Come ho spiegato a mia madre che sto lanciando una ICO

Per chi come me prova a fare impresa nel mondo tech non è difficile immaginare quanto a volte sia complesso riuscire a far comprendere ai non addetti lavori in cosa, concretamente , si traduce il nostro lavoro di tutti i giorni.

A diciotto anni (oggi ne ho trenta) ho sviluppato il mio primo sito web e all’epoca nemmeno il mio professore riusciva a comprendere fino in fondo l’utilità di ciò che avevo realizzato.

Negli anni mi sono preoccupato sempre meno di ciò che gli altri pensavano o capivano del mio lavoro. Durante le cene di Natale, a nonni e zii che domandavano che mestiere facessi, mi bastava utilizzare un evergreen: “lavoro con i computer”. Ciò bastava a farli sentire tranquilli e regalare a me qualche pacca sulla spalla.

Oggi però ci troviamo in un momento storico davvero significativo, i cui cambiamenti sono diventati talmente rapidi e totalizzanti, da far trovare spiazzati — e in alcuni casi impreparati — anche gli addetti ai lavori più in gamba. Coloro i quali di tech e digital ci vivono, ma che nonostante ciò non sono riusciti a farsi trovare pronti di fronte all’ondata di innovazione che ci ha travolto in modo apparentemente improvviso.

Io stesso mi sono trovato, e per certi versi mi trovo tuttora, dalla parte di chi cerca di non farsi sommergere da questa onda d’urto di innovatività, provando da un lato a “cavalcarla” (per usare un gergo da surfista) e dall’altro a capirla (perché sottovalutarne la portata sarebbe forse l’errore più grave).

Ho così immaginato un utopico ma non del tutto improbabile dialogo con mia madre, le cui attenzioni si concentrano improvvisamente su ciò che da alcuni mesi a questa parte occupa la quasi totalità delle mie giornate.

« Su quale mirabolante startup che non fattura (certi luoghi comuni sono più diffusi di quanto si possa immaginare) stai lavorando questa volta ? » chiede mia madre. 
« Non è una startup stavolta mamma, sto per lanciare una ICO (A-I-SI-O) » rispondo io.

« Una che? »

« Una ICO mamma, una Initial Coin Offering »

« È un altro modo per dire che stai facendo qualcosa di rivoluzionario ma che io non capirò mai? » controbatte prontamente lei. « No mamma, anche se effettivamente è la cosa più rivoluzionaria alla quale ho lavorato finora. » affermo con un pizzico di orgoglio e un luccichio negli occhi.

« Ok, allora coraggio, spiegami, ma stavolta fallo come se dovessi spiegarlo ad un bambino, o semplicemente come se dovessi spiegarlo a tua madre! » sorride, soddisfatta della propria autoironia.

D « Va bene, ci provo, tu fermami ogni volta che dico qualcosa che non capisci. »
M « Ok, vai! »
D « Come sai CharityStars è una piattaforma di aste online che mette in vendita oggetti o esperienze con celebrities e l’80% di ciò che raccogliamo, proveniente dalla vendita di queste aste, viene devoluto in beneficenza a sostegno di oltre 400 associazioni non-profit in tutto il mondo.»
M « Certo, CharityStars la conosco bene, è quella società che hai fondato insieme a Francesco e Manuela, giusto? Una volta ti ho anche chiesto di fare un’offerta per quei biglietti del concerto dei Pooh, ricordi?»
D « Si ricordo bene mamma, ma lasciami continuare per favore. »
M « Si scusa, vai pure. »
D « Con CharityStars abbiamo deciso di lanciare sul mercato la nostra cryptovaluta. Una cryptovaluta è sostanzialmente una moneta virtuale, che non ha quindi nessun corrispettivo fisico in natura e non è tangibile come lo può essere una banconota da 50 €, ma è un prodotto digitale che può avere una valorizzazione economica e permetterti dunque di acquistare dei beni o servizi qualora ne fossi in possesso. »
M « Scusami, come fate voi ad emettere una “moneta virtuale”? Non siete mica una banca o un’istituzione…»
D « No non lo siamo, ma l’emissione di una cryptovaluta è un’operazione libera, che chiunque può fare utilizzando una tecnologia chiamata blockchain. Una blockchain è come un gigantesco libro mastro, sul quale viene tenuta traccia di tutte le transazioni di denaro relative alle cryptovalute di tutto il mondo. » 
M « Ah, quindi ce ne sono già altre in giro?»
D « Si, esatto. Ce ne sono diverse e le più famose si chiamano BitCoin ed Ethereum, ma non posso soffermarmi troppo su questo, ti racconterò un’altra volta magari. »
M « Ok, ok, vai avanti, inizio a capirci qualcosa! »
D « Bene. Grazie dunque alla tecnologia blockchain e agli Smart Contracts, dei “contratti intelligenti” che vengono sviluppati in codice da parte dei Programmatori. »
M « Cioè dai tuoi ragazzi di Pane&Design?»
D « Si esatto, proprio da loro… non interrompermi però, è la parte più delicata. »
M « Ok scusami. »
D « Grazie agli Smart Contracts e alla blockchain siamo in grado di programmare l’emissione di un token, una sorta di lingottino d’oro, ma virtuale: cioè non tangibile, non fisico, che non puoi toccare ma puoi acquistare e tenere su un wallet virtuale, cioè un portafoglio digitale. »
M « Ci sono, vai avanti. Ho avuto uno sbandamento quando hai parlato di “token” ma mi sono ripresa. »
D « L’emissione di questa moneta virtuale da parte di CharityStars, significa la creazione di una nuova forma di pagamento per tutte le donazioni di beneficenza nel mondo. Il nostro sogno è che tutte le Associazioni non-profit sul pianeta accettino di ricevere donazioni in AidCoin (il nome della nostra moneta) e che le persone preferiscano acquistare AidCoin per poi donarli in beneficenza, anziché scegliere strumenti antiquati e poco trasparenti come l’SMS solidale, la telefonata, il 5x1000, etc…Grazie alla blockchain, infatti, sarà possibile avere una tracciabilità totale sul percorso che farà la donazione, dal donatore alla onlus e come quest’ultima ha impiegato i fondi. »

Grazie alla blockchain, infatti, sarà possibile avere una tracciabilità totale sul percorso che farà la donazione, dal donatore alla onlus e come quest’ultima ha impiegato i fondi.

