#GA06, la nuova psicosi del Partito Democratico

All’una Italiana chiuderanno i seggi nel sesto distretto della Georgia, un distretto da sempre Repubblicano ma che dalle ultime presidenziali ha cominciato a votare massicciamente democratico, pur rimanendo nelle mani del Gran Old Party.
Il Partito Democratico ha puntato moltissimo sulle special election, tentando di sfruttare la protesta anti Trump che ha contraddistinto quest’Amministrazione sia dalla notte del 8 Novembre 2016. Purtroppo per loro però, nessuno dei seggi si trovava in distretti tendenzialmente in bilico, e sebbene spesso ci sia trovati davanti ad un inaspettato testa a testa, i Repubblicani l’hanno sempre spuntata. Per il Partito Democratico quindi questa è l’ultima chiamata, l’ultimo test per verificare e controllare che Trump e il suo partito possano essere colpiti anche elettoralmente e non solo dagli scandali giudiziari.
Da una parte abbiamo Jon Ossof che al primo turno aveva incanalato pressoché tutta la potenza di fuoco dei dem ed era arrivato al 48%, ad un soffio dal 50% che gli avrebbe permesso di vincere il seggio al primo turno, dall’altro abbiamo invece Karen Handel, repubblicana e arrivata seconda con una grossa differenza di voti. Ma molti erano i repubblicani che si erano candidati sottraendole quindi voti.
La vittoria di uno o di un altro candidato possono significare tanto per qualcuno e poco per un altro, vediamo nel dettaglio.

La vittoria di Jon Ossof sarebbe il sogno per il Partito Democratico. Il cosidetto “movimento di resistenza”, l’opposizione feroce che stanno facendo contro le politiche di Trump vedrebbe finalmente il primo riconoscimento dopo la debacle di novembre.
Questo porterebbe ad una galvanizzazione del movimento e del Partito stesso che si riverserebbe anche nelle prossime sfide elettorali: a novembre ci saranno le elezioni per il Governatore della Virginia ma soprattutto nel 2018 ci saranno le midterm. Sebbene sarà impossibile ottenere il controllo del Senato — anzi, è presumibile che i Repubblicani avanzino ulteriormente qui — i democratici vogliono conquistare la maggioranza della Camera dei Rappresentanti. Questo non sarebbe altresì possibile con un Partito indebolito dalle inaspettate sconfitte del 2016 e sfiancato per le lotte intestine tra le due anime, quella sandersiana e quella moderata.
Ma un’eventuale vittoria in Georgia avrebbe il rischio di far sedere sugli allori il Partito Democratico e riportargli in una condizione di Presidential Election del 2016: “Trump è sconfitto e facciamo la peggior campagna elettorale possibile all midterm”. Sbagliato. Proprio la vittoria potrebbe paradossalmente essere lo scenario peggiore per i Democratici se non gestita in maniera corretta. Non solo perché andrebbe visto come un voto prettamente locale— qui non c’è stato Sanders che sosteneva dichiaratemente il candidato perché populista — ma perché così facendo si incanalerebbe la forza dell’attivismo politico decisamente importante in questa special election. Per tutta la serata Twitter è stato possibile leggere di persone che invitavano e mandavano a votare altre persone. E se non fosse sufficiente, è stata la campagna per la Camera più costosa della storia degli Stati Uniti.
Ma se una vittoria mal gestita potrebbe essere pericolosa, la sconfitta potrebbe essere disastrosa. Alcuni potrebbero vederlo come l’ennesimo fallimento di un Partito che non riesce più a comunicare con gli elettori fuori dalla propria zona sicura (Costa Est e Costa Ovest). Se questo scenario avvenisse, i leader dovrebbero invece osservarlo con senso critico per domandarsi se la strategia comunicativa e politica che si sta adottando a livello federale sia vincente. Al momento, su tre elezioni speciali tenute in tre stati Repubblicani, usare la questione del “Queste elezioni sono un referendum su Trump” non ha funzionato due volte su tre. Puntare tutto sulla personalizzazione e demonizzazione del Presidente quindi non sembra essere una strategia vincente, per lo meno negli stati che a Novembre hanno votato Repubblicano.

Ma per il GOP? Per loro la situazione è meno importante. La perdita o il mantenimento di un seggio non altererebbbe gli equilibri all’interno della Camera.
Una vittoria sarebbe semplicemente una boccata d’ossigeno dopo un periodo piuttosto pesante a causa del Russiagate e delle mosse e dichiarazioni di Trump sempre meno politiche e sempre più azzardate. Oltretutto si tratta comunque di un proprio distretto, anche a livello simbolico è un elemento meno impattante rispetto alla sua perdita o alla sconfitta di distretti della parte opposta. Sarebbe il segno che l’incubo delle midterm, in cui potrebbero perdere il controllo della Camera e perdere molti Governatori che andranno al voto proprio l’anno prossimo può avvenire ma può essere comunque fermato.
Una sconfitta, di conseguenza, avrebbe il medesimo peso politico: “Abbiamo perso ma da oggi facciamo i bravi”.

Aspetterò i risultati e le conseguenze. Sarà interessante notare se quest’analisi era in qualche modo realistica.