Incontri Tematici sulla Narrazione di Genere con 5 classi dell’IIS Gobetti Marchesini-Casale-Arduino di Torino

«Non è questione di genere.
È questione di esperienza,
potere e visione.»
Per Angela Ahrendts, ex dirigente di Apple, non c’è dubbio: per noi nemmeno, ma la faccenda è molto più articolata di quanto uno slogan fortunato possa lasciar intendere. Per questo siamo felici che quasi cento studenti dell’Istituto Superiore Casale di Torino abbiano raccolto la sfida della comprensione con vivace curiosità fino a togliersi qualche dubbio e, soprattutto, aumentare esponenzialmente il loro grado di consapevolezza mappando con noi un percorso accidentato: quello del racconto mediatico (e non) delle differenze di genere, quello della computazione della pluralità identitaria.

Grazie al…


Tra gennaio e maggio 2019, durante il nostro laboratorio No(R)Ma Anche No, Giuli Muscatelli, Valentina Manganaro e io abbiamo chiesto a 5 classi dell’IIS Casale di Torino (I A, I B, I C, I E, I F) di inviare una cartolina a qualcuno. Qualcuno di molto speciale…

Come faresti cambiare idea a una persona adulta che è convinta che un genere sia meno capace di svolgere un determinato lavoro rispetto a un altro?

Cara persona adulta dalla mente chiusa che crede nella differenza professionale tra i generi (diciamo Valeria, a caso; o Gianfranco M., 56 anni, operaio; o Valsusa123, o…


Tra gennaio e maggio 2019, durante il nostro laboratorio No(R)Ma Anche No, Giuli Muscatelli, Valentina Manganaro e io abbiamo chiesto a 5 classi dell’IIS Casale di Torino (I A, I B, I C, I E, I F) di applicare le quattro aree di quesito della mappa dell’empatia (cos’è? Date un’occhiata qui!) a due adolescenti tipo: LEI e LUI, manco a dirlo. Quel che segue è il precipitato dei loro lavori, un condensato impietoso e ironico — rigorosamente non filtrato — di ciò che significa essere… in primo superiore, oggi:

  • Cosa pensa? Cosa prova? Cosa teme? Cosa conta veramente per lei/lui?


Il contrasto di 92 studenti tra i 17 e i 19 anni alla violenza di genere

(via.)

“Non credete alle favole! Erano vere”: con questa citazione, attribuita a Stanisław Jerzy Lec, sciogliamo spesso il nostro debito nei confronti della narrazione. Storie dell’orrore ne leggiamo tante, tremebondi, da sempre: molte hanno a che fare con vicoli bui e manifestazioni di forza incontrollata; lasciamo che ci intrattengano per esorcizzare il terrore. Per scongiurarne di nuove. O perché l’orrore non si ripeta sul piano della realtà.

Eppure alcune di queste storie spaventose squarciano il velo e diventano vere; tra quelle in cui il demone è interno, il mostro è noto e familiare, pulsano dolorose le storie di violenza di genere


La risposta della V A AT a.a. 2018–19:

(via.)

«Se usiamo la fantasia, sarebbe bellissimo costruire una macchina del tempo per tornare indietro e diffondere nella Storia il concetto della parità di genere: tutti meritano lo stesso rispetto. Siamo tutti uguali: siamo esseri umani, e se non infastidiamo il prossimo dobbiamo avere gli stessi diritti di vivere la nostra vita in pace. Sarebbe bello anche avere tanto potere da proibire per legge i giudizi della gente sul modo altrui di essere, vivere, vestirsi… Oppure trasformarci in angeli nascosti nella coscienza delle persone per ostacolare le loro scelte cattive e sbagliate. Ma se invece ragioniamo in modo realistico dobbiamo iniziare…


La risposta della V C ENO a.a. 2018–19:

(via.)

«Attenzione: se qualcuno ci impedisce di essere liberi usando degli stereotipi è prima di tutto ignorante, limitato e chiuso. Potremmo essere tentati di lasciar perdere già in partenza. Ma dialogare con calma porta sempre i risultati migliori. Arrabbiarsi non serve a nulla, men che meno in un caso simile. Quindi bisogna parlare in modo pacato ma allo stesso tempo diretto e fare esempi concreti, semplici e comprensibili per dimostrare a lui o lei che si sbaglia. Ci possono essere delle impressioni legate a un certo mestiere che tradizionalmente si associa a un certo genere, ma la Storia ha dimostrato che…


La risposta della III A TT a.a. 2018–19:

(via.)

«È una domanda alla quale è difficilissimo dare una risposta netta per il sì o per il no. Proviamo a spiegarci. Noi non siamo mai stati testimoni in modo inequivocabile del fatto contrario. Per di più, alcuni di noi sono qui da poco. È vero però che a scuola si incontrano ancora persone che si dicono con decisione maschilisti o femministi. Varia da persona a persona e da classe a classe, ma a volte certi atteggiamenti si accettano solo se provengono da un certo genere: se capita il contrario si ricevono sguardi straniti. …


La risposta della V A TT a.a.2018–19:

(via.)

«Sembra proprio un ideale giusto e perseguibile. Sarebbe una cosa positiva, una cosa difficile da ottenere ma magnifica. Potremmo vivere in un mondo migliore, pieno di rispetto, uguaglianza e giustizia, privo di discriminazioni e squilibri di potere; in un certo senso sarebbe un mondo più vero. Assoceremmo uguali aggettivi a entrambi i generi e tutti guadagnerebbero le stesse cifre. Potrebbero truccarsi anche i maschi a prescindere dall’orientamento sessuale, e le ragazze sarebbero libere di vestirsi come vogliono, fare i soldati senza biasimo, affrontare il mondo in casa, per strada, sul lavoro senza stereotipi né pregiudizi, dubbi o paure, con tutta…


La risposta della classe V B TT a.a. 2018–19:

«Parità di genere significa comportarsi allo stesso modo sia che si abbia a che fare con degli uomini che con delle donne, in qualsiasi contesto ci si trovi. Significa che sia le donne che gli uomini hanno gli stessi diritti, poteri e doveri, e che nessuno dei due va sottovalutato all’interno della società e nel loro rapporto. Significa che devono essere considerati uguali, sulla stessa lunghezza d’onda, senza pregiudizi né situazioni in cui un genere prevarica l’altro con offese, abusi, ostilità, violenza, sofferenza… Manca ancora un po’ alla parità vera, alla possibilità di fare le stesse cose con lo stesso…


Chiacchierata semiseria con l’autrice Mari Accardi

[Questo pezzo è uscito il 4/6/18 su minima&moralia.]

Chiediloalcane.

Se Lena Dunham fosse palermitana, genuinamente simpatica e autrice della propria fortuna (senza famiglia artistoide né background brooklyniano, insomma)… Anzi: se Hannah Horvath, il suo personaggio in Girls, esistesse davvero; se Hannah fosse sicula di nascita ma giramondo d’elezione, meno egoriferita e altrettanto quirky, si chiamerebbe Mari. Mari Accardi. Il confine tra autore e personaggio, si sa, è labilissimo.

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