Genitori

Posso raccontarvi però chi mi ha salvato, chi mi ha permesso di diventare quello che sono.


L’incontro

Autrice: Cinzia Pennati

Sono un coglione. Come lui.

Salgo sul motorino e mi chiedo perché l’ho fatto.
Perché l’ho cercato. Voglio andare subito in piazzetta. Non ce la faccio a tornare a casa, non ora, non dalla mamma.

Accellero . L’aria mi fa bene. Devo comprarmi una Coca.
Testa di cazzo mio padre. Perché, perché mi ha parlato male di lei? Della mamma e quei racconti sulla nonna. Perché? Dove è stato lui in tutto questo tempo?

Potevamo esserci noi. Solo noi. Io e lui per la prima volta dopo sedici anni.
Voglio correre, correre ancora. Mi strombazzano, vado forte. Ma devo tornare a casa, dagli amici, in piazzetta, nella mia Rivarolo.
Questa è stata la prima e l’ultima volta, dico a me stesso posteggiando il motorino. Le braccia mi fanno male, le gambe pure. Non lo cercherò mai più. Non importa cosa dice la mamma.

Lui è mio padre, io sono figlio di mia madre. Non c’è altro da dire.

Vedo Giovanni e Mario seduti sul muretto. Mi fanno un cenno con il capo. Li raggiungo.
Sono a casa, nella mia valle. Salto sul muretto. Dimentico.


Madre

Autrice: Marianna Pederzolli

Mia madre è stata uno spettacolo. Non posso vantare lauree altisonanti e professori illuminati. Posso raccontarvi però chi mi ha salvato, chi mi ha permesso di diventare quello che sono. In questi giorni così intensi, non c’è attimo in cui il cuore e la testa non tornino a lei, alla sua forza e ai suoi sacrifici, mai fatti pesare, di giovane donna con un marito assente, il vociare di un quartiere, due figli da crescere.

E mentre cammino la mattina presto, finalmente solo, dalle alture di Rivarolo al centro, godendomi il risveglio della mia Genova, penso alla mia educazione, e penso che la mia educazione è donna. L’infanzia in valle dominata dalla presenza di mia nonna, che con il piglio giusto governava tutta la famiglia, la tenacia e l’amore di mia madre, che se ci penso, al tempo che non le ho dedicato, mi viene il magone. Penso a una persona che, senza nemmeno saperlo, ha segnato la mia formazione politica, Margherita Ferro, che a me poco più che ventenne, insegnò che il privato è politico, che la determinazione non deve mai diventare chiusura, che non si deve avere paura di mettersi in discussione.

In questa mia scelta, bella e sofferta, di accettare la candidatura a sindaco, c’è tutto il loro coraggio.


Mia madre

Autrice: Cinzia Pennati

Ci siamo. Ormai la decisione è presa. Non posso tornare indietro. Non più.

Sbircio attraverso le quinte. C’è tanta gente. Il discorso è pronto. Pensato e ripensato.
So cosa devo dire.
Non tocco cibo da stamattina, non importa, mi rifarò; le ginocchia tremano. Chi l’avrebbe mai detto!
Ho sete. Ripasso la scaletta. So perché sono qui e che cosa mi ha portato.

Devo cercare di non dimenticare nessuno, ringraziare gli amici, chi mi ha sostenuto, le persone che mi vogliono bene e credono in me.
Credere in me. Ecco che torna. Nei momenti importanti lei è lì. Come se fosse in platea, tra gli altri. Una donna quasi invisibile, mia madre. E ora che non c’è più, ora che sono qui, per il mio discorso, per la mia Genova, penso al poco tempo dedicato. Il mio per lei, e mi dispiace.

Scalpito e l’agitazione sale. Chi sono?

Io, lei, mia sorella, i miei nonni. La nostra vita.
Una donna, mia madre, che non si è risparmiata. Ha fatto la bidella per necessità. Io sono suo figlio.

La musica parte, gli applausi pure. Tra poco sarò lì e tutto avrà inizio.
La verità è che tutto ha avuto inizio già da tempo. Da lei. Dalla forza che mi ha dato, dalla vita che ha vissuto, per noi. Chissà se è stata felice, se oggi sarebbe orgogliosa di me, di questa scelta, mi chiedo un attimo prima di entrare. Penso di sì.

Nessuna scaletta, tanti ringraziamenti. Uno fra tutti. L’unico che devo davvero. A mia madre.