Sei cio’ che mangi

~Chiedo anticipatamente scusa per la brutale sostituzione degli accenti con gli apostrofi, ma il layout americano della mia tastiera mi consente solo questa soluzione~

La frase del filosofo Feuerbach “L’uomo e’ cio’ che mangia” pone l’accento sull’importanza di considerare con attenzione l’alimentazione e le conseguenze che essa implica.

La condotta alimentare, laddove non intervengono forze maggiori come carestie o patologie mediche, e’ da considerarsi una scelta, influenzata da condizionamenti ambientali, organizzazione sociale, contesto storico, posizione geografica e molti altri fattori; ma in che modo puo’ una scelta quotidiana, apparentemente semplice influire su cambiamenti climatici, problemi sociali, estinzioni e morie?

Bisogna innanzitutto riconoscere un difetto nelle politiche finanziarie dei futures, ovvero gli investimenti mediante i quali le aziende regolano i mercati alimentari. Tale difetto e’ rappresentato dalla speculazione delle sopracitate aziende, posta al di sopra di equita’ e ragionevolezza della distribuzione dei cibi e delle sementi.

A sostegno di quanto riportato precedentemente le statistiche della FAO per l’anno 2015 mostrano da un lato 795 milioni di persone sofferenti la fame e 36 milioni di decessi dati, appunto dalle conseguenze della fame, mentre dal lato opposto, 29 milioni sono i decessi portati dall’eccesso di cibo/cattiva alimentazione, che conducono a malattie come: cardiopatia, diabete, malattie metaboliche e molto altro.

Tuttavia i dati riportati non sono gli unici ad essere allarmanti. “Le associazioni e le istituzioni ambientalistiche lavorano sulla base di campagne di sensibilizzazione che […] non sono seconde a quelle delle multinazionali” (Cit. Wolfgang Behringer). Campagne i cui temi sono: riscaldamento globale, moria dei boschi e buco dell’ozono. I consigli sono sempre gli stessi: spegnere le luci, chiudere l’acqua quando ci si lava i denti, spostarsi in bicicletta o con i mezzi, fare docce brevi, ma si tratta veramente di questo? ZAN ZAN ZAAAAAAAAN

Una delle principali cause della deforestazione e’ il bisogno di nuovi campi da coltivare, rappresendando il 45% delle terre non coperte di ghiaccio, il cui 30% e’ destinata alla coltivazione degli alimenti che supportano la zootecnia (dati FAO), settore che produce il 65% delle emissioni totali di monossido di diazoto (N2O, https://it.wikipedia.org/wiki/Ossido_di_diazoto), sostanza dal potenziale di riscaldamento globale 296 volte maggiore dell’anidride carbonica (CO2 https://it.wikipedia.org/wiki/Anidride_carbonica), attualmente presente al 13% circa nell’atmosfera terrestre. L’impatto ambientale non si limita pero’ alla sola atmosfera, ma si estende anche ai mari, poiche’ di fatto, gli ormoni, gli antibiotici, i fertilizzanti ed i pesticidi, oltre agli scarti degli stessi animali (si’, sto parlando di cacca), disturbano i cicli delle acque e la rigenerazione delle risorse oceaniche.

Siamo nella merda fino al collo!! immagine dal web, credits al legittimo proprietario

Questi fattori, associati alla pesca intensiva creano le cosiddette zone morte e la perdita della biodiversita’, infatti 15 ecosistemi su 24 sono irrimediabilmente compromessi, sia dai fattori precedentemente esposti, sia dagli scavi e dalle trivellazioni dati dalla ricerca di combustibili fossili.

A dimostrazione di quanto i mari stiano perdendo i propri equilibri, il 12 settembre 2014, sulle coste vastesi (Vasto, prov. Chieti), sette capodogli sono stati trovati spiaggiati (link all’articolo Ansa: http://www.ansa.it/mare/notizie/rubriche/ambienteepesca/2015/04/14/spiaggiamento-capodogli-vasto-fu-disorientamento-da-stress-_f0f51918-1030-476d-ae49-82c9ee56fb22.html). Definizione di equilibrio biologico dal dizionario Treccani: “ E. biologico, il rapporto quantitativo costante che si stabilisce in un determinato ambiente tra i rappresentanti delle varie specie animali e vegetali, legati tra loro da relazioni antagonistiche o mutualistiche, che è condizione indispensabile della loro persistenza…

Le zone marine morte sono, secondo FAO, Banca Mondiale e National Geographic Society, piu’ di 400, per un totale di 250000 km² (dati biennio 2013–2014).

