Gli oggetti

A casa ci sono oggetti ipnotici, i miei oggetti.


Momenti di trascurabile felicità

Autrice: Cinzia Pennati

Apro la porta di casa. Sudato fradicio. Ho bevuto un caffè e saltato pasto. Non so perché lo faccio. Di non mangiare. Di non fare colazione. Di non seguire le regole per stare bene.
Appoggio il casco e saluto. La cena è quasi pronta. Il mio corpo si trascina nell’unico luogo possibile.
Apro il frigo e guardo. Cerco con gli occhi e agguanto. Non dovrei, ma in casa il frigorifero e il divano sono oggetti ipnotici. I miei oggetti.

Sto a digiuno perché sono in sovrappeso e sono un pasticcione. Questa è l’ora del pasticcio. Dovrei fare due chiacchiere e stare tranquillo. Invece il frigorifero mi chiama e divento per qualche ora un paziente psichiatrico. Momenti di trascurabile felicità.

Basta un attimo per perdermi. A casa mia. E sapete la verità? Se potessi mangerei sul divano. Sarebbe il massimo.


Lo scooter

Autore: Michele De Negri

Io amo il mio scooter. Sul serio, non potrei vivere senza. Quelli che, adesso va di moda, vanno in giro con il coprigambe da attaccare allo scooter, oppure le manopole per tenere le mani al caldo, e tutti quegli orpelli: non mi piacciono. Si perde il senso dello scooter, se si sta comodi. In motorino ti devi bagnare, devi sentire freddo. Se no, tanto vale che prendi la macchina. Ma nella macchina non senti niente. Lo scooter è bello per questo: ti fa sentire che sei vivo.

Io e il mio scooter abbiamo un rapporto simbiotico. Quando, troppo tardi, arrivo a casa la sera, vorrei poter entrare in casa direttamente sulla sella. Vorrei costruire una rampa che sale fino al mio piano, arrivare a motore spento in camera, mettere il cavalletto e lasciarmi cadere sul letto. Sarebbe tanto comodo.


Quello che non ho

Autore: Michele De Negri

Nel tempo libero non faccio niente, perché non ho tempo libero. A volte, per sbaglio, mi organizzo male con gli appuntamenti, e rimane del tempo vuoto. In questo tempo, gironzolo per casa chiedendomi come potrei occuparlo al meglio. Vorrei stendermi sul divano, penso, mi stendo sul divano e mi leggo un bel libro. Ho quell’ultimo tomo di Ken Follet sul comodino da un mese. Sì, mi metto sul divano, mi ordino una pizza, la mangio sdraiato davanti a un bel film…

Poi invece penso che potrei andare a Framura, anche solo per mezza giornata. Ci vado, mi faccio due passi lungo il mare, respiro l’aria buona. Poi invece penso che la casa che ho in affitto là è chiusa da tanti mesi, che dovrei riattaccare la corrente, aprire le imposte, far prendere aria, controllare se sono arrivate bollette, e insomma: il tempo per respirare aria buona sarebbe davvero poco. Senza contare il tempo del viaggio, l’andata, il ritorno. Non ne vale la pena.

Poi invece, poi invece… Poi invece mi dico che abbiamo comprato quel divano apposta per mangiarci sopra, ma non si può perché faccio le briciole. Mi dico che volevo una casa a Framura, ma ce l’ho solo in affitto.

C’è una canzone di De André che si chiama “Quello che non ho”, dove lui elenca una serie di cose che non ha, tipo una camicia bianca, eccetera eccetera. Io una camicia bianca ce l’ho, però non ho un divano su cui mangiare e una casa al mare dove andare a stare mezza giornata. E dire che ce le ho, queste cose, ma non ce le ho davvero.