Foreste

Vittorio Canavese
Sep 2, 2018 · 4 min read

Anche in questo secondo tema i film presi in esame sono due. Mentre di Philibert e Melgar conoscevo le opere precedenti, qui si tratta di scoperte sul posto, soprattutto nel caso del film lituano, mentre per il film francese c’era comunque la garanzia della Settimana della Critica e la sinossi interessante.

Se per motivi professionali non mi occupassi di formazione per il comparto forestale per conto della Regione Piemonte non sarei stato così sensibile al tema, se non per la ricaduta sull’ambiente; anzi, ho finalmente capito un po’di cose che mi erano sfuggite fino ad ora…

Le Temps des forêts

Link alla scheda sul sito del Festival

Documentario d’inchiesta sulle foreste e su chi ci lavora, un’ampia panoramica su un comparto economico e produttivo che riguarda tutti per il ruolo nel sistema ambientale. Il film nasce proprio dalla volontà di spiegarsi il cambiamento nel proprio panorama da parte del giovane regista francese, che riesce a partecipare alla vita e al lavoro degli abitanti umani della foresta, riesce a condividerne preoccupazioni, urgenze e orgoglio, lasciando parlare lasciando parlare gli intervistati che, pur emozionando si non divagando mai. Si scoprono aspetti anche tecnici, si assiste alla cura dell’ambiente e al suo sfruttamento economico, evidenziando come e quando finisca per essere eccessivo e dannoso per la collettività invece che virtuoso e in sintonia con le leggi della natura. In una Settimana della critica che non ha sbagliato un colpo, il film di Drouet si è aggiudicato il primo premio, credo soprattutto in virtù di un equilibrio davvero notevole, ritmo e toni molti si tonia con il tema trattato ed approfondito con curiosità, empatia e senza clamori. Certo altri film della sezione erano molto più “forti”, ma i giurati avrebbero premiato l’argomento piuttosto che il film.Il film sembra avere una struttura quasi da reportage televisivo, ma i racconti e l’emergere di una componente affettiva nelle parole degli intervistati, il modo in cui viene fatto fluire il racconto, danno un senso molto più profondo, con una empatia sottile che però germoglia nello spettatore.

Mi piacerebbe molto che il film arrivasse in Italia, a Cinemambiente sarebbe perfetto, in quel caso mi impegnerei a coinvolgere gli omologhi italiani degli intervistati che freuquento per lavoro. Anzi, guardando il film e pensando a similitudini e differenze mi veniva da pensare come fosse un film profondamente europeo, di come gli alberi fossero gli stessi da entrambe le parti di tutti i confini ma anche di come chi parlava di quegli alberi avesse la stessa luce negli occhi, esprimesse la stessa passione, solo in lingue diverse.

“Acid forest” (Rūgštus miškas)

Link alla scheda del film sul sito del festival

Un altro film sulle foreste, visto, oltretutto, un paio d’ore dopo quello francese.

Il film è di produzione lituana, girato da una troupe di sole due persone in una foresta … che sta morendo, uccisa dal guano dei cormorani. Il parco è diventato un’attrazione turistica, una piattaforma in legno sulla sommità di una collina permette di ammirare il panorama dall’alto degli alberi sempre più spogli e anneriti.

Le inquadrature che si alternano sono prevalentemente due: i cormorani nei loro nidi che spesso guardano in macchina (non sono state montate nel film le immagini dei cormorani che non hanno gradito la vicinanza dell’operatore) e la ripresa piuttosto da lontano dei turisti sulle scale e sulla piattaforma, dove erano stati posti i microfoni, così che se ne sentono i discorsi; e su questi discorsi varrebbe la pena di sentire le opinioni di antropologi, psicologi e sociologi perché offrono visioni diverse, anche opposte, del rapporto tra esseri umani e natura. L’alternanza tra turisti provenienti da paesi diversi è quasi da barzelletta. Certo l’attenzione si sposta dal fenomeno naturale a quello sociale, alla considerazione , spesso molto superficiale, che abbiamo dell’ambiente e di come questo, comunque, abbia l’ultima parola, a dispetto della nostra presunzione di ingenua onnipotenza. Sta di fatto che, anche con l’aiuto umano, la foresta sta rinascendo, ai pini che soffrono lucidità del terreno contaminato dai volatili si stanno sostituendo piante compatibili con il resto del sistema ambientale.

Documentario di osservazione, apparentemente distaccata, ma che riesce a far entrare lo spettatore sia nel sistema ambientale, sia nei microsistemi sociali dei gruppi di turisti. Film molto particolare, riuscito e sorprendente proprio per il modo di raccontare un caso in cui la natura prende il sopravvento, si fa spettacolo di distruzione e rigenerazione e l’umanità mette in mostra le proprie piccolezze.


Un po’ strano definire le foreste come remain una serie di articoli come questa, e sicuramente il coinvolgimento «professionale» ha avuto il suo peso, ma entrambi i film riescono a utilizzare il tema per affrontare temi non strettamente legati all’ambiente quanto piuttosto al sociale ma sempre con uno sguardo appassionato e originale.

Spero che entrambi arrivino, in qualche modo, in Italia; oltretutto a Locarno sono stati entrambi premiati e, come detto, la concorrenza era davvero di ottimo livello.

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