M « Ma se la onlus deve acquistare acqua e cibo come fa a spendere la vostra moneta virtuale? »
D « Ottima domanda, allora stai capendo sul serio. Il passaggio finale sarà quello di diffondere il nostro sistema di pagamento AidPay (immaginalo come una sorta di POS dove passi la carta di credito) affinchè la onlus potrà acquistare direttamente i prodotti o i servizi che le servono, pagando in AidCoin o convertendoli in Fiat
M « Fiat? Cosa centrano le macchine adesso?! Non dirmi che ci sono di mezzo gli Agnelli, ti prego! » 
D « Ma no mamma, nel linguaggio economico Fiat è un riferimento alla moneta cartacea riconosciuta, cioè quella che viene usata tutti i giorni per acquistare beni o servizi. Insomma i soldi che hai nel portafoglio adesso…»
M « Chiamali euro allora, perdindirindina! Ci provi gusto ad usare tutti questi tecnicismi con tua madre, eh? »
D « Dai, lasciami continuare, il concetto è importante. Come stavo dicendo, in questo modo ogni acquisto verrà tracciato e tutti finalmente sapranno come sono stati investiti i fondi. Una vera rivoluzione su scala globale. Immagina quante persone si sentiranno motivate a donare di più rispetto a quanto non facciano adesso! »
M « Bello, veramente bello, complimenti. Davvero una grande idea, bravi! »
D « Grazie. Ovviamente come sai (forse), CharityStars è comunque un’azienda profit, il cui scopo è molto nobile ma che deve anche tenere conto di un conto economico e quindi rendersi sostenibile, altrimenti la macchina non gira e non avremo modo di cambiare il mondo. »
M « Cosa intendi dire? »
D « Intendo dire che fare una ICO è allo stesso tempo un’opportunità di raccogliere capitali da parte di investitori esterni (anche tu potresti farne parte) in modalità crowdfunding, cioè senza cedere nessuna quota della società ma riuscendo a convincere le persone in tutto il mondo che il tuo progetto è valido e che merita di essere finanziato. »

“Fare una ICO è allo stesso tempo un’opportunità di raccogliere capitali da parte di investitori esterni in modalità crowdfunding, cioè senza cedere nessuna quota della società ma riuscendo a convincere le persone in tutto il mondo che il tuo progetto è valido e che merita di essere finanziato”

M « Questo passaggio è un po’ più difficile. Come fate a raccogliere questi capitali? »
D « A chiunque voglia credere e investire sul progetto, daremo in cambio uno o più token (in base a quanto investe) cioè le nostre monete virtuali AidCoin. Le persone potranno acquistarle pagandole in Ethereum (un’altra moneta virtuale che oggi ha il valore di 280 €) e una volta ricevute potranno utilizzarle sia all’interno della piattaforma di CharityStars sia in futuro -ciò che ci auguriamo - per poter effettuare donazioni verso tutte le associazioni non-profit del mondo. »
M « Quindi tu mi stai dicendo che voi venderete una moneta virtuale in cambio di soldi reali? »
D « Esattamente, anche se detta così sembra di vendere banconote del Monopoli in cambio di biglietti da 500 euro! :-) Però il concetto è un po’ questo, ma ti posso assicurare che i pilastri sui quali si fonda sono molto molto più forti e che la tecnologia a supporto di questo prodotto è incredibile. Inoltre, ti prego di considerare che ChariyStars è una società che quest’anno raggiungerà i 5 milioni di euro di vendite online, di cui l’80% andrà a finanziare progetti benefici in tutto il mondo. L’introduzione di una moneta virtuale basata sulla Blockchain può portare una rivoluzione incredibile nel mondo della beneficenza e ripulire il settore di tante criticità e situazioni discutibili e poco “pulite”. »

“L’introduzione di una moneta virtuale basata sulla Blockchain può portare una rivoluzione incredibile nel mondo della beneficenza e ripulire il settore di tante criticità e situazioni discutibili e poco pulite”

M « Si questo l’ho capito ed è molto nobile. Ma come riuscirete a convincere le persone ad aderire al vostro progetto? »
D « Da mesi lavoriamo duramente al lancio della ICO e da mesi faccio esattamente quello che ho appena fatto con te. Racconto a chiunque mi capita davanti la portata del nostro progetto e il sogno che vogliamo realizzare. »
M « E sta funzionando? »
D « Tu parteciperesti alla nostra ICO? »
M « Non lo so, non mi hai ancora convinto del tutto... »
D « Un vincitore è semplicemente un sognatore che non si è mai arreso, diceva Mandela »
M « Tu e le tue citazioni! Eh va bene, ne parlerò con tuo padre. Possiamo usare anche i punti della Coop per comprare le vostre monete? »
D « Mamma….»