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Immagina che a leggere queste tue riflessioni sul futuro che prima o poi torna, sia un atleta infortunato, che debba fare i conti con tempi che possono ritornare ad essere quelli che erano e che questa sia la più alta aspettativa ponderabile. Può accadere di capire, per trasposizione, che anche il tempo dell’alleggerimento o del detraining aiuta nella competizione sportiva, come in quella politica per il governo del paese, a maturare un atteggiamento più attento, sì, al passo dopo passo, ma che non escluda percorsi più netti. Con un po’ di discernimento può accadere di trovarsi a fianco compagni di viaggio meno opportunisti. Ma a chi è abituato a competere non si può chiedere di aspettare troppo per ritornare a tempi competitivi. Non fa per noi impulsivi molleggiare con i tatticismi, ci si riprova e non ci si racconta novelle per non riconoscere una sconfitta, che poi non è tanto quella del Referendum Costituzionale, ma è soprattutto quella di essere ancora molto distanti dall’ interpretare il malessere che attraversa la nostra società, e darle una voce vera. Ce n’è bisogno Matteo! C’è bisogno di dare alla competizione un orizzonte comune.

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