Perché io, 22enne, sono democratico

Qualche tempo fa, su Telegram, all’interno di un gruppo pubblico chiamato “Politica & Attualità”, un utente che si professava elettore del Movimento 5 Stelle mi ha domandato per quale motivo io votassi e sostenessi il Partito Democratico.

In un Paese normale la risposta sarebbe stata molto più immediata e semplice. Prendendo come metro di giudizio quello che sta avvenendo negli Stati Uniti o in Francia, avrei parlato di economia, di diritti delle donne, di diritti delle minoranze, di diritti dei lavoratori, perché in quei Paesi il modo di affrontare queste questioni è diametralmente opposto.
A differenza degli altri Paesi, in Italia le cose sono andate in maniera diversa.

Lo scontro politico fino al 2013 è stato tutto incentrato sulla figura di Silvio Berlusconi, che rappresentava il centrodestra. L’economia, i diritti, non erano mai al centro del dibattito e della discussione politica.

Bernie Sanders, Senatore indipendente del Vermont

E’ stato quindi molto complesso definire le motivazioni per cui ho dato, do e continuerò a dare il mio appoggio al Partito Democratico.
In una Francia soffocata dalla delusione per le aspettative tradite di François Hollande, Marine Le Pen riesce a radunare attorno a sé il 27% dell’elettorato che va dai 18 ai 34 anni. Una Marine Le Pen che propone l’uscita dall’Euro, dall’Unione Europea e dalla Nato, valori per cui hanno combattuto e perso i giovani aldilà della Manica, che votarono in massa per il “Remain”.
In America, i miei coetanei hanno sostenuto sì il Partito Democratico, ma non nel suo complesso, bensì nella sua corrente più liberal, quella più di sinistra che si incarnava nella figura di Bernie Sanders facendo poi molta più fatica a recarsi a votare per dare il proprio appoggio a Hillary Clinton.
In Italia, più recentemente, la proposta di riforma costituzionale approvata e sponsorizzata da gran parte del Partito Democratico, è stata appoggiata solo dal 19% degli elettori tra i 18 e i 34 anni d’età, nonostante solo due anni e mezzo prima, ai tempi delle Europee, era quasi il 36% ad esprimere una preferenza per il PD.

Per una questione di linguaggio.

Bisogna sempre partire dal considerare la politica come un servizio che alcuni cittadini offrono ad altri cittadini. Di conseguenza, il modo in cui vengono poste le questioni è fondamentale.
Per prima cosa, il Partito Democratico utilizza un linguaggio con delle connotazioni realistiche. In campagna elettorale, per quanto siano allettanti e permettono anche grosso successo, non vengono mai fatte delle promesse elettorali che si è incapaci di mantenere. Perché gli elettori sono persone e non semplici croci sul proprio simbolo elettorale e una volta arrivati al governo è legittimo che si aspettino che quelle promesse divengano realtà.
Questo non avviene negli altri partiti. Basti pensare alla promessa di fermare l’arrivo di migranti o di istituire un reddito di cittadinanza. Possono essere delle belle parole ma rimangono proposte a cui poi non seguono spiegazioni dettagliate su come si vuole affrontare la questione.
Ma quello che colpisce di più le persone, e non solo quelle maggiormente attente, è anche il tipo di linguaggio utilizzato. Perché questo, assieme alle proposte, permette di connotare l’orientamento dei vari partiti.

La nota bambola gonfiabile dedicata a Laura Boldrini, Presidente della Camera.

Il Movimento 5 Stelle è nato dalla disillusione nei confronti della classe politica e fa suo un linguaggio forte, ricolmo di rabbia che fa dell’insulto e del ridicolizzare l’avversario la sua colonna portante.
La Lega Nord tenta di utilizzare la paura del diverso, dell’extracomunitario. L’Africa si starebbe svuotando e tutti i “negri” sono in Viale Padova, a Milano.
Quando il Partito Democratico vince una campagna lo fa perché fa leva su un’istanza di cambiamento che produce una proposta politica credibile che rimane all’interno di un confine come quello dell’educazione e del rispetto. Le campagne elettorali — a parte la parabola discendente del campagna referendaria — non sono mai caratterizzate dalla paura o la rabbia.

Perché non credo alla retorica degli stipendi parlamentari.