Non meno importante e’ il consumo di acqua potabile. Secondo le stime della WFA (Water Footprint Assessment) il 92% dell’acqua potabile totale e’ dedicata alla zootecnia, direttamente (abbeveraggio bestiame) o indirettamente (coltivazione mangimi). Il tasso di conversione (cioe’ risorse idriche impiegate per ogni unita’ di carne ottenuta) e’ di 43.000 litri d’acqua per un chilogrammo di carne, mentre per lo stesso quantitativo di cereali se ne utilizzano 1000. Piu’ in dettaglio nei soli Stati Uniti, secondo la Water Education Foundation, una libbra (453,592 grammi) di tofu richiede 219 galloni d’acqua (1 gallone = 3,78541 litri, 219 galloni = 829,005 litri), una libbra di uova ne richiede 477 galloni (1805,64 litri) e 896 galloni di acqua per una libbra di formaggio (ossia 3391,73 litri).

Non si puo’ inoltre non considerare che queste merci sono piu’ diffuse nel primo mondo e alla portata di chi e’ “benestante” , e’ cosi’ che una cultura si trova ad “imporre il suo colore ed i suoi valori all’altro” (Cit. Luce Irigaray), piu’ in particolare, le abitudini alimentari dei paesi sviluppati impongono al terzo mondo fame, sfruttamento e poverta’, e deforestazione, perdita di biodiversita’ (marina e terrestre), riscaldamento globale ed inquinamento all’ambiente, chiudendo il mondo intero in un circolo vizioso.

Se davvero “ogni essere umano ha dei doveri nei confronti degli altri esseri umani, delle generazioni che verranno, delle altre specie viventi del pianeta” (Cit. Jaques Attali), e’ piu’ che mai opportuno un cambiamento culturale, al fine di “creare le condizioni perche’ la prossima generazione e le altre specie possano esercitare i loro diritti, […] disporre di un accesso a tutte le sue risorse”, laddove per sue s’intende del pianeta (Id.); ponendo alla sbarra “non piu’ solo l’industria, ma ogni consumatore finale” (Cit. Wolfgang Behringer). E’ quindi importante che l’uomo comprenda che l’alimentazione onnivora non e’ piu’ sostenibile, oltre che inutilmente crudele.

Non si puo’ piu’ trascurare l’impatto che la dieta onnivora ha sull’intera umanita’. E non basta cambiare le modalita’ dell’industria zootecnica, come invece asseriscono l’avvocato Allan Savorg, il professor James Mc Williams e il dottor Richard Oppenlander, ma si devono eliminare i prodotti animali ed i derivati dalla dieta.

Cosi’ facendo si potrebbe sostenere il tasso di crescita della popolazione mondiale (cresciuta di 923 milioni solo nel decennio 1980–90), poiche’ secondo gli studi della Mc Gill University, condotti assieme all’universita’ del Minnesota, con le correnti maniere di produzione si puo’ produrre cibo per 10 miliardi di persone, cifra che con gli attuali ritmi di crescita demografica si raggiungera’ entro il 2050.

Considerando quindi come vera la frase del filosofo Feuerbach “L’uomo e’ cio’ che mangia” mangiando bene, l’uomo starebbe bene con se’ stesso e con gli altri, vivrebbe in un pianeta non morente e nel rispetto generale, perche’ nelle condizioni odierne, la scelta di cio’ che si mangia e’ a tutti gli effetti un atto sociale.

Sinceramente vostra, dieHaifisch.

Like what you read? Give Sara Zven Hermanni Kruspe a round of applause.

From a quick cheer to a standing ovation, clap to show how much you enjoyed this story.