Usare l’arte per studiare meglio la medicina

È l’esperimento di Yale, Harvard ed altre decine di università: la bellezza aiuta a capire meglio l’uomo

Rembrandt, Lezione di anatomia del dottor Tulp, 1632

D iverse università occidentali stanno iniziando ad utilizzare l’arte per insegnare medicina. Una delle prime classi, a tale proposito, è stata avviata dal dottor Irwin Braverman, insegnante di dermatologia a Yale.
Braverman ha notato che i medici non erano abituati a descrivere in modo completo e preciso ciò che vedevano ed arrivavano a delle conclusioni in modo precipitoso e ricorrevano troppo spesso alla tecnologia per fare delle diagnosi. L’idea è stata quella di chiedere agli studenti di descrivere qualcosa di non strettamente medico, come l’arte, che avrebbe potuto aiutarli a raccogliere e trasmettere informazioni soprattutto visive. Ebbe un’intuizione corretta perché gli studenti del suo corso impararono a raccogliere dettagli importanti nei loro pazienti nel 10% dei casi in più, un risultato del tutto inaspettato.

La scoperta di Braverman è stata notata da altri docenti, tra cui dottor Joel Katz ad Harvard, direttore del dipartimento di medicina interna, che ha creato un corso di nove settimane, nel 2003, intitolato “training the eye”, utile a migliorare “l’arte” della diagnosi fisica per gli studenti di medicina al primo e al secondo anno. Come funziona? Gli studenti si incontrano ogni settimana con curatori nei musei di tutto il mondo per studiare concetti che vanno dalla simmetria e dalla struttura alla forma e al movimento, quindi applicano tali intuizioni durante l’esame dei pazienti in classe.

Durante una lezione, gli studenti del dottor Katz hanno studiato una scultura di calcare che sembra diversa quando viene vista angoli differenti. Hanno esaminato le fasi respiratorie di pazienti con malattie pneumologiche ed hanno cercato di capire se il problema fosse riscontrabile nei muscoli, nella colonna vertebrale, nei polmoni o altrove.

John Singer Sargent, El Jaleo, 1882

In un’altra lezione i medici hanno esaminato “El Jaleo” di John Singer Sargent, una pittura che ritrae un ballerino in movimento. Tale studio è risultato utile per esaminare con occhio più critico i pazienti con problemi di deambulazione e di equilibrio, postura e passo. È risultato che gli studenti che hanno seguito il corso hanno eseguito il 38% di diagnosi azzeccate in più rispetto a chi non lo aveva studiato.

“Molto presto nella formazione clinica, gli studenti smettono di fidarsi delle loro capacità di esami empirici e visivi — ha detto il professor Katz -, si avvalgono di laboratori e radiologia per effettuare diagnosi, il nostro scopo è quello di insegnare loro come fidarsi della propria visione, di guardare attentamente prima di dare dei giudizi”.

Dopo gli studi di Yale e Harvard, sono decine, adesso, le scuole di medicina che hanno introdotto programmi di storia dell’arte in cui vengono sviluppate capacità di osservazione. Anche condizioni apparentemente semplici come attacchi cardiaci, svenimenti, polmoniti si presentano spesso in modi insoliti e possono portare ad errori di diagnosi. Studiare l’arte aiuta gli studenti a pensare più approfonditamente vagliando diverse possibilità prima di giungere ad un’interpretazione finale.

“L’ambiguità è spesso riscontrabile nell’arte come nella medicina — conferma il dottor Katz -, in entrambi i casi non bisogna restringere prematuramente le possibilità ma allargare il più possibile il proprio pensiero”. L’arte d’altronde può anche aiutare i medici a capire come si stanno sentendo i pazienti e cosa stanno attraversando, scrutare le espressioni emotive dei volti è infatti molto importante.

Pablo Picasso, Scienza e carità, 1897

“Nel volto umano ci sono molte situazioni ambigue — afferma Ivana Viani, studentessa di medicina ad Harvard, che ha partecipato al corso “Come allenare i nostri occhi” — ci sono tante espressioni che spesso non consideriamo perché appena accennate”. Mettere la malattia di un paziente in un contesto più ampio esaminando non soltanto “il personaggio principale”, ma anche la scena, può essere un’altro insegnamento importante che deriva dall’arte.

“In classe facciamo esercizi in cui non ci viene permesso di vedere il centro di un dipinto — dice ancora la studentessa Viani -, esaminando le opere vicino ai loro bordi sembra incredibile la presenza di così tanti dettagli! Adesso quando entra nello studio un paziente guardo con attenzione. Sbuca un pacchetto di sigarette dalla borsa? Ha biglietti di auguri? Ha dei fiori? È una persona sola?”.

Ecco spiegato, brevemente, un possibile e importante uso dell’arte nella medicina. Vanno bene i fasci protonici e l’immunoterapia ma anche un dipinto o una scultura possono aiutare i medici a mettere tutto in pausa e focalizzarsi sul paziente. 
Se la medicina e la tecnologia sono utili a prolungare la vita, la bellezza e la conoscenza rendono la vita degna di essere vissuta.


Tratto da un articolo originariamente apparso sul NY Times.

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