tutto schermo che legittima la sparizione dei bottoni facendoci credere che non servono.

Ma è davvero così?

Push the button

Senza ripercorrere troppo la storia delle interfacce utente, il bottone Home più famoso è sicuramente quello dell’iPhone. In una interfaccia touch, in mancanza di punti di riferimento costanti (si pensi alla differenza tra l’app Calendario e un gioco come Candy Crush) questo bottone ha lo scopo principale di farci tornare allo stato predefinito del nostro smartphone, la cosiddetta “Springboard” (“Launcher” su Android), sospendendo l’app che stavamo usando, qualsiasi cosa stessimo facendo.

Ma il bottone Home svolge un’altra funzione molto importante: quando prendiamo in mano lo smartphone, osservando la posizione del bottone, comprendiamo se lo stiamo tenendo nella posizione corretta d’uso, con la fotocamera rivolta verso l’alto e il microfono verso il basso, e in caso contrario lo ruotiamo. La cosa però si fa interessante nel momento in cui non possiamo vedere lo smartphone, ad esempio quando lo teniamo in tasca. E’ qui che entra in gioco la capacità cinestetica del nostro cervello sulle attività ripetitive.

La capacità cinestetica è un gesto inconsapevole che svolgiamo, una operazione in background del nostro cervello, con un consumo moderato di risorse cognitive.

Nel caso specifico dello smartphone tenuto in tasca, quando infiliamo la mano per impugnarlo, quello che succede è una sequenza più o meno codificata:

  1. Memorizziamo i pattern percettivi dei nostri polpastrelli sulla rientranza del bottone Home o di altre informazioni non visive provenienti dallo smartphone (i pulsanti laterali del volume, la cover, ecc.).
  2. Elaboriamo un modello tridimensionale dello smartphone e la sua posizione nello spazio in base alla posizione delle nostre dita.
  3. Creiamo un modello previsionale di come sarà la posizione dello smartphone se lo estraiamo.
  4. Correggiamo la traiettoria di uscita, manipolando lo smartphone in modo che si posizioni correttamente di fronte al nostro viso, prima di poterlo vedere.

Certo, ogni tanto ci scappa dal controllo qualcosa, è per questo che esistono le cover, ma la maggior parte delle volte ci ritroveremo in mano lo smartphone orientato nel modo giusto ancora prima di poterlo vedere.

Le capacità cinestetiche sono così importanti perché ci aiutano a delegare a processi remoti del nostro cervello le azioni che svogliamo, lasciandolo libero per cose più importanti. E’ la stessa differenza che passa dall’avere una chiave unica per aprire la porta di casa propria, o un mazzo di 15 chiavi per aprire una porta mai vista.

Il telecomando di Apple TV

Il telecomando fornito con la Apple TV di 4a generazione ha creato una serie di commenti negativi a causa della sua forma simmetrica, che impediscono di capire la sua corretta posizione in un contesto d’uso particolarmente favorevole alle capacità cinestetiche, nel buio del proprio salotto mentre si guarda un film.

Il vecchio telecomando presentava una impugnatura prolungata, i tasti funzione posizionati all’estremità, e la famosa ghiera rotonda per le frecce di spostamento in contrapposizione ai bottoni singoli di playback e menù. L’impugnatura è sempre sicura e immediata, il pollice punta sempre nel verso giusto, la pressione dei tasti non è mai sbagliata.

Il nuovo telecomando, invece, ha i bottoni posizionati simmetricamente al centro, il bottone Siri (microfono) è l’unico ad essere leggermente concavo, e i tasti volume (+/-) pur essendo uniti rispetto agli altri, sono troppo sottili per essere chiaramente percepiti come diversi. Ma soprattutto l’area di tocco, quella superiore, differisce dall’area di impugnatura (quella sotto) esclusivamente per una differenza nella texture, ruvida/lucida, davvero difficile da cogliere anche a dita allenate. L’impugnatura ne risente ogni volta, con l’aggravante che se il palmo della mano tocca l’area sensibile al tocco, perché impugnato al contrario, si possono presentare problemi di uso dell’interfaccia con spostamenti o pressioni involontarie. L’unica soluzione, antiestetica ma efficace, è quella di dotarsi di una cover che elimina la simmetria.

Il vecchio Apple Remote (a sinistra) e il nuovo Apple Remote (a destra)

Perdere l’orientamento

Il motivo per cui è importante l’orientamento del nostro smartphone, è principalmente dato da delle limitazioni tecniche che oggi ci impediscono di utilizzarlo per telefonare indipendentemente dalla posizione in cui lo teniamo: il microfono è posizionato in basso, lo speaker in alto, assieme alla fotocamera per le selfie o le video chiamate, e ogni tentativo di impugnarlo sottosopra è fallimentare nell’utilizzo come smartphone, perché la tastiera non ruota, come invece avviene quando lo si posiziona in modalità landscape.

Qualcuno ci sta provando a cambiare le cose, ad esempio Xiaomi e il suo Mi Mix, uno smartphone che rimuove completamente lo speaker per posizionarlo dietro lo schermo, e posizionando la fotocamera in basso, dove ce il microfono. Ma rimane sempre necessario il giusto orientamento per poter parlare e interagire.

Se ad esempio prendiamo l’iPad, qui la necessità di sapere il corretto orientamento è completamente inutile, proprio perché non abbiamo la necessità di telefonare, la tastiera ruota in qualsiasi orientamento, l’esperienza d’uso è garantita in qualsiasi posizione.

iPad Mini

Uno smartphone senza punti di riferimento

Prima dell’avvento dell’iPhone, la forma dei telefoni era inequivocabile: tastiera fisica in basso, display in alto. Comunque lo si impugnasse, l’orientamento veniva percepito in modo assoluto.

Con l’arrivo dell’iPhone è cambiato tutto, davvero tutto, compreso il modo di impugnare il telefono, vuoi per le dimensioni, ma soprattutto per la necessità di trovare il verso giusto per utilizzare la tastiera.

Nella mia esperienza d’uso, gli elementi fondamentali di riconoscimento erano il bottone di accensione/spegnimento, posizionato sulla parte destra del bordo superiore, e i tasti volume, posizionati nella parte sinistra del telefono. La loro posizione è asimmetrica rispetto alla forma del telefono, rendendo riconoscibilissimo il verso, in qualsiasi modo lo si impugni.

Con l’arrivo dell’iPhone 6 le cose sono cambiate nuovamente, perché Apple ha deciso di spostare il bottone di accensione/spegnimento sul lato opposto ai tasti volume, creando una simmetria che, in un primo periodo, ha creato non poca confusione anche a chi voleva alzare il volume o scattare una foto, spegnendo inavvertitamente lo schermo.

Ci siamo abituati, ma la nostra capacità cinestetica ha dovuto lottare per imparare nuovi pattern di comprensione, ad esempio sfiorando lo schermo alla ricerca del bottone Home, sentendo la presenza della fotocamera sul retro (fortunatamente sporgente), o con l’aiuto di una cover che mette in risalto il bordo inferiore, quello con il connettore e gli speaker viva voce.

Il destino è tracciato, anche l’iPhone perderà il bottone Home, forse la fotocamera non sarà più sporgente, magari spariranno i tasti volume, e i nostri smartphone saranno indistinguibili da una meravigliosa saponetta che ci scivolerà di mano senza capire da che parte la teniamo.

Ci abitueremo anche a questo.