10 motivi per cui preferisco i compact disc

(e per cui forse mi sento impopolare)

La vecchia scrivania dell’autore, oggi meno incasinata ma sempre piena di CD

Ascolto musica da circa 30 anni. Possono sembrare tanti, lo so, ho passato gran parte della mia infanzia ad ascoltare i ciddì ed ho speso la mia adolescenza a fare altrettanto. Poi sono arrivati gli mp3 e centinaia di album praticamente gratis da assaporare in una qualità indecente. In tutti questi anni ho continuato ad acquistare e prediligere i compact disc, mi piacciono esteticamente (trovo che le cassette siano state il peggior supporto mai largamente diffuso) e credo che difficilmente saranno soppiantati soprattutto dopo aver superato un medioevo strumentale come quello di Napster e degli mp3. Qui, provo a dare 10 motivi della mia scelta.

1. Dicono che i cd abbiano una qualità superiore. È verissimo, ce l’hanno sullo stereo di casa, su quello di tuo padre da 3000 euro con amplificatore valvolare e casse in mogano da 300 watt, ce l’hanno se non son vecchi più di 10 anni e soprattutto se non li hai ascoltati così tante volte da averli rigati come un vecchio 33 giri. Io ho Money For Nothing dei Dire’s Straits che è così consumato da scattare sempre all’inizio di 4 o 5 canzoni e da trasmettere in differita i primi 2 minuti di Brothers In Arms; e ho dovuto comprare due volte The Masterplan degli Oasis per averlo praticamente distrutto con lo stereo dell’auto assieme a The Will To Live di Ben Harper. Insomma, è vero: i cd si deteriorano in fretta — agli inizi si diceva che sarebbero durati “una vita”, ma magari proprio appena li hai rovinati esce una nuova edizione dell’album che non hai più e non ti dispiace nemmeno tanto ricomprarlo per poco o con qualche bonus in più ma soprattutto sono spesso rimasterizzati e questo gioca molto per i mezzi audiofili che trovano differenze praticamente in tutte le edizioni di Dark Side Of The Moon. Io ho il capolavoro dei Pink Floyd in SuperAudioCd e non lo ascolto mai. Perché? Mi ci vuole l’impianto 5.1 (che nella mia stanza non ho) e nonostante abbia una perfetta divisione degli strumenti e dei suoni non è riproducibile in auto, sul mio pc e su tutti gli strumenti che hanno 2 canali stereo. La limpidezza del cd invece, con una qualità superiore, anche se non perfettissima, mi permette di avere ovunque una fonte audio eccellente e un libretto con foto e testi che non è della dimensione di un giornale, senza contare che lo posso portare nelle tasche senza problemi. Quindi: addio LP!

2. Arriviamo alla maneggevolezza. Dicevo prima che mi posso portare i cd praticamente ovunque in poco spazio. Ma non è tutto: posso anche crearmi una bella collezione spendendo poco (i vecchi titoli vanno tutti sui 10 euro e su internet ne trovate anche a meno), e se li tolgo dalla confezione e li metto in un raccoglitore posso contare di decine di titoli nello spazio di un libro, l’ideale per un viaggio! Il tutto rispettando l’ascolto — importante -, integro dell’intero disco e senza la necessità di dover creare playlist perdendo qualità e “forma mentis” dell’autore.

3. Parliamo di versatilità: un cd permette di essere prima di tutto copiato (non si dovrebbe fare, si sa), ma poteva anche essere riversato su cassetta e ovviamente oggi si può fare la medesima cosa su pc ottenendo una discreta qualità, immagini e testi. Recentemente ho acquistato le nuove versioni rimasterizzate di alcuni cd dei Blur ed ho trovato confezioni originali bellissime, nuovo libretto con testi e interviste, nuova sleeve in cartone e un codice per scaricarmi gli mp3 da ascoltare sul mio mac o sull’iphone. Meglio di così…

4. Un 33 giri o una cassetta avevano la necessità di essere manualmente “girate” per proseguire l’ascolto dopo il primo lato. Molti artisti hanno giocato su questa tecnica, si metteva la traccia più significativa dell’album come prima della facciata iniziale e la più ascoltabile come la prima della seconda. Col compact disc questo non serve, quindi gli artisti hanno dovuto ripensare la propria concezione di “opera” e rivedere interamente la scrittura di un album. In genere si hanno a disposizione 80 minuti di musica, in alcuni casi anche di più, questo ha permesso una maggior libertà nella lunghezza dei brani ma soprattutto è diventato possibile scrivere, ad esempio, suite senza tener conto di dover rimanere all’interno di una facciata. Nella rimasterizzazione di un album ci sono tantissime tracce inedite da inserire come bonus, e questo non può che stuzzicare l’interesse dei fans e dei curiosi.