La riduzione di questi stipendi e la cancellazione del vituperato vitalizio (che tra l’altro non esiste neanche più) sono stati spacciati come la panacea di tutti i mali dell’Italia.
Il compito dei partiti politici non è quello di fare processi su scontrini e buste paga. Se sono stati commessi degli illeciti, sarà la magistratura a valutare e giudicare. I tribunali del popolo richiamano brutte esperienze storiche che sarebbe bene non rievocare.
Questa cieca rabbia contro gli stipendi rischia anche di far dimenticare una cosa: le competenze vanno pagate in maniera equa e corretta. Perché non è vero che un cittadino qualunque può mettersi a discutere di leggi finanziarie e di tasse. Ci vogliono persone che abbiano studiato a fondo quelle questioni. Questa cosa che l’uomo comune possa scrivere un testo di riforma costituzionale — non capire, si badi bene, scrivere — è un falso mito di una fetta di popolazione che non crede nel valore dell’istruzione universitaria e della formazione politica come raccoglitore e incubatore di idee.

Perché voglio le pari opportunità.

Il PD è un progetto politico che vuole rimuovere gli ostacoli lungo le varie strade che una persona può decidere di percorrere. Non obbligando, quindi, una persona a compiere un determinato percorso solo perché le altre strade sono irte di difficoltà. Non sono parole vuote, sono fatti. La legge sullo ius soli (che è al momento in studio al Parlamento), la legge sulle Unioni Civili, il Bonus Cultura per i neo-maggiorenni (idea che ha fatto propria anche Emmanel Macron per le Presidenziali Francesi) o ancora il Dopo di Noi. Queste non sono chiacchere, sono provvedimenti che hanno effetti ed incidono pesantemente sulla vita delle persone.
Gli altri partiti hanno votato contro o si sono astenuti per tutti questi provvedimenti.

Perché credo nei valori fondanti della Repubblica.

Io voto il Partito Democratico perché si fonda sui valori della Resistenza e dell’antifascismo.

«Quelli di CasaPound vogliono sapere se sei fascista o no»
Grillo: «Questo è un problema che non mi compete. Questo è un movimento ecumenico. Se un ragazzo di CasaPound volesse entrare nel Movimento 5 Stelle, che ha i requisiti per entrarci, ci entra».

Non è una questione di requisiti. Non può essere ricondotta solo a questi termini.
Se ti riconosci nell’esperienza del Partito Fascista e del Governo che ha rappresentato e apri il tuo movimento politico a questa fetta di persone, non ti riconosci nella Resistenza, non ti riconosci nell’antifascismo e cosa più importante e più grave, non ti riconosci nel rispetto della Costituzione, nella quale i tuoi parlamentari devono lavorare e sulla quale dovranno giurare.

Io credo e difendo la Costituzione.

E difendere la Costituzione non entra in contrasto con il volerla cambiare. La riforma Boschi, ricordiamolo, era un testo che non toccava diritti e doveri dei cittadini. Modificando le competenze delle regioni e delle camere del Parlamento. L’articolo 3 della Costituzione recita:

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Garantire che le persone abbiano tutte pari dignità significa anche non offendere, ad esempio, i transessuali. Grillo, nello show disponibile su Netflix Italia, “Grillo vs Grillo”, dice:

E’ una donna con il belino. O è una donna con il belino o è un uomo che parla troppo. Che cazzo devi fare?

Quando sei leader di un partito politico non fai satira. Fai propaganda politica. E questa è propaganda che non lascia dubbi. Transfobica.
Legittima, ma che ritengo profondamente lontana da me. Perché io credo nel rispetto delle persone, qualsiasi sia l’orientamento sessuale, non potrò mai votare un Partito il cui capo ha queste uscite — così come facevo fatica a sostenere il PD quando Rosy Bindi era uno dei suoi più autorevoli dirigenti — .

Perché sono libero di dire la mia. Anche se sbagliata.

E questo non vale solo nelle Direzioni e Assemblee Nazionali. Il Partito Democratico è l’unico partito nazionale con dei circoli che si riuniscono e discutono e dove ogni persona ha il diritto di dire la propria, di esporre la propria posizione.
E nessuno viene cacciato se è contrario alla linea del Segretario o del capo politico.
Quando un deputato fa un’intervista, non deve chiedere il permesso e far pervenire un’anteprima della dichiarazione.


Insomma, di errori se ne fanno tanti, e anche questo Partito ne ha fatti. Alcune leggi andavano fatte meglio, alcune campagne andavano combattute in un altro modo, su altre questioni si doveva ascoltare maggiormente il mondo che veniva colpito.
Eppure, nonostante tutto, se l’Italia oggi è un Paese più civile, con meno diseguaglianze e più diritti lo si deve ad un Governo che ci vede protagonisti.