Un’altra visuale della vecchia scrivania dell’autore

5. All’inizio della loro diffusione avevano un prezzo esorbitante, costavano il doppio di un vinile, il triplo di una cassetta e anche i loro lettori avevano costi decisamente impopolari. Poi sono arrivati i lettori portatili, i micro hi-fi, i lettori cd di serie nelle auto (anche se i cd-text non hanno mai funzionato) e i prezzi sono scesi drasticamente. Io acquistai un box set dei Doors per 150mila Lire, quasi 37mila lire a cd, ma in realtà costavano molto di più; con l’arrivo dell’euro un cd appena uscito costava anche più di 20 euro, adesso con lo streaming e Apple Music/Spotify — e prima con l’arrivo degli mp3 — si arriva a pagare musica pop per 15–16 euro a cd, mentre i titoli “vecchi” sono acquistabili per 10 euro o addirittura meno (io ho preso praticamente l’intera discografia dei T-Rex pagando circa 6–7 euro a titolo)

6. Esistono i negozi di dischi! Al di là dei grandi megastore o dei centri commerciali, dove si trovano titoli popolari a prezzi ribassati, ci sono i buoni vecchi negozianti che sanno come consigliarti, guidarti o semplicemente aiutarti nell’acquisto della tua musica preferita. Devo dire che la mia età non mi fa ricordare i banchi pieni di vinili, sono cresciuto con le cassette e i cd e nonostante oggi gli LP siano tornati di moda ho sempre intrattenuto interminabili conversazioni con i “bottegai della musica” che mi hanno sempre incuriosito con i loro scaffali pieni di titoli. Ricordo perfettamente quando, invece dei giocattoli, spendevo le prime paghette o le buste per i compleanni interamente in cd. Ho attraversato la dolorosa scomparsa di alcuni luoghi storici come Power Station a La Spezia dove acquistai la mia copia del primo disco degli Ocean Colour Scene, ho nel cuore un negozio storico come Alberti Dischi a Firenze, mi ricordo del luogo dove pagai con trasporto un poster dei Led Zeppelin a Lucca, e adesso non potrei fare a meno di Music Mille a Parma dove da anni mi rifornisco di musica. Si, il mio più grande sogno sarebbe quello di diventare uno “spacciatore” di dischi e di avere un negozio tutto mio, chissà…

7. Ci hanno provato, ma non ci sono riusciti! Dcc, minidisc, chiavette, schedine, tutti supporti più pratici, ugualmente digitali, ma nessuno di loro è riuscito a soppiantare il cd. Questione di forma? Forse, il cd è più grande di tutte le sue alternative (fallite) materiali, ma ha gli stessi contorni di un disco in vinile, è sottile e dal design accattivante, luccica ed è facile da far brillare su un tavolo (se ne avete voglia). Molti ingenui credevano che potesse persino contrastare gli autovelox e lo appendevano sulle auto al posto degli arbre magique, alcuni camionisti hanno personalizzato la propria cabina con cd rendendola una sala da ballo stilosissima e a poco prezzo. E la cosa bella è che voi potete fare altrettanto nella vostra auto, o nella vostra stanza…se proprio volete!

8. Da quando hanno iniziato ad essere diffusi, e soprattutto per contrastare l’ascesa degli mp3 pirata, le case discografiche si sono scatenate con la pubblicazione di cofanetti e di edizioni deluxe a prezzi praticamente stracciati. Ce ne sono tantissimi e sono il sogno dei collezionisti. Io alle fiere del disco ho preso edizioni limitate di pubblicazioni degli Who, dei Joy Division e di tantissimi altri. Alcune edizioni sono bellissime ma costose, come quella intera dei Blur, la nuova di Achtung Baby degli U2 (si arriva a 400 euro) oppure si trovano le ristampe dei vecchi dischi degli Stones o dei Pink Floyd a 10 euro in digipak. Ad una fiera ho trovato le edizioni degli album dei Rem in versione cd+SAcd a meno di 20 euro l’uno, insomma: mica male!

9. Per chi come me ha attraversato gli anni ’90 acquistando dischi, i cd significano ricordi. Per la generazione precedente forse erano i vinili, ma per tutti quelli che da più di quasi trent’anni ascoltano supporti digitali non ci sono storie. Quale estate avete passato ascoltando Definitely Maybe? E dove eravate mentre Automatic for the People usciva in tutto il mondo? Io ricordo incontri, stagioni, facce, vacanze a suon di dischi. Per un concerto di Ben Harper mi sono portato — vanamente -, nella tasca dei jeans il libretto di un suo album da autografare, e mentre ero ospite di Mtv ho potuto farmi firmare le copertine del terzo disco di Richard Ashcroft, una per me e una per un’amica di Roma. Per ogni disco c’è un ricordo, capita per tanti e pure per me che ho iniziato a raccontarli su questo blog nella rubrica “Un ritorno a casa“.

10. Oggi si parla di musica liquida. Ascoltare il nuovo album di un’artista senza toccarlo con le mani, vi sembra lo stesso? Il primo disco di Father John Misty contiene al suo interno uno splendido libretto a fisarmonica con i testi, le foto e la corrispondenza tra l’autore e i propri fan, il best degli HIM ha un poster da attaccare (se desiderate) e così anche le edizioni di American di Johnny Cash, tutte cose che mp3 o flac non vi danno. Se vi piace acquistare cd su internet (ad esempio Amazon) potete contare che assieme alla copia in compact riceverete anche una in digitale da ascoltare prima dell’arrivo del corriere. La materialità del cd offre numerose possibilità per chi lo deve sviluppare nel formato, nei colori e nei contenuti. Se vi interessa solo l’ascolto potete sempre “ripparlo” in mp3 e farne ciò che volete, inviarlo agli amici oppure semplicemente farne una copia da ascoltare in macchina per non rovinare quella originale. Il lato delizioso della musica in streaming? Poter fare playlist lunghissime o trovare subito un album che vi manca, ascoltarlo su tutti i supporti che avete praticamente con un clic. Ma volete mettere regalare un cd per un compleanno o una festa a chi volete bene? Tutta un’altra storia.